Teatro Nuovo

4 attrici per Due partite


Teatro Nuovo di Verona
Rassegna Divertiamoci a Teatro
10-11-12-13 gennaio 2017, ore 21.00
Incontro con le attrici (ingresso libero) 11 gennaio, ore 18.00

Due partite

di Cristina Comencini
con Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Giulia Bevilacqua
regia Paola Rota

Straordinario successo, teatrale prima e cinematografico dopo, questo emozionante testo di Cristina Comencini torna in palcosce¬nico a 10 anni di distanza con un nuovo grande cast al femminile, che mette insieme alcune tra le protagoniste di numerosi film e fiction di successo. L’Italia degli anni ‘60 e quella di oggi, 4 attrici che diventano 8 donne, nell’eterno scontro generazionale tra madri e figlie. Questi gli ingredienti di una commedia che alterna momenti di comicità ad attimi di autentica commozione.

 Galleria fotografica Due partite

Applausi per le attrici alla prima

La rassegna ha sottoscritto il manifesto dei teatri accessibili e ha aderito all’iniziativa Teatri 10 e lode promossa dall’Associazione disMappa: compatibilmente al numero dei posti riservati, disabile e accompagnatore potranno assistere a ogni spettacolo al prezzo speciale di 10 euro.

INFORMAZIONI tel. 0458006100 e www.ilgrandeteatro.comune.verona.it
e www.teatrostabileveneto.it
Vendita biglietti al Teatro Nuovo, tel. 0458006100.
Servizio biglietteria anche presso BOX OFFICE, via Pallone 16, tel. 0458011154.

DIVERTIAMOCI A TEATRO. In cartellone al Nuovo da domani sera

Mogli e madri dilemma borghese in «Due partite»

Simone Azzoni

La pièce della Comencini parla del ruolo della donna per definire l’identità femminile dal Boom ad oggi

lunedì 09 gennaio 2017 SPETTACOLI, pagina 52

Quattro madri nel primo atto, ambientato negli anni ’60. Quattro figlie nel secondo, trent’anni dopo.Quattro donne che vivono una sostanziale condizione di insoddisfazione e di infelicità nel loro presente, e per questo si proiettano prima nel passato e poi nel futuro. «Due partite», in scena nel cartellone di Divertiamoci a Teatro da domani (alle 21) al 13 gennaio segnò una decina di anni fa l’esordio drammaturgico di Cristina Comencini. Lo spettacolo teatrale ebbe un cast eccezionale: in scena c’erano Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi e Valeria Milillo. Ne fu tratto anche un film diretto da Enzo Monteleone nel 2009. Oggi il ritorno alle leggi di quel teatro che la Comenicini mutua da certa narrazione alla Ginzburg con quelle punte di umorismo un po’ tragico che è nelle corde di Cechov. Il cast è cambiato e l’umanità femminile è declinata dalle corde di Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti e Giulia Bevilacqua per al regia di Paola Rota. Le partite del titolo restano quelle che quattro madri giocano nel salotto anni ’60, mentre le loro piccole figlie giocano nella stanza accanto. Sono gli anni del boom con la donna relegata nel ruolo di madre e moglie. Ma anche trent’anni dopo, le figlie avranno le stesse tensioni problematiche con la maternità, da desiderare e da non totalizzare, con la coppia e i suoi tradimenti e le sue ipocrisie. Le attrici sono prima madri e poi figlie, e così anche il salotto borghese è la doppia faccia di una stessa realtà che si confronta con gli eventi naturali e significativi dell’esistenza: la nascita e la morte. «Per noi donne la maturità è un tema importante», ha dichiarato Cristina Comencini «e ci consente di completare la nostra femminilità a costo di perdere la bellezza». Le protagoniste infatti di questa storia sono donne che si proiettano madri, madri che immaginano come saranno le loro figlie, figlie che hanno assunto, mangiato e digerito le proprie madri per farsi donne autonome, diverse, opposte, e sorprendentemente vicine. Un gioco di riflessioni e di livelli che alternano momenti di comicità a momenti di commozione. «Queste bambine che non vediamo mai e il loro perenne struggimento della crescita sono l’anima di questa commedia, spiega Paola Rota. «Le bambine del primo atto sono le donne del secondo. Due epoche allo specchio, due diversi modi di essere donne, alla ricerca di sofferenze e similitudini, nel tentativo di definire la stessa identità femminile».


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