Jesus di Babilonia Teatri al Camploy | disMappa per Verona accessibile
20150311 Jesus Babilonia Teatri Verona 152 Teatro Camploy

Jesus di Babilonia Teatri al Camploy


Teatro Camploy di Verona
Rassegna L’Altro Teatro
Mercoledì 11 marzo 2015, ore 20.45

Con l’attesissimo Jesus proposto da Babilonia Teatri si conclude, mercoledì 11 marzo alle 20.45 al Teatro Camploy, la rassegna L’altro teatro organizzata dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven (Circuito Teatrale Regionale). La manifestazione si avvale del sostegno della Regione del Veneto e del MIBAC, Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Lo spettacolo –  a firma di Valeria Raimondi, Enrico Castellani e Vincenzo Todesco – vede in scena la coppia Raimondi-Castellani.

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«Jesus – spiegano gli autori-interpreti – racconta l’ipocrisia, la violenza, il basso materialismo della società contemporanea utilizzando la parodia e l’invettiva. Jesus esprime un intimo anelito di spiritualità, sia essa religiosa o laica. Jesus è provocazione e tenerezza, è sacralità e dissacrazione, è critica sociale e riflessione intima. Jesus – proseguono – è un punto di domanda, spesso sopito, assente, respinto o ignorato. Capita che torni a bussare e ci si pari davanti, improvviso, e sbarri la strada, la ostacoli e la blocchi, senza remore né pietà.

Jesus è stato un uomo, poi è diventato una religione, due, tre, quattro… È diventato un credo, un simbolo, una speranza, una ragione, un esempio, una guida, un rifugio, un bersaglio».

Lo spettacolo mette così a fuoco chi è oggi Jesus, cosa rappresenta e chi lo rappresenta, chi ne ha bisogno e chi lo usa. Nell’inconfondibile stile “versi in sincrono” di Babilonia, Jesus è il “nome del fidanzato di Madonna, un paio di jeans, una miniserie televisiva”. Inoltre Jesus “gioca nell’Inter, tifa per suor Cristina, è il miglior amico del grande Lebowsky, ed è l’uomo più famoso del mondo”. Jesus lo conoscono infatti tutti: “perché Jesus è di tutti, tutti per Jesus, Jesus per tutti”.

«Con Jesus – ha scritto Stefano Casi – Babilonia Teatri abbandona, forse solo per un attimo, il percorso intrapreso con Pinocchioe Lolitaper recuperare i segni degli spettacoli precedenti. Per la prima volta Enrico e Valeria sono in scena “in quanto” Enrico e Valeria: parlano in prima persona perché esprimono sé stessi. E raccontano sé stessi. In apparente dialogo con Gesù. Jesus non racconta di Gesù e neppure della sua ricerca, bensì del desiderio di una religione a misura d’uomo, quasi a misura di bambino: “Paradiso subito!” chiede Valeria (nuova declinazione domestica del mitico Paradise now?), mentre Enrico nello struggente monologo finale invoca una dimensione intima di una religione tutta interiore.

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CAMPLOY. Alle 20,45 a conclusione della rassegna L’Altro teatro

Jesus: Babilonia Teatri
e l’icona pop di Gesù

Simone Azzoni

Spettacolo sulle incrostazioni che trasformano la fede in feticcio, i simboli e la spiritualità in kitsch

mercoledì 11 marzo 2015 SPETTACOLI, pagina 47

Non poteva che essere dedicato a Gesù l’ultima fatica dei Babilonia, il teatro di ricerca veronese da esportazione. Emma Dante l’ha scelto per il 67° Ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico (ma lo spettacolo l’abbiamo visto a Vie di Modena) e questa sera alle 20,45 andrà in scena al Camploy a chiusura della rassegna L’Altro teatro dedicata alla prosa.
Perché l’icona di Gesù quando attraversa il Novecento può diventare pop. Lo è stato nell’arte del post Andy Warhol con Kippenberger, Bansky o Serrano, solo per citarne alcuni. Ma anche il cinema ha giocato tra blasfemia e dissacrazione, si pensi ai crocefissi multicolor di Almodovar e Maresco. La moda poi, con i jeans Carrera (un fondoschiena femminile fasciato nei jeans e la scritta «Chi mi ama mi segua»), ha rotto definitivamente le cornici tra sacro e profano.
Icona pop dunque, della stessa materia da cui prendono a piene mani Valeria Raimondi ed Enrico Castellani che anche questa volta firmano testo e regia (assieme a Vincenzo Todisco).
Per i Babilonia, Gesù è una storia, una storia conosciuta, materiale narrativo, come lo è stato Pinocchio e l’ultimo spettacolo dedicato a Lolita. Doveva per forza toccare a Gesù perché i fatti del Vangelo sono memoria collettiva da saccheggiare, usare. «Della sua storia sappiamo tutto», ha detto Valeria Raimondi, «Conosciamo il protagonista, i coprotagonisti, gli antagonisti, le comparse, conosciamo le vicende, come si sono susseguite, chi ha vinto, chi ha perso, chi ha detto cosa e cosa ha detto chi». E allora perché non farne una questione cruciale? Tanto per chi crede, quanto per chi non crede, evidentemente.
La materia non è semplice, ma nemmeno la pedofilia di Lolita lo era. A partire dal titolo, quel Jesus che è già un brand, un logo, forse un marchio, certo più dello zeffirelliano Gesù o del rigoroso «Cristo». Un logo attorno al quale si è costruito un marketing e sicuramente una retorica.
Lì vanno a parare i Babilonia, sulle solite incrostazioni ipocrite che trasformano la fede in feticcio, i simboli in esperienza, la spiritualità in kitsch, se riusciranno a non essere loro stessi retorici, magari sulla scia del pauperismo di Bergoglio e della necessità di una Chiesa più semplice.
La forma teatrale dei Babilonia è sociale, polemica, critica. Jesus può mettere il dito nella piaga di chi consuma il «pack» di Gesù. Come sempre con lo stile dell’elenco scabro, della litania, austera, in una scena ancor più essenziale perché la parola risuoni nel megafono della sua necessità.

Babilonia Teatri in scena con Jesus

jesus è il nome del fidanzato di madonna
jesus è un paio di jeans
jesus è una miniserie televisiva
jesus gioca nell’inter
jesus tifa per suor cristina
jesus è il miglior amico del grande lebowsky
jesus è l’uomo più famoso del mondo
jesus lo conoscono tutti
jesus è di tutti
tutti per jesus
jesus per tutti
(….) 
Babilonia Teatri

Loro sono così. Prendere o lasciare, come ciò che rassicura perché ritrovato. Una superficie di retorica, luoghi comuni declamati, incalzanti elencazioni di stereotipi. E sotto una pasta sempre più morbida di dubbi esistenziali, domande senza risposte e sottile ironia che rende il “teatro di ricerca” sopportabile. A volte la crosta si crepa e la tenerezza emerge, in prima persona.

È successo con Jesus, ultimo lavoro di Babilonia Teatri a chiudere il cartellone dell’Altro Teatro al Camploy. Chi chiede a Valeria Raimondi ed Enrico Castellani di andare avanti (e oltre quel riconoscibile linguaggio Pop) dovrà cercare il nuovo negli effetti che gli eventi hanno prodotto nel duo. La maternità, la maturità stilistica, ad esempio. La prima ha smussato alcune punte aggressive aumentando però il tasso di soggettività e quindi di gratuità di alcune affermazioni e il rischio populista. La seconda ha trasformato in immagini compiute alcune intuizioni nate come esperimenti.

Ora s’intuisce con più convinzione che il lavoro passa sempre dall’emozione e preferisce l’approccio emotivo a quello analitico. L’emozione di santini fatti svolazzare nella platea gremita, il nome al neon di Jesus e quell’agnello appeso che tanto ci ricorda l’immagine pittorica dell’Agnus Dei di Zurbaran (citata anche sulla copertina di Cainodi Saramago). La conoscenza del “problema Gesù” non è richiesta, Valeria Raimondi ci mette la faccia e i suoi dubbi, così, senza pretese filosofiche, né tanto meno teologiche.

Il problema è piuttosto il linguaggio e il suo abuso. Ci dice, come già fece Pasolini, che preferisce “le chiese di pietra” e un “paradiso per tutti”, citando l’operazione Living Theatre con quel profetico Paradise now. La crosta invece è pop: primo perché cita se stessa. La musica ad alto volume, la declamazione a microfono ci riporta agli spettacoli precedentiPinocchio Lolita, l’agnello appeso pure. Là erano teste di animali, crocefissi (una ossessione?), qui il simbolo di Dio sopra trenta chili di patate. Poi è pop perché, come diceva Andy Warhol per la serie crash, quando si è nauseati dall’onnipresenza dell’immagine basta diffonderla ulteriormente. E ancora è pop nella scelta del ritmo e dello stile con cui render assordante le anafore, i chiasmi e il ritornello “Jesus” che scivola dalla moda alla musica, dalla pelle di un tatuaggio all’immagine di quel bambino e del presepe che tanto ci ricordano Natale in casa Cupiello.

In questa babilonia di suggestioni visive e comandamenti martellanti, pieghe di tenerezza allentano la morsa della retorica. Pensiamo alle domande del piccolo Ettore che chiede e ci chiede del mistero della morte, e a una madre che non sa cosa rispondere. Quelle domande all’insù, autobiografiche, in una ideale via crucis a tappe di conoscenza, valgono più dei personal jesus, danno verità al gioco creativo di intrecciare l’agnello di Dio con quello che voracemente viene consumato nelle pasque borghesi.

Simone Azzoni

fonte http://www.darsmagazine.it/babilonia-teatri-scena-con-jesus/#.VRJ1MfmG_D9


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Biglietti disabile+accompagnatore

La rassegna ha sottoscritto il manifesto dei teatri accessibili e ha aderito all’iniziativa Teatri 10 e lode promossa dall’Associazione disMappa: compatibilmente al numero dei posti riservati, disabile e accompagnatore potranno assistere a ogni spettacolo al prezzo speciale di 10 euro.

Babilonia Teatri su dismappa

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Teatro Camploy di Verona

Via Cantarane, 32 – Entrata accessibile da Vicolo Madonnina
37121 Verona
Telefono: 045 800 9549

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