Fiori e prato nella riqualificazione dei Giardini di Piazza Indipendenza a Verona, galleria fotografica per la scheda accessibilità disabili del sito dismappa.it Schede accessibilità

Riapertura dei Giardini in Piazza Indipendenza, migliora l’accessibilità


Accessibilità Giardini di Piazza Indipendenza

Esistono due entrate accessibili alle sedie a rotelle: quella a sinistra all’ex Palazzo delle Poste sul tratto pedonale e l’altra in via Cairoli (con migliore pendenza); una terza entrata, più stretta, ha invece uno scalino.

La visita ai giardini è migliorata in termini di accessibilità: al posto del ghiaino profondo c’è ora un ghiaino più sottile e battuto che permette la visita dell’intera area (sarebbe stato preferibile altrimenti, vedi articolo), con buoni spazi anche a lato delle panchine. C’è una fontanella.

Sono riaperti alla città i giardini di Piazza Indipendenza, fruibili da cittadini e turisti, inaugurati il 16 settembre 2017.
L’area è stata abbellita e sono state installate 5 telecamere collegate alla centrale operativa della Polizia municipale.


Il nuovo giardino è caratterizzato da particolari piante floreali, quali le anemone, le echinacee e le flox, in fioritura durante la stagione estiva, e dal recupero di materiali ornamentali già esistenti.
L’intera area dei giardini e di piazza Indipendenza è delimitata con un recinzione metallica, di altezza massima di 1,50 metri, dotata di cancelli pedonali nei punti di accesso già esistenti.
I lavori, iniziati lo scorso 27 marzo, hanno avuto un costo di circa 400 mila euro.

I giardini dal satellite su Google Maps prima della riqualificazione

I giardini di Piazza Indipendenza a Verona dal satellite su Google Maps prima della riqualificazione

Statua di Giuseppe Garibaldi e targa ai caduti veronesi dei Mille

Giuseppe Garibaldi (Nizza, 4 luglio 1807 – Caprera, 2 giugno 1882) fu il personaggio più rappresentativo del Risorgimento italiano.

Partecipò alle tre guerre di Indipendenza e fu il fautore della spedizione dei Mille, che partì da Quarto (una frazione di Genova) alla conquista della Sicilia e del Sud Italia, sotto l’insegna di Vittorio Emanuele II di Savoia, consentendo di unire il Mezzogiorno al Piemonte e quindi di giungere alla costituzione del Regno d’Italia (1861). Venne chiamato anche “eroe dei due mondi” per la sua partecipazione alle attività insurrezionali in Sud America.
Sul lato frontale si legge Garibaldi, mentre sul retro la data di inaugurazione del monumento: 15 MAGGIO 1887.
Il monumento, la cui realizzazione fu affidata a Bordini per concorso, si colloca appieno nel fervore monumentalista garibaldino otto-novecentesco, che ha portato all’erezione in tante città di complessi statuari dedicati al patriota, nella comune volontà di rafforzare la coscienza nazionale. La scultura equestre in bronzo, che poggia su un imponente basamento di marmo, rappresenta Garibaldi che, con un gesto deciso, intuibile anche dalla vivace espressione degli occhi, tiene in mano il cappello, mentre con la sinistra regge le briglie del cavallo, per guidarne l’impeto. L’animale è ben rappresentato in ogni sua definizione muscolare; le zampe posteriori sembrano posizionate, come se l’animale stesse per impennarsi o indietreggiare creando un’impressione di movimento. Nel 2011, in polemica con le celebrazioni dell’unità d’Italia, la statua è stata vittima di un gesto vandalico: la testa fu coperta da un sacchetto di plastica scuro e gli furono appesi un cartello e il vessillo di san Marco.
L’autore, Pietro Bordini (1856-1922), scultore veronese, dopo essersi formato nella città natia, trascorse dei periodi a Firenze, Roma e a Napoli, stabilendosi infine a Milano. Eseguì altri monumenti dedicati a Garibaldi per le città di Iseo e di Mantova. È suo anche il busto, poco distante, di Benedetto Cairoli.

Fonte: Le statue di Verona, di Luca Leone

Della schiera dei Mille, sbarcati con Garibaldi a Marsala, l’11 maggio 1860, fecero parte ben 24 veronesi e precisamente: Barbesi Alessandro (1825 – 1888), che fu poi albergatore; Barbieri Gerolamo, di Bussolengo (1839 – 1897), veterinario; Bellini Antonio (1835 – 1897), commerciante; Bisi Giovanni Battista, di Legnago (1836 – 1919), impiegato statale; Bozzola Candido di Angiari (1835 – 1914), panettiere, già Tenente del Regio Esercito italiano; Bonvicini Federico di Terranegra di Legnago (1839 – 1910), mediatore, ferito a Calatafimi; Butturini (o Buttorini) Antonio, di Pescantina (1826 – 1880), già volontario nel 1848 – 49 e nel 1859, poi Sottotenente del R. Esercito, quindi, farmacista; Castagna Pietro (1838 – 1903), possidente, ex religioso regolare, poi dei Bersaglieri piemontesi, unitosi ai Mille a Talamone (GR); Cengiarotti Sante, di Caldiero (1834 – 1882), fornaio; Contro Silvio, di Cologna Veneta (1841 – 1884), già volontario nel 1859, Capitano del Regio Esercito e titolare di Medaglia d’Argento al valore; De Paoli Cesare di Parona (1830 – ?), insegnante; Fantoni Giovanni Battista, di Legnago (1843 – 1896), già volontario nel ’59, Tenente del R. Esercito; Fiorentini Pietro (1825 – 1863), domestico, che combatté nelle Guide a cavallo; Flessati Giuseppe (1830 – 1866), di Cerea, domestico; Gilieri Girolamo, di Legnago (1825 – 1860), barbiere, già volontario nel ’49, caduto in combattimento a Palermo; Lipidio Damaso (alias Dalmazio Antonio) (1826 – 1866), di Valeggio sul Mincio (di ignota professione); Marconcini (o Marconzini) Giuseppe, di Ronco all’Adige (1837 – 1899), agente di campagna; Patresi Roberto, di Legnago (1804 – 1877), ingegnere, Maggiore del R. Esercito; Pirolli Pietro (1821 – 1900), ferito in combattimento a Palermo, Tenente Colonnello del R. Esercito; Prina Luigi, di Villafranca (1830 – 1877), già combattente nel ’59, mediatore; Rizzi Caterino, di Isola Rizza (1842 – 1909), portinaio di stabilimento; Siliotto Antonio, di Legnago (1838 – 1908), già volontario con Garibaldi nel ’59, avvocato; Zanini Luigi, di Villafranca (1823 – 1889), attore; Zoppi Cesare (1844 – 1918), impiegato comunale, uno dei più giovani fra i Mille. Una lapide, ivi collocata nel 1982, li ricorda nei giardini di Piazza Indipendenza, non lontano dal monumento equestre del loro Condottiero, opera di Pietro Bordini, inaugurato il 15 maggio 1887; oratore, in quella occasione, fu Benedetto Cairoli, già dei Mille e già Presidente del Consiglio.

Romeo e Giulietta, un sogno sospeso

I due celebri amanti shakespeariani, stilizzati sino a formare un grande cuore.
L’opera rappresenta un grande mito che vede come scenario la città di Verona: l’opera shakespeariana che narra dell’ostacolato amore tra i giovani Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti. La statua si trova nel pieno centro della città, presso piazza Indipendenza, nel mezzo tra la frequentatissima “casa di Giulietta” e l’abitazione medievale conosciuta come “casa di Romeo”.
Sul basamento di pietra sono riportate due targhe commemorative in cui si legge:
(sopra) Enrico Muscetra/ Romeo e Giulietta un sogno sospeso/ bronzo 2008;
(sul fianco) Basamento donato dal comune di Verona/ per l’opera dello scultore Enrico Muscetra/ che contribuisce a diffondere il prestigio, la storia/ e la tradizione di Verona nel mondo.
Il bronzo, fuso a Cracovia nel 2008, venne posizionato nell’attuale collocazione nel 2012. La scultura bronzea venne concepita nell’ambito di un progetto di respiro internazionale rivolto ai più celebri miti noti a livello europeo. Tale progetto ebbe termine nel 2009, in occasione della celebrazione dei vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, con la mostra “Romeo e Giulietta, un sogno sospeso”, tenutasi a Cracovia, a Lecce e infine a Verona. Fu proprio l’opera di Muscetra ad essere riconosciuta dalla critica come rappresentativa dell’intero evento.
In quest’opera i corpi di Romeo e Giulietta sono rappresentati come due cuori definiti dall’armonico intersecarsi di materia e di spazi vuoti, con cui l’artista è solito lavorare. Muscetra non punta mai alla definizione netta nello spazio e nel tempo dei suoi soggetti, bensì vuole esprimerne l’essenza e l’impossibilità di fissare le cose nel tempo. Il cuore non è quindi concepito dall’artista solo come organo, ma quale simbolo di spiritualità.
L’autore, Enrico Muscetra, scultore e pittore salentino (Alezio, 1946), noto ai più per i suoi celebri “cuori”, motivi ricorrenti nel suo operato artistico, e per l’altrettanto noto “Monumento al riccio” per Gallipoli, ebbe l’occasione di allestire la sua prima mostra personale a Milano nel 1971. Proprio nella periferia milanese divenne protagonista di una nuova modalità di comunicazione tra pittura, architettura e pubblico in quanto realizzò per il sobborgo urbano dei dipinti murali. Le opere più famose dell’artista salentino sono però le sculture bronzee, realizzate per lo più in Polonia, dove Muscetra mantiene tuttora un atelier.

I due alberi monumentali bicentenari del giardino

Nel cuore di Verona un giardino continua a crescere ininterrottamente dal 1364 quando fu piantato da Cansignorio. Nel corso dei secoli ha cambiato più volte forma e aspetto, da Horus conclusus a Orto botanico di straordinaria varietà, sino alla trasformazione in piazza col monumento a Garibaldi e al giardino dove oggi vivono gli alberi monumentali della città.

Lo spettacolare Ginkgo biloba

Ginkgo biloba a Verona (fonte)

Originario della Cina, è un fossile vivente ed unica specie ancora sopravvissuta della famiglia delle Ginkgoaceae. Quelli che sembrano frutti a forma di albicocca, sono prodotte dagli esemplari femminili, non sono veri e propri frutti, ma semi ricoperti da un involucro carnoso. È un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa. È adattabile a quasi ogni tipo di terreno, sopporta la siccità e i rigori dell’inverno fino a -35° e, caratteristica interessante, pare essere insensibile all’inquinamento atmosferico delle città. Sono in corso molti studi su Ginkgo biloba perché se ne estraggono principi attivi molto utili sia in medicina che per prodotti di cosmesi.

Altre Informazioni

  • Provincia:Verona
  • Codice albero:VR 024
  • Indirizzo:Piazza Indipendenza
  • Accessibile:SI
  • Coordinate geografiche:Longitudine 11°00’04” Latitudine 45°26’32” Altitudine 44
  • Specie botanica:Ginkgo biloba
  • Nome locale della specie:Ginkgo
  • Diametro del fusto in cm (a m 1,30 da terra):105
  • Altezza totale in metri:25
  • Età stimata:220

L’imponente Platano

Platanus hybrida a Verona

Il platano ibrido è un albero maestoso, tra i più grandi in assoluto della nostra flora. E’ un ibrido tra il Platanus orientalis e il Platanus occidentalis. L’apparato radicale del platano ibrido è molto profondo e si estende lateralmente anche per molti metri. Le radici di platani vicini si saldano tra loro permettendo scambi di fluidi tra i diversi individui, ciò è un vantaggio per lo sfruttamento delle risorse del terreno. Il legno di questa specie è poco durevole e per questo non tanto usato, anche se ha caratteristiche tecnologiche discrete.

Altre Informazioni

  • Provincia:Verona
  • Codice albero:VR 108
  • Indirizzo:Piazza Indipendenza
  • Accessibilie:SI
  • Coordinate geografiche:Longitudine 11°00’01” Latitudine 45°26’33” Altitudine 65
  • Specie botanica:Platanus hybrida
  • Nome locale della specie:Platano
  • Diametro del fusto in cm (a m 1,30 da terra):157
  • Altezza totale in metri:35
  • Età stimata:230

I giardini di Piazza Indipendenza nelle cartoline vintage

Giardini di Piazza Indipendenza e monumento a Giuseppe Garibaldi in una cartolina vintage di VeronaCartolina del 1907 - Giardini di Piazza Indipendenza e monumento a Giuseppe Garibaldi a VeronaIl monumento a Giuseppe Garibaldi nei giardini di Piazza Indipendenza in una vecchia cartolina di Verona

Il tiglio di PIazza Indipendenza (ora scomparso) in una cartolina d'epoca di Verona

Il progetto si ispira all’Orto Botanico creato ai primi dell’Ottocento e gestito dall’Accademia di Agricoltura Scienza e Lettere, il cui assetto è documentato  da una planimetria del 1835 dell’allora segretario Manganotti.progetto che si ispira all’Orto Botanico creato ai primi dell’Ottocento e gestito dall’Accademia di Agricoltura Scienza e Lettere, il cui assetto è documentato da una planimetria del 1835 dell’allora segretario Manganotti.

Nella  planimetria del Manganotti sono  in realtà disegnati sovrapposti  due giardini diversi: uno decisamente  formale, disegnato con aiuole rettangolari con un largo percorso centrale  che doveva essere l’originario Orto Botanico creato agli inizi dell’Ottocento. Ciò è documentato anche  dalla descrizione che ne fa l’allora responsabile Pollini (vedi E. Curi Splendore e decadenza dell’orto botanico di Verona 1801-1874, pag. 4,  Atti e memorie dell’Accademia di Agricoltura Scienza e Lettere).  L’altro giardino, secondo la relazione presentata nel 1853 dal Manganotti all’assemblea dei soci, è posteriore di una cinquantina d’anni, ed è di ispirazione romantica in quanto venne  “soppresso lo stradone del mezzo e praticati dei sentieri flessuosi o come suol dirsi all’inglese” (E. Curi. idem,pag 33).

Ora il progetto del Comune, con l’andamento di una serie di sentieri flessuosi, prende in considerazione solo quest’ultima versione all’inglese, senza spiegarne le ragioni. Ma appare quanto meno bizzarro che  della  del Giardino vanta una storia plurisecolare: dal 1300  fu giardino degli scaligeri e continua con l’Orto botanico fino 1874.

E. Curi, Splendore e decadenza dell’Orto Botanico di Verona (1801-1874)

in: “Atti e memorie dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona”, vol. 168.1 (1992), pp. 81-127. (18) AASLV

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Piazza Indipendenza nel tempo
La storia del luogo e le vicende progettuali che lo hanno interessato negli anni recenti

di Nicola Brunelli (fonte vr.archiworld)

Il giardino  di Piazza Indipendenza non ha subito negli ultimi decenni grandi trasformazioni, nonostante l’area antistante il palazzo delle Poste sia stata sede recentemente di un rilevante quanto inefficace cantiere per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo. Inoltre la vicina piazzetta Navona, che rientra pienamente nel sistema urbano costituito insieme a piazza Viviani e Piazza Indipendenza, è stata oggetto di un significativo intervento di riqualificazione. Tracciamo ora per sommi capi, una breve cronistoria degli interventi che hanno originato e successivamente modificato l’area sede del Concorso.

Le origini

Nel 1364 Cansignorio operò la sistemazione delle dimore signorili di Alberto della Scala. Dietro quelle case, a sud del palazzo grande, c’era un vasto brolo circondato da altri edifici, che in quell’occasione venne ampliato e trasformato in giardino: un magnifico luogo dell’otium, con vasche, fontane, ambienti verdi. gli ampi spazi acquisiti vennero protetti dall’ingerenza pubblica mediante la costruzione di un alto e forte muro. l’intervento comportò uno sconvolgimento urbano, che ebbe come conseguenza la demolizione della contrada di San Salvar e l’occupazione permanente di una vasta superficie cittadina, estesa tra le attuali Piazza Indipendenza e piazza Viviani, via Nizza e via Cappello.

Con il passaggio  alla dominazione  veneziana (1405) il palazzo divenne sede del Capitanato e il giardino  ne seguì le sorti. la situazione è chiaramente visibile nella Carta dell’Almagià del 1439 dove è riconoscibile l’estensione dell’ampio spazio verde e la consistenza degli edifici e mura che lo circondano.

Come mostra la mappa del Filosi del 1737, la situazione dell’area si mantiene praticamente inalterata per tutta l’età veneziana.

Con la nuova situazione politica seguita alla caduta della Repubblica veneta e lo sgombero degli antichi palazzi scaligeri da parte delle istituzioni veneziane, l’Orto del Capitano viene dato nel 1801 in proprietà all’Accademia di Agricoltura Commercio e Arti di Verona che lo trasformò in un orto botanico, ricco di essenze rare ed esotiche. Nel documento, riportato da Biadego, relativo a questa cessione e datato 2 aprile 1801, è fatta specifica menzione della funzione che dovrà avere l’area. È infatti dichiarato che l’Accademia diverrà “proprietaria dell’Orto dell’innandietro Capitaniato, onde poter in esso esercitare per via di sperimenti la colonia agraria”.

Pianta del Palazzo delle Poste e della sistemazione delle vie adiacenti (da G. Fassio 1927)

Pianta del Palazzo delle Poste e della sistemazione delle vie adiacenti (da G. Fassio 1927)

Anche il governo Italico venne a confermare pienamente il possesso dell’orto da parte dell’Accademia. Dal 1807 l’Accademia se ne servì congiuntamente  al liceo-Convitto, che aveva una cattedra di insegnamento di botanica affidata a Ciro Pollini, autore dei due cataloghi che descrivono nel 1812 e nel 1814 la consistenza delle piante dell’Orto botanico veronese. Ecco la descrizione che ne fa lo studioso: “Tutto l’orto fu primariamente diviso in tre parti trasverse. la prima e più aprica (mq. 1875) fu suddivisa per lo lungo in due quadrati e in quello più ad occidente furono distribuite le piante secondo  il sistema linneano, nell’altra ad oriente secondo  il metodo naturale del Jussieu. Nella seconda e mediana parte (mq. 1185), divisa pure in due quadrati, avvi ad oriente la disposizione delle piante secondo  il metodo del Turneforzio, ma emendato e ristretto a sole 14 classi.
Il quadrato  a ponente contiene le piante per uso della scuola e serve anche per i piccoli esperimenti agrari. la terza parte (mq. 1409) più infelice ed ombreggiata fu ridotta a bosco d’alberi nostrani e forestieri. In una striscia di  terreno lungo il recinto dell’orto, a ponente e continuo ombreggiata, vegetano rigogliose le piante di Monte Baldo; in un’altra simile a oriente, e per entro a molti fori scavati ad arte nel recinto stesso, crescono varie specie alpestri e sassotili”.

L’area dell’orto botanico nel catasto napoleonico del 1817In parte la situazione è ravvisabile nelle mappe del Catasto Napoleonico, completato dagli Austriaci nel 1817, dove però conviene prestare fiducia ai soli dati relativi all’estensione del giardino e all’ingombro dei caseggiati e non alla descrizione, apparentemente generica, dell’allestimento delle aree verdi. Queste sono dettagliate con maggior precisione in un disegno del 1835, unico documento grafico esistente circa l’impianto del giardino veronese.

la parte del bosco verso l’attuale via Nizza è ben riconoscibile;  segue il vivaio e poi l’area di fiori e piccoli arbusti; quindi si riscontrano le aree per il sistema  di linneo e quello di Jussieu. Verso il palazzo del Capitano sono poi sistemati  i giardini alla francese. l’apertura della strada che separa il giardino dal palazzo scaligero fu il frutto di lunghe trattative tra il Comune  di Verona e l’Accademia.  I percorsi viari tra il lato meridionale di Piazza Erbe e il ponte Nuovo vennero completamente ripristinati nel 1827, anche se Biadego riferisce che già nel 1817 si aprì al passaggio del pubblico “l’importantissimo tronco di via che doveva congiungere le due laterali piazzette della Pescheria (vecchia) e del Territorio già trasformato in ufficio postale”.

Nel frattempo, lungo le case esistenti sull’attuale via Nizza veniva innalzato l’albergo progettato da giuseppe Barbieri e trasformato secondo un progetto del 1836 di Francesco Ronzani: la carta del 1843 dimostra quale era la nuova situazione dopo queste ultime trasformazioni edilizie avvenute nel limite sud-orientale dell’orto botanico. “Nonostante qualche accorciamento o a qualche modifica, l’antico giardino scaligero, anche se in veste dal taglio scientifico, continuava a fiorire nel cuore della città”. (estratto da Silvia Zampieri, Per una storia del verde pubblico a Verona: scelte di tutela e valorizzazione nei resoconti delle sedute del consiglio comunale dal 1867 al 1926, tesi di laurea, Università degli Studi di Verona, Facoltà di lettere e Filosofia – Corso di laurea specialistica in Storia dell’arte, relatrice Prof. ssa Daniela Zumiani, correlatrice Dott.ssa gloria Maroso).

Accenni sullo stato attuale (2012)

Nel 2001, la Cooperativa Edilizia denominata “Piazza Viviani srl” si aggiudica l’area di Piazza Viviani per la realizzazione di una autorimessa interrata, sulla base del Piano parcheggi approvato nel corso dell’anno precedente dal Comune di Verona.

Marco Ardielli e Fabrizio Quagini, "Spazi ritrovati 2", Progetto vincitore 1997. Piazza Indipendenza a Verona.

Marco Ardielli e Fabrizio Quagini, “Spazi ritrovati 2”, Progetto vincitore 1997.

Il progettista  incaricato dalla Cooperativa è l’architetto Marco Ardielli; lo stesso che risultò vincitore nel 1997, con un progetto realizzato assieme all’architetto Fabrizio Quagini, del concorso “Spazi ritrovati 2”, a seguito del quale, l’anno successivo ricevettero l’incarico dal Comune di Verona per redigere un progetto preliminare, a cui purtroppo non viene dato seguito. In questo progetto i due progettisti risolvevano la complessa articolazione dello spazio urbano costituito dall’insieme delle Piazze Navona, Viviani e Indipendenza, trattandole come un’unica grande piazza, ossia uno spazio pedonale formalmente continuo e permeabile alle diverse funzioni previste.

Nel nuovo progetto l’architetto Ardielli, seppur confermando la volontà di trattare il sistema delle tre piazze come uno spazio urbano unico, diminuisce l’effetto conformante del progetto del 1997: infatti lo spazio urbano sia nel disegno planimetrico che nell’utilizzo dei materiali, si distingue evidenziando e caratterizzando gli ambiti delle tre piazze.

Il 2002 segna l’inizio, a progetto definitivo ultimato, dell’iter amministrativo per l’acquisizione delle varie autorizzazioni; nel 2005 il progetto, ridimensionato e con soluzioni diverse da quelle previste inizialmente, entra finalmente nella sua fase esecutiva.

Nel 2006 iniziano i lavori di scavo. l’interruzione dei lavori a seguito del ritrovamento di importanti reperti antichi, determina una campagna di ricerca e rilievo da parte della Soprintendenza, che porta all’abbandono del progetto con la conseguente chiusura del cantiere avvenuta nel 2009, interrando i reperti ritrovati e ripristinando la situazione iniziale.

In questo stesso anno, prima della chiusura dello scavo, gli architetti gianni e giovanni- Elia Perbellini con Enrico Pasti e Filippo Girotti propongono una soluzione progettuale per i reperti archeologici  rinvenuti. Questo nuovo progetto nasce dall’idea di utilizzare lo spazio ritrovato come un luogo catalizzatore di eventi e di memoria storica per la città, tramite un intervento di restauro e di recupero funzionale dei luoghi stessi.

Il progetto prevedeva inoltre un sistema di copertura dello scavo aperto, indipendente e rispettoso dei manufatti archeologici e proponeva una finitura superficiale a prato verde. Tale scelta, ispirata dichiaratamente al “giardino dei passi perduti” di Peter Eisenman realizzato nel giardino di Castelvecchio qualche anno prima, era motivata in primo luogo dall’esigenza direstituire continuità ai vicini giardini di Piazza Indipendenza, offrendo la possibilità di inserire un elemento naturale nell’ormai consolidato centro storico.
Tra i vari progetti  rimasti sulla carta, ricordiamo anche la proposta di Arrigo Rudi.

L’unico intervento urbano realizzato recentemente nelle vicinanze è rappresentato dalla riqualificazione della piccola Piazzetta Navona, terminata nel 2009 ad opera degli uffici tecnici del Comune di Verona e dell’architetto  Mario Bellavite; il progetto tende ad una riorganizzazione degli spazi, mantenendo inalterati gli elementi che caratterizzano la piazza, come ad esempio la fontana centrale e intervenendo essenzialmente sul disegno della pavimentazione in pietra di Prun, trachite e porfido, e degli spazi a verde, delimitandoli in maniera più efficace anche rispetto alla strada carrabile adiacente. l’aiuola alberata verso Piazza Viviani funge infatti da filtro nei confronti del traffico veicolare, preservando per quanto possibile l’area della sosta, presso la fontana; resta invece aperto il cono visuale che da vicolo Crocioni guarda verso i giardini di Piazza Indipendenza.

L’obiettivo principale dell’intervento è stato quello di conferire quindi a Piazzetta Navona una propria dignità estetica, in grado quindi di relazionarsi con le rilevanze storico artistiche presenti in sito, riscattandola dalla precedente mera funzione di supporto funzionale al parcheggio dei motoveicoli, per restituirla alla città come luogo di incontro e di sosta, anche in funzione di appoggio logistico al ruolo culturale rivestito in ambito cittadino dal prospiciente Teatro Nuovo.

 

I parcheggi disabili più vicini ai giardini:

Tornato il parcheggio disabili in Piazza Viviani

2 Parcheggi disabili in via Cairoli


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