20160311 Il deserto dei tartari Buzzati Valerio teatro Verona dismappa 780 Teatro Nuovo

Paolo Valerio porta in scena Il deserto dei tartari + Giornate Buzzatiane


Teatro Nuovo di Verona
Rassegna Il Grande Teatro
15-20 marzo 2016
Giornate Buzzatiane al Piccolo Teatro di Giulietta
16-19 marzo 2016
Entrata libera

Il deserto dei tartari

Di: Dino Buzzati
Adattamento teatrale e regia: Paolo Valerio
Movimenti di scena: Monica Codena
Scene: Antonio Panzuto
Video: Raffaella Rivi
Costumi: Chiara Defant
Musiche originali: Antonio Di Pofi
Luci: Enrico Berardi
con (in ordine alfabetico): Alessandro Dinuzzi, Simone Faloppa, Emanuele Fortunati, Aldo Gentileschi (fisarmonica), Marina La Placa (theremin), Marco Morellini, Roberto Petruzzelli, Stefano Scandaletti, Paolo Valerio

NOTE DI REGIA

20160311 Il deserto dei tartari Buzzati Valerio teatro Verona dismappa 1029
In passato ho già avuto modo di realizzare altri spettacoli tratti da testi di Buzzati, tra i quali “Sette Piani” e “Poema a Fumetti”, oltre alla fiaba “La meravigliosa invasione degli orsi in Sicilia” ed alcuni racconti, ed ora è arrivato il momento di portare in scena in suo capolavoro. Il mondo di Buzzati è affascinante e misterioso e ne “Il deserto dei Tartari”, il romanzo che segnò la sua vera consacrazione tra i grandi scrittori del Novecento italiano, sono presenti tutte le sue tematiche principali, oltre al suo immaginario onirico di paesaggi e personaggi.

Lo scrittore bellunese in un’intervista affermò che lo spunto per il romanzo, il cui tema portante è quello della fuga del tempo, era nato “dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l’idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita.
È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell’esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva”.

In questo tempo immobile eppure ritmato dalla concreta vita militare, la mia scelta è stata quella di non avere un unico protagonista: tutti gli attori saranno Drogo, seguendo non solo l’invecchiamento del protagonista, ma seguendo le emozioni che il passare tempo si modificano in Drogo come in ognuno di noi: dalla partenza fiduciosa all’attesa, alle delusioni, al sorriso del finale totalmente poetico.
Tutti gli attori aspetteranno ed affronteranno i loro Tartari, e così anche tutti gli spettatori saranno Drogo.

Accanto a Drogo e ai vari personaggi, avrà un ruolo importante anche la parte più letteraria del romanzo con l’intenzione di portarne in scena i momenti più descrittivi e poetici, attraverso le parole meravigliose di questo testo, e le immagini del pittore Dino Buzzati.

“Il deserto è un libro da leggere due volte: la prima per non capire nulla fino all’epilogo e lasciarsi sorprendere (l’effetto che Buzzati ricercava), la seconda per ricucire le trame e riconoscere a ritrovo le tante premonizioni. La vicenda è circolare e alla fine tutto torna.” (Cit. Lucia Bellaspiga)

Vorrei che questo spettacolo fosse una terza lettura possibile dell’infinito Dino Buzzati.

Paolo Valerio

Il protagonista è Giovanni Drogo, un giovane e speranzoso tenente mandato in servizio presso un non meglio identificato distaccamento militare ai confini del mondo, la “Fortezza Bastiani”, relegata in cima ad un’impervia montagna e che da subito appare come sospesa tra sogno e veglia.
La Fortezza, un tempo scenario di grandi battaglie, è ora un avamposto abbandonato e pressoché dimenticato, ma che vincola a sé tutti i militari del battaglione per il senso di perenne attesa di un nemico che ci si aspetta giunga dalla frontiera e che rappresenta il sogno di una gloria da conquistare e di un destino su cui riporre la propria fiducia.
Quando Drogo giunge alla Fortezza, è convinto di trascorrere in quel luogo desolato solo qualche mese, per poi tornare alla vita normale.
Dopo poco però, la pacata e monotona vita della Fortezza Bastiani, la disciplina militare, gli orari dell’esistenza comunitaria e la convinzione o illusione che di lì a poco il nemico arriverà, fanno presa su Giovanni Drogo che, senza rendersene conto, trascorre in quel luogo remoto tutti gli anni della sua esistenza.
Per Drogo, così come per i commilitoni, la speranza di veder comparire un nemico all’orizzonte si trasforma a poco a poco quasi in un’ossessione metafisica, in cui si fondono il desiderio di eroismo e la necessità dell’uomo di dare un senso alla propria esistenza.
Mentre trascorrono i decenni, e mentre si seguono le vite degli altri soldati della Fortezza, Drogo rimane fatalmente incatenato a questa condizione tra speranza e disillusione; quando, per una breve licenza, potrà rientrare nel mondo reale, percepirà tutto il senso di irreparabile distacco rispetto agli amici di un tempo e alla fidanzata.
L’arrivo del nemico, si rivela infine un momento simbolicamente unico: quando finalmente i Tartari, a lungo attesi, avanzano verso la Fortezza, Drogo, precocemente invecchiato, ammalato, viene frettolosamente congedato e trascorre la sua ultima notte in un’anonima locanda, sulla via del ritorno.
Il momento della morte diventa però per il protagonista una vera rivelazione: dopo un’esistenza spesa e sfumata nell’attesa di un evento che dia un senso alla propria vita, Drogo capisce, guardando la sua piccola porzione di stelle, che la vera vittoria è la sua.

Galleria fotografica

Da martedì 15 marzo alle 20.45 al Nuovo in prima nazionale, l’attesissimo Deserto dei Tartari tratto dal celeberrimo romanzo di Dino Buzzati del 1940.  Lo spettacolo, a firma di Paolo Valerio che cura l’adattamento teatrale e la regia, si avvale di proiezioni tratte da quadri di Dino Buzzati ed è prodotto dal Teatro Stabile del Veneto. Ne sono interpreti Alessandro Dinuzzi, Simone Faloppa, Emanuele Fortunati, Aldo Gentileschi (fisarmonica), Marina La Placa (theremin), Marco Morellini, Roberto Petruzzelli, Stefano Scandaletti e lo stesso Valerio.

“Posso chiamare Il deserto dei Tartari il libro della mia vita” diceva Dino Buzzati. Quel deserto dalle valenze metafisiche entusiasmò anche Italo Calvino che nel 1980, nel quarantesimo della pubblicazione del romanzo, parlò di “un Deserto che anche lui aveva attraversato”. Per l’occasione Calvino elogiò l’atemporalità buzzatiana, una “atemporalità che è il traguardo dei classici”, elogiò  i francesi che per primi si erano accorti di Buzzati e i giovani che sul finire degli anni Trenta non si perdevano un elzeviro di Buzzati sul Corriere.

Il testo di Buzzati affronta l’ineluttabile tema dellafuga del tempo, una sensazione comune che tocca amaramente gli uomini. Lo scrittore bellunese in un’intervista affermò che lo spunto per il romanzo era natodalla monotona routine redazionale notturna a cui era costretto a quei tempi. Molto spesso aveva l’idea che quel trantran dovesse andare avanti senza termine e che gli avrebbe consumato inutilmente la vita. «È un sentimento comune – sottolineava – alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell’esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva».

«In passato – dice il regista Paolo Valerio – ho già avuto modo di realizzare altri spettacoli tratti da testi di Buzzati, tra i quali Sette piani, Poema a fumetti e La meravigliosa invasione degli orsi in Sicilia. E ora è arrivato il momento di portare in scena in suo capolavoro. Il mondo di Buzzati è affascinante e misterioso e nel Deserto dei Tartari, il romanzo che segnò la sua consacrazione tra i grandi scrittori del Novecento italiano, sono presenti tutte le sue tematiche principali. In questo tempo immobile eppure ritmato dalla concreta vita militare, la mia scelta è stata quella di non avere un unico protagonista: tutti gli attori saranno Drogo, seguendo non solo l’invecchiamento del protagonista, ma seguendo le emozioni che col passare tempo si modificano in Drogo come in ognuno di noi: dalla partenza fiduciosa all’attesa, alle delusioni, al sorriso del finale. Tutti gli attori aspetteranno e affronteranno i loro Tartari, e così anche tutti gli spettatori saranno Drogo. Avrà un ruolo importante anche la parte più letteraria del romanzo con l’intenzione di portarne in scena i momenti più descrittivi e poetici, attraverso le parole meravigliose di questo testo, e le immagini del pittore Dino Buzzati. Lucia Bellaspiga – prosegue Valerio – sostiene che “Il deserto è un libro da leggere due volte: la prima per non capire nulla fino all’epilogo e lasciarsi sorprendere (l’effetto che Buzzati ricercava), la seconda per ricucire le trame e riconoscere a ritroso le tante premonizioni. La vicenda è circolare e alla fine tutto torna”. Vorrei – conclude Valerio – che questo spettacolo fosse una terza lettura possibile dell’infinito Dino Buzzati».

Dopo la “prima” di martedì, repliche tutte le sere alle ore 20.45 fino a sabato. L’ultima replica, domenica 20 marzo, è alle ore 16.00.

 

Logo Manifesto dei Teatri accessibili Associazione disMappa
Biglietti disabile+accompagnatore a 10 euro
Il Teatro Nuovo è firmatario del Manifesto dei Teatri accessibili e aderisce alla promozione Teatri 10 e lode

 In occasione di questa “prima” nazionale avranno luogo, dal 16 al 19 marzo alle ore 17 nel Piccolo Teatro di Giulietta, le Giornate buzzatiane curate dal Teatro Stabile del Veneto in collaborazione con Maria Teresa Ferrari, autrice e critica d’arte, tra le massime esperte dell’opera pittorica di Buzzati.  Quattro gli appuntamenti, a ingresso libero, con studiosi e amanti dell'opera buzzatiana che a lui hanno dedicato studi, articoli, saggi, eventi, spettacoli e mostre. Per l’occasione, nel Piccolo Teatro di Giulietta saranno esposte serigrafie gentilmente prestate da Cortina Arte, storica galleria milanese che ebbe con Buzzati un lungo sodalizio artistico.  Mercoledì 16, incontro con Lorenzo Viganò (giornalista del Corriere della Sera) che ha curato una nuova edizione del Bestiario di Dino Buzzati. Tema dell’incontro gli animali, alcuni reali e altri  fantastici, che fanno parte del mondo narrativo di Buzzati.  Giovedì 17, questa volta al Teatro Nuovo, la compagnia incontrerà il pubblico. Oltre al regista Paolo Valerio e agli attori, sarà presente Lucia Bellaspiga, inviata di Avvenire e autrice del libro Il deserto dei Tartari, un romanzo a lieto fine (Ed. Ancora), una rilettura che capovolge il finale da sempre considerato drammatico e tetro.  Venerdì 18, incontro dedicato al Poema a fumetti di Dino Buzzati con Paolo Valerio, con Maria Teresa Ferrari e con  Sabrina Reale che eseguirà al pianoforte musiche originali di Antonio Di Pofi.  Sabato 19, omaggio finale a Dino Buzzati. Interverranno Marzio Breda, giornalista del Corriere della Sera, il gallerista Stefano Cortina, Maria Teresa Ferrari e Paolo Valerio. Saranno proiettati anche dei video che riprendono Buzzati e sua moglie Almerina, la “sposa bambina” conosciuta nell'estate del 1960 e venuta a mancare lo scorso 22 novembre.

In occasione di questa “prima” nazionale avranno luogo, dal 16 al 19 marzo alle ore 17 nel Piccolo Teatro di Giulietta, le Giornate buzzatiane curate dal Teatro Stabile del Veneto in collaborazione con Maria Teresa Ferrari, autrice e critica d’arte, tra le massime esperte dell’opera pittorica di Buzzati.

Quattro gli appuntamenti, a ingresso libero, con studiosi e amanti dell’opera buzzatiana che a lui hanno dedicato studi, articoli, saggi, eventi, spettacoli e mostre. Per l’occasione, nel Piccolo Teatro di Giulietta saranno esposte serigrafie gentilmente prestate da Cortina Arte, storica galleria milanese che ebbe con Buzzati un lungo sodalizio artistico.

Mercoledì 16, incontro con Lorenzo Viganò (giornalista del Corriere della Sera) che ha curato una nuova edizione del Bestiario di Dino Buzzati. Tema dell’incontro gli animali, alcuni reali e altri  fantastici, che fanno parte del mondo narrativo di Buzzati.

Giovedì 17, questa volta al Teatro Nuovo, la compagnia incontrerà il pubblico. Oltre al regista Paolo Valerio e agli attori, sarà presente Lucia Bellaspiga, inviata di Avvenire e autrice del libro Il deserto dei Tartari, un romanzo a lieto fine (Ed. Ancora), una rilettura che capovolge il finale da sempre considerato drammatico e tetro.

Venerdì 18, incontro dedicato al Poema a fumetti di Dino Buzzati con Paolo Valerio, con Maria Teresa Ferrari e con  Sabrina Reale che eseguirà al pianoforte musiche originali di Antonio Di Pofi.

Sabato 19, omaggio finale a Dino Buzzati. Interverranno Marzio Breda, giornalista del Corriere della Sera, il gallerista Stefano Cortina, Maria Teresa Ferrari e Paolo Valerio. Saranno proiettati anche dei video che riprendono Buzzati e sua moglie Almerina, la “sposa bambina” conosciuta nell’estate del 1960 e venuta a mancare lo scorso 22 novembre.

 

GRANDE TEATRO. Ha debuttato in prima nazionale al Nuovo. Repliche fino a domenica, oggi alle 17 incontro con gli attori

Un «Deserto» emozionante
fa riscoprire il mondo di Buzzati

Daniela Bruna Adami

La regia di Paolo Valerio restituisce la poesia e la profondità filosofica del romanzo dandogli una lettura positiva. Un cast formidabile si alterna nel ruolo del protagonista

giovedì 17 marzo 2016 SPETTACOLI, pagina 59

Quando parte l’applauso finale, si percepisce l’emozione. Dopo un’ora e quaranta senza interruzioni, risucchiati nel mondo del tenente Giovanni Drogo, nella Fortezza Bastiani in cui vivere sogni e realtà, in cui vivere la vita. È Il deserto dei Tartari di Buzzati, andato in scena in prima nazionale al Nuovo nell’adattamento e regia di Paolo Valerio per il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.Protagonista è il romanzo, le pagine raccontate o recitate, senza enfasi e anzi evidenziandone la preziosità filosofica resa con parole semplici da capire, uno dei pregi dello scrivere di Buzzati. Pare proprio di essere lì a leggerlo, mentre si fantastica su come potrebbe essere davvero quella fortezza che guarda verso il deserto. La vita di Drogo è il senso stesso della vita, di come si invecchia e di come cambia – invecchiando – la nostra percezione del tempo che passa, lento e infinito quando si è giovani e ci si sente invulnerabili, e fin troppo veloce quando si sa di non averne più molto a disposizione. Drogo spende il suo tempo in una fortezza militare al confine, dove da troppi anni non succede niente e non c’è nessun nemico da combattere. Una vita cadenzata dai riti della caserma, staccata dal resto del mondo, in una affollata solitudine. Ma lui decide di restare, in attesa della guerra. «Restano tutti qui fino a crepare, è una specie di malattia» gli spiega il dottore.C’è chi è lì da vent’anni come il capitano Ortiz, colui che lo accoglie all’arrivo; o addirittura da trent’anni come il colonnello. C’è chi se ne va presto di sua volontà o meno, chi vuole morire lì «da eroe» come il tenente Angustina. «Tocca sempre quel che si merita», sentenzia Ortiz, «ma tutti ci ostiniamo a sperare». E la speranza è il filo conduttore dello spettacolo. C’è una tensione ascendente, positiva, che sostiene la storia, sottolineata anche dalla musica, splendida, di Antonio Di Pofi. Perché il regista, sposando le tesi di Lucia Bellaspiga (autrice di Il deserto dei Tartari, un romanzo a lieto fine), non dà una lettura tragica, anzi prende una strada completamente diversa dalle trasposizioni precedenti, in particolare dal film di Zurlini del 1976. Il Drogo di Paolo Valerio non è uno sconfitto. Ha dei sogni e spende la sua vita per cercare di realizzarli, non importa se ci riesce o come. Senza sogni né obiettivi, non è vita. Drogo muore proprio quando finalmente arrivano i Tartari tanto attesi e lui è stato allontanato dalla fortezza perché malato, ma muore con il sorriso (come è scritto nel romanzo), convinto di avere vinto la sua personale battaglia. Una lettura suggestiva, toccante, che restituisce tutta la poesia di Buzzati, ancora più toccante per chi ha letto il libro e ha già provato quelle emozioni, ma anche per chi Buzzati non lo conosce, perché la messinscena colpisce le corde profonde, parla di tutti noi, del destino umano, del senso che diamo alle nostre scelte.E infatti molto interessante è un Drogo interpretato da tutti gli attori, seguendo l’invecchiamento del personaggio, e l’ultimo Drogo è lo stesso attore che all’inizio era Ortiz, quasi una sovrapposizione dei destini. La scenografia essenziale ed evocativa della fortezza (di Antonio Panzuto) è al tempo stesso funzionale al ritmo del racconto, che prende velocità contestualmente alla consapevolezza di Drogo della fuga del tempo. Il regista, anche attore, può contare su un cast di livello, con attori anche musicisti, Aldo Gentileschi alla fisarmonica e pianoforte, Monica La Placa allo struggente theremin. E Alessandro Dinuzzi, Simone Faloppa, Emanuele Fortunati, Marco Morellini (Ortiz), Stefano Scandaletti, e Roberto Petruzzelli nei panni del narratore, colui che ci fa entrare con la sua voce tra le pagine buzzatiane rendendo superflue le scritte proiettate, che anzi distolgono dalla coralità dell’azione, vista anche la potenza delle immagini, gli splendidi disegni dello scrittore bellunese che in certi momenti addirittura prendono vita. Da vedere. Le repliche continuano fino a domenica. Oggi alle 17 l’incontro con gli attori, presente anche Lucia Bellaspiga.

IL GRANDE TEATRO. Stasera in prima nazionale, tratto dal romanzo dello scrittore bellunese. Repliche fino a domenica

Il Deserto dei Tartari di Buzzati
In scena la solitudine di Drogo

Paolo Valerio ha curato adattamento e regia: «Nell’immobilità della vita militare, il tenente modifica la sua percezione del tempo e così cambia via via anche l’attore che lo interpreta»

martedì 15 marzo 2016 SPETTACOLI, pagina 51

Il Grande Teatro 2015-16 propone, stasera alle 20,45 al Nuovo in prima nazionale, l’attesissimo Deserto dei Tartari tratto dal celeberrimo romanzo di Dino Buzzati del 1940.  Lo spettacolo, a firma di Paolo Valerio che cura l’adattamento teatrale e la regia, si avvale di proiezioni tratte da quadri di Dino Buzzati ed è prodotto dal Teatro Stabile del Veneto. Ne sono interpreti Alessandro Dinuzzi, Simone Faloppa, Emanuele Fortunati , Aldo Gentileschi (fisarmonica), Marina La Placa (theremin), Marco Morellini, Roberto Petruzzelli, Stefano Scandaletti e lo stesso Valerio.«Posso chiamare Il deserto dei Tartari il libro della mia vita» diceva Dino Buzzati. Quel deserto dalle valenze metafisiche entusiasmò anche Italo Calvino che nel 1980, nel quarantesimo della pubblicazione del romanzo, parlò di «un Deserto che anche lui aveva attraversato». Per l’occasione Calvino elogiò l’atemporalità buzzatiana, una “atemporalità che è il traguardo dei classici”, elogiò i francesi che per primi si erano accorti di Buzzati e i giovani che sul finire degli anni Trenta non si perdevano un elzeviro di Buzzati sul Corriere. Il testo di Buzzati affronta l’ineluttabile tema della fuga del tempo, una sensazione comune che tocca amaramente gli uomini. Lo scrittore bellunese in un’intervista affermò che lo spunto per il romanzo era nato dalla monotona routine redazionale notturna a cui era costretto a quei tempi. Molto spesso aveva l’idea che quel trantran dovesse andare avanti senza termine e che gli avrebbe consumato inutilmente la vita.«In passato» dice il regista Paolo Valerio, «ho già avuto modo di realizzare altri spettacoli tratti da testi di Buzzati, tra i quali Sette piani, Poema a fumetti e La meravigliosa invasione degli orsi in Sicilia. E ora è arrivato il momento di portare in scena in suo capolavoro. Il mondo di Buzzati è affascinante e misterioso e nel Deserto dei Tartari, il romanzo che segnò la sua consacrazione tra i grandi scrittori del Novecento italiano, sono presenti tutte le sue tematiche principali. In questo tempo immobile eppure ritmato dalla concreta vita militare, la mia scelta è stata quella di non avere un unico protagonista: tutti gli attori saranno Drogo, seguendo non solo l’invecchiamento del protagonista, ma seguendo le emozioni che col passare tempo si modificano in Drogo come in ognuno di noi. Tutti gli attori aspetteranno e affronteranno i loro Tartari, e così anche tutti gli spettatori saranno Drogo». Avrà un ruolo importante anche la parte più letteraria del romanzo con l’intenzione di portarne in scena i momenti più descrittivi e poetici.Lucia Bellaspiga – prosegue Valerio – sostiene che «il Deserto è un libro da leggere due volte: la prima per non capire nulla fino all’epilogo e lasciarsi sorprendere (l’effetto che Buzzati ricercava), la seconda per ricucire le trame e riconoscere a ritroso le tante premonizioni. Vorrei che questo spettacolo fosse una terza lettura possibile dell’infinito Dino Buzzati».Lo spettacolo replica fino a sabato alle 20,45 e domenica alle 16.

GRANDE TEATRO. Il regista veronese parla del suo nuovo spettacolo in prima assoluta dal 15 marzo al Nuovo

Paolo Valerio: «Nel mio Deserto tanti Drogo che vivono di sogni»

Daniela Bruna Adami

Il romanzo di Buzzati in forma teatrale. «Ho sottolineato la diversa percezione del tempo che si ha con l’avanzare dell’età»

sabato 12 marzo 2016 SPETTACOLI, pagina 59

Debutta in prima assoluta martedì 15 marzo al Nuovo per il Grande Teatro, produzione dello Stabile del Veneto / Teatro Nazionale, Il deserto dei Tartari, con la regia di Paolo Valerio, che ha curato anche l’adattamento del romanzo di Dino Buzzati. Valerio ha puntato sull’emozione che il testo suscita alla lettura, per trarne un racconto poetico ma anche forte, evocativo, aiutato dalla musica originale di Antonio di Pofi e dai disegni dello stesso Buzzati, che proiettati quasi prendono vita.Non è una prima volta per Valerio, l’affrontare lo scrittore bellunese: ha già messo in scena Sette piani, la fiaba La meravigliosa invasione degli orsi in Sicilia e Poema a fumetti (quest’ultimo verrà ripresentato venerdì 18 marzo nel foyer del Nuovo, all’interno delle Giornate Buzzatiane, organizzate appositamente per l’evento teatrale): «Era arrivato il momento di affrontare il suo capolavoro, il Deserto dei Tartari» spiega Valerio, «nel quale sono contenute tutte le sue tematiche principali, oltre al suo immaginario onirico».Con che spirito ha affrontato dunque questo capolavoro?Pensando che i personaggi sono tutti malati di infinito, alcuni lo sono da molto tempo, altri come Drogo vorrebbero fuggire subito da quella Fortezza in cui non succede niente, luogo del tempo immobile, invece lui resta. Tutti loro hanno dei sogni e tutti vivono l’attesa.Ha scelto di mettere in scena tanti Drogo.Sì, ho scelto di non avere un unico protagonista, tutti gli attori saranno Drogo, seguendo l’invecchiamento del personaggio e anche le diverse emozioni che prova nelle diverse età. Vorrei insomma che fosse evidente la sensazione di accelerazione del tempo che ognuno di noi prova invecchiando. Da adolescenti il tempo sembra infinito e lento, quando si compiono le prime scelte di vita, ci si accorge che il tempo ha una fine e sembra scorrere più veloce man mano che l’età avanza. Lo spettacolo è, come il romanzo, il racconto della vita.Nello spettacolo ci sono solo parole di Buzzati. Come ha fatto a scegliere tra le molte splendide pagine?È stato straziante. Difficilissimo. Fino all’ultimo ho aggiunto e tolto. C’è un narratore, che è il filo conduttore dello spettacolo, per le parti descrittive utili a capire la storia e il senso; poi ho scelto le parti che mostrano un Drogo simile a noi: dalla partenza come tenente di prima nomina presso la Fortezza Bastiani, all’attesa della guerra, alle delusioni, fino all’epilogo.Che non è tragico, pur essendo la morte del protagonista.Infatti Drogo sorride, come dice Buzzati. E la parola sorriso è una delle più ricorrenti nel romanzo. Drogo muore proprio quando arriva la battaglia, ma è sereno perché ha avuto una vita piena di sogni e l’ha vissuta cercando di realizzarli. La mia sfida è proprio raccontare il Deserto non come una sconfitta, ma in senso positivo. Anche la musica lo sottolinea.La suonano gli stessi attori, come mai?Per avere un’azione corale. Questo è uno spettacolo corale. E ho trovato un cast splendido, con Aldo Gentileschi che suona la fisarmonica e il pianoforte, Marina La Placa che suona le percussioni e il theremin, lo strumento che canta.Quando ha letto questo romanzo la prima volta?A scuola. Mi aveva molto affascinato ma allora non lo capii. A 15-20 anni non lo si può capire, lo si capisce quando il tempo comincia a sfuggirci. Rileggendolo da adulto ho colto il senso di Buzzati, che spero di riuscire a trasmettere al pubblico e far sì che tutti amino, come me, questo romanzo».Porterete in tournée lo spettacolo?Contiamo di farlo nella prossima stagione, da ottobre-novembre per almeno tre mesi. Oltre alle sedi dello Stabile, Venezia e Padova, andremo a Trieste, Milano, Genova, Torino, e altre date stanno già arrivando.

GRANDE TEATRO. Dal 15 al 19 marzo al Nuovo in prima assoluta lo spettacolo dal romanzo del giornalista bellunese

«Il deserto dei tartari» di Buzzati
rivive sulla scena con Valerio

Daniela Bruna Adami

Prodotto dallo Stabile del Veneto Il regista: «È la parabola della vita In Drogo c’è ognuno di noi. Vorrei far arrivare le emozioni del libro»

sabato 05 marzo 2016 SPETTACOLI, pagina 59

Il suo amore per Dino Buzzati viene da lontano, fin dal progetto di letture itineranti, in luoghi inusuali e poco conosciuti, del 1994, realizzato con Maria Teresa Ferrari. E così il regista Paolo Valerio, dopo aver creato due spettacoli da testi buzzatiani, Sette Piani e Poema a fumetti, ora affronta il capolavoro dello scrittore e giornalista bellunese, Il deserto dei Tartari.Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, andrà in scena dal 15 al 19 marzo al Nuovo nel cartellone del Grande Teatro, in prima assoluta. È infatti la prima volta che il romanzo è portato in scena nella sua interezza e con un adattamento teatrale.«Sarà uno “spettacolo letterario” in cui non c’è un solo protagonista» spiega Valerio, che oltre alla regia firma anche l’adattamento, «ma ognuno degli attori lo diventa, perché la vita del tenente Drogo, il personaggio principale del libro, è la vita stessa, che lui – anche nell’apparente immobilità della fortezza – vive pienamente, in quanto ricca di sogni, di obiettivi, non importa se li raggiungerà o meno. È per questo che Drogo sarà interpretato via via da diversi attori, seguendo l’invecchiamento del protagonista e anche le emozioni che con il passare del tempo si modificano in Drogo come in ognuno di noi». Sarà anche uno spettacolo musicale e pittorico, spiega ancora Valerio, «due grandi passioni di Buzzati, che non mancava di dire che la pittura era il suo vero mestiere. In scena ci saranno alcuni attori musicisti e immagini dai quadri di Buzzati».E alla presentazione ufficiale del progetto, gli attori Aldo Gentileschi al pianoforte e Marina La Placa al theremin, hanno eseguito un brano dalle musiche originali di Antonio Di Pofi, tra lo stupore di tutti per le strane melodie dello strumento elettronico che si suona senza toccarlo ma interferendo con le onde sonore che produce.Lo spettacolo, che si avvale delle scenografie di Antonio Panzuto, i video di Raffaella Rivi, i movimenti di scena di Monica Codena, i costumi di Chiara Defant e le luci di Enrico Berardi, è dedicato ad Almerina Buzzati, moglie e musa dello scrittore, che ha seguito la genesi di questo progetto e purtroppo è scomparsa lo scorso novembre.«È la prima volta che al Grande Teatro viene presentato uno spettacolo al suo debutto assoluto» ha sottolineato il direttore artistico Gianpaolo Savorelli, «e anche questo rientra nell’obiettivo di rinnovamento del cartellone». E ha approfittato per dare le cifre record di questa edizione, che si avvia ai 30mila spettatori, con Rubini il più visto (con 4.644 presenze), seguito da Zingaretti con 4.430 e terzo Accorsi.Il deserto deiTartari venne pubblicato nel 1940 e consacrò Buzzati tra i grandi scrittori del Novecento. Racconta di un giovane tenente, Giovanni Drogo, che prende servizio alla Fortezza Bastiani rivolta verso un deserto dal quale i nemici non arrivano mai. Dopo una vita scandita dei ritmi immutabili della Fortezza, la guerra arriverà veramente, «Drogo sarà vecchio e morirà lontano dalla Fortezza, ma affronterà la morte convinto di aver vissuto pienamente i suoi sogni» spiega Valerio. La studiosa Lucia Bellaspiga ha detto che il Deserto è un romanzo da leggere due volte, la prima per non capirlo fino all’epilogo, la seconda per ricucire le trame e riconoscere a ritroso le tante premonizioni. Vorrei che questo spettacolo fosse una terza lettura possibile dell’infinito Buzzati».

Dal Bestiario ai fumetti con incontri, testimoni
fotografie e video

sabato 05 marzo 2016 SPETTACOLI, pagina 59

Accanto allo spettacolo di Paolo Valerio, si svolgono dal 16 al 25 marzo le «Giornate Buzzatiane» a cura di Maria Teresa Ferrari, critica d’arte ed esperta di Buzzati cui ha dedicato in passato mostre e pubblicazioni: una serie di eventi che delineano il lato pittorico di Buzzati, meno conosciuto ma altrettanto interessante di quello letterario.Si parte mercoledì 16 (alle 17) al Piccolo Teatro di Giulietta (foyer del Nuovo) con Il Bestiario di Dino Buzzati. Cani, gatti e altri animali, con Lorenzo Viganò giornalista del Corriere della Sera (il giornale dove Buzzati lavorava), letture e immagini.Giovedì 17 (alle 17) al Teatro Nuovo incontro con gli attori e con Lucia Bellaspiga autrice di Il deserto dei Tartari, un romanzo a lieto fine.Venerdì 18 (alle 17) nel Piccolo Teatro di Giulietta Paolo Valerio ripropone il Poema a fumetti, con musiche originali di Antonio di Pofi eseguite al pianoforte da Sabrina Reale, e intervento di Maria Teresa Ferrari.Sabato 19 (alle 17) al Piccolo Teatro di Giulietta, Buzzati e il “meraviglioso mestiere” con Marzio Breda giornalista del Corriere della Sera, il gallerista Stefano Cortina, Maria Teresa Ferrari e Paolo Valerio, con proiezioni, letture, testimonianze, e video a cura di Riccardo Ricci.Dal 14 al 25 marzo allo spazio Unicredit Art Gallery di via Garibaldi 1, Riccardo Ricci presenta la mostra fotografica Valli mai viste… un’altra Venezia, sui paesaggi e i luoghi di Buzzati. Inoltre il 19 marzo alle 18 alla libreria Pagina 12, la Ferrari parlerà del suo «incontro» con Buzzati per il ciclo del Circolo deiLettori.

Ultimi 10 post Teatro Nuovo di Verona