Teatro Laboratorio di Verona Sabato 13 febbraio 2016, ore 21.00 In capo al mondo In viaggio con Walter Bonatti di Luca Radaelli e Federico Bario con Luca Radaelli musica dal vivo di Maurizio Aliffi Compagnia Teatro Invito Il fascino dell'avventura e delle conquiste un omaggio alla montagna e all'alpinista Walter Bonatti Teatro Laboratorio

In capo al mondo al Teatro Laboratorio


Teatro Laboratorio di Verona
Sabato 13 febbraio 2016, ore 21.00

In capo al mondo
In viaggio con Walter Bonatti

di Luca Radaelli e Federico Bario

con Luca Radaelli
musica dal vivo di Maurizio Aliffi
Compagnia Teatro Invito

Il fascino dell’avventura e delle conquiste
un omaggio alla montagna e all’alpinista Walter Bonatti

 

Lo scopo dell’avventura è trovare l’uomo, così avrebbe detto Walter Bonatti.
Uno dei più grandi alpinisti di sempre, l’ultimo grande esploratore. Ci ha lasciato da poco e noi vogliamo ricordarlo raccontando la sua vita, ma soprattutto la filosofia di un personaggio unico e speciale, che ha cercato di superare i propri limiti, come non solo il campione ma ogni uomo dovrebbe fare.
In capo al mondo è uno spettacolo che regala il fascino dell’avventura e delle conquiste, le esplorazioni nella natura selvaggia, ma è soprattutto un omaggio alla montagna che noi, vissuti ai piedi del Resegone e della Grigna, non possiamo non amare.
La narrazione si accompagna alla musica dal vivo, proiezioni di immagini spettacolari ci immergono nelle imprese di Bonatti. Un attore e un musicista ci guidano nella più coraggiosa delle spedizioni: la realizzazione dei sogni di un uomo libero.

NOTE DI REGIA
Lecco, la città dove sono nato, è una delle capitali mondiali dell’alpinismo. A Lecco tutti vanno in montagna, parlano di montagna. Io amo la montagna, ma ho scelto di occuparmi di teatro. Qual è il nesso?
Come diceva Carlo Mauri, un grande alpinista lecchese: “l’avventura, l’amore e l’arte sono le tre cose che ti fanno battere il cuore”.
L’incontro con Walter Bonatti è avvenuto, non a caso, in una sala teatrale in una serata a lui dedicata: incontravo un eroe del nostro tempo. Che cos’è un eroe? Chi conduce una vita esemplare e quale vita è più esemplare di quella di Bonatti? Ma dietro ogni vita ci sono mille contraddizioni, così ho voluto scavare per capire. Per trovare l’uomo, come avrebbe detto lui.
Racconterò l’epoca degli alpinisti pionieri, priva di grandi sponsor e di grandi mezzi tecnologici. Racconterò le grandi scalate del Dru, del Cervino, del Gasherbrun IV, i successi internazionali così come le sconfitte: la tragedia del Monte Bianco, e quella sfiorata del K2. Il passaggio dall’esplorazione in verticale a quella in orizzontale, nel vasto mondo. La celebrità, l’amore, la morte.
Dietro Walter Bonatti non ci sono solo le leggendarie imprese alpinistiche, né le celebri esplorazioni condotte per Epoca, dietro Bonatti c’è una filosofia di vita. C’è la volontà di arrivare alla meta senza compromessi, in un confronto leale con la Natura. C’è la curiosità, la voglia di conoscere, quella che condusse Ulisse oltre le colonne d’Ercole. C’è l’umiltà di confrontarsi con culture diverse dalla nostra, magari da noi considerate arretrate e invece più sagge perché in armonia con gli elementi naturali. C’è un grande senso della giustizia, quello che portò Bonatti a lottare per cinquant’anni, ostinatamente, per ristabilire la verità sulla spedizione del K2.
Perché sono gli uomini a incrinare l’armonia del mondo, con le invidie, le falsità, gli opportunismi. L’ideale di Bonatti è invece un ideale di purezza.
Così, ripercorrendo la vita di un uomo, noi compiamo una riflessione sulla vita di ogni uomo. Ognuno di noi, anche se non arriverà a compiere le imprese di Bonatti, si dovrà confrontare con le proprie sfide, con i propri traguardi, dovrà scegliere tra la purezza e il compromesso, tra la giustizia e l’opportunismo. Ognuno di noi dovrà ricordare che non si è fatti “per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

Alcuni estratti dalla critica:

“Ho potuto dedicare la mia attenzione alla tecnica narrativa, all’impianto drammaturgico: che, va detto, funziona bene, coinvolge, svela anche particolari inediti. E va dato merito dunque alla compagnia Teatro Invito, per aver messo in scena questa particolare storia privata e pubblica, parte integrante dell’immaginario nazionale, eppure un po’ rimossa. Radaelli è bravo, sapientemente tiene ritmi e tensioni.”
(Andrea Porcheddu, Glistatigenerali.com)

“Radaelli è un interprete essenziale, ha trovato molto di sé in questo incontro, lo incarna, lo carica sulle proprie spalle, come un allievo che ha fatto interamente proprio il maestro. Non ne fa un ritratto scontato. Ha trovato un suo Bonatti, ha aperto una sua via. Tra arte e avventura c’è una relazione autentica, una ricerca intensa dell’umano. Così ci restituisce un grande incontro, possente come una montagna, travolgente come una bufera, dolce come un alba in vetta.”
(On. Roberto Rampi, Vorrei.org)

“Non basta avere una storia fantastica da raccontare per fare del buon teatro, ma Federico Bario e Luca Radaelli hanno creato un’opera commovente e viva che ha catturato ed emozionato tutta la sala con un racconto diretto ma intenso scaturito dall’incontro di Radaelli proprio con Bonatti, un anno prima che morisse, in teatro.”
(Enrico Giussoni, Assesempione.info)

“Tanto semplice quanto creativa ed efficace la scenografia, una serie di scatoloni che, di volta in volta, diventano montagne da ricostruire. Splendide le immagini, indimenticabili i video inseriti nello spettacolo. Attraverso il mappamondo che scorre sul corpo, Radaelli-Bonatti, percorre l’intero mondo negli angoli allora meno conosciuti, per scoprirne natura e segreti, ma solo per raccontarli nei grandi reportage di Epoca e nei suoi libri. Come aveva fatto nella sua vita.”
(Sergio Perego, Il Giorno)

“Una narrazione misurata e sentita quella presentata dalla compagnia lecchese Teatro Invito, che si affida soprattutto alla parola e al gesto per riportare alla memoria la vita del celebre alpinista recentemente scomparso.”
(Giulio Sonno, Paperstreet.it)

LUCA RADAELLI
Nato a Lecco nel 1959 e laureato in lingue all’Università Statale di Milano, dirige dal 1986 la compagnia Teatro Invito.
Attore, regista, drammaturgo, ha firmato, tra gli altri, gli spettacoli Il racconto dei promessi sposi (Premio ETI/Stregagatto), Il partigiano Johnny, La colonna infame, Una questione di vita e di morte. Ha diretto spettacoli in Svizzera, Spagna e Algeria. È direttore artistico del Festival nazionale “L’ultima luna d’estate”.

TEATRO INVITO
Attiva dal 1986, la compagnia è riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come “compagnia di rilevanza artistica nazionale”. Ha elaborato una drammaturgia originale che prende spunto da fonti letterarie ma anche dal lavoro di improvvisazione degli attori, in un’alternanza di narrazione e dialogo, azione corale e canto, alla ricerca di un teatro popolare e d’arte, frequentando con successo anche il settore del teatro ragazzi. Cifra del gruppo è portare il teatro in luoghi inusuali come cascine, giardini, parchi, vigne…
Luca Radaelli, leader del gruppo, firma le principali regie e porta in scena monologhi basati su testi originali programmati in tutt’Italia.
L’attività produttiva convive con un’intensa attività sul territorio a nord di Milano, che comprende laboratori, letture teatrali, cene letterarie e l’organizzazione di alcune rassegne per le scuole e dei Festival estivi “I luoghi dell’Adda” e “L’ultima luna d’estate”, dal 2015 riconosciuto dal Ministero come festival nazionale.

vedi http://www.teatrolibero.it/events/2015-2016/in-capo-al-mondo-in-viaggio-con-walter-bonatti

dopo lo spettacolo ci sarà una sorpresa!


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