Groppi d’amore nella scuraglia – Photo Gallery
Sabato 9 novembre ore 21.00 a Verona, Teatro Laboratorio all'Arsenale, è di scena “Groppi d'amore nella scuraglia” di Tiziano Scarpa, scrittore/poeta/drammaturgo veneziano, premio Strega 2009 con “Stabat Mater”. Il testo di Tiziano Scarpa è un racconto in versi che, attraverso una lingua inventata che richiama i dialetti del centro-sud, descrive un percorso di rinascita e, in qualche modo, di redenzione. Il linguaggio poetico di Scarpa deforma il nostro immaginario e i corpi dei protagonisti divengono archetipi grotteschi di un mondo in sfacelo; immagini che richiamano l'immaginario di Bosch raccontando la storia di Scatorchio e del suo amore per Sirocchia in un paese sommerso dai rifiuti. “Non so proprio da dove mi sia uscito il personaggio di Scatorchio, la sua lingua, il suo mondo-dice Tiziano Scarpa- Io credevo di essere una persona mite, decentemente gentile. Scatorchio è una specie di parente scuro, mi scorre nel sangue come un’eredità intima ed estranea. Lo amo profondamente, anche perché mi mette a disagio. Per questo sono stato conquistato dallo Scatorchio dei Carichi Sospesi. Anche a guardare loro, hai di fronte due persone miti e gentilissime. Non sai proprio da dove riesca a tirarlo fuori in maniera così possente e persuasiva, il mite Silvio Barbiero, un personaggio talmente ruvido, cialtrone, impresentabile, poetico. Non sai come abbia fatto, il gentile Marco Caldiron, a domarlo e a scatenarlo, a mettergli le briglie in certi punti e a lasciarsi trascinare selvaggiamente in altri. Comincio a sospettare che ci sia un po’ di Scatorchio in ogni maschio, ma solo alcuni sappiano come dargli voce”.
Sabato 9 novembre ore 21.00 a Verona, Teatro Laboratorio all'Arsenale, è di scena “Groppi d'amore nella scuraglia” di Tiziano Scarpa, scrittore/poeta/drammaturgo veneziano, premio Strega 2009 con “Stabat Mater”. Il testo di Tiziano Scarpa è un racconto in versi che, attraverso una lingua inventata che richiama i dialetti del centro-sud, descrive un percorso di rinascita e, in qualche modo, di redenzione. Il linguaggio poetico di Scarpa deforma il nostro immaginario e i corpi dei protagonisti divengono archetipi grotteschi di un mondo in sfacelo; immagini che richiamano l'immaginario di Bosch raccontando la storia di Scatorchio e del suo amore per Sirocchia in un paese sommerso dai rifiuti. “Non so proprio da dove mi sia uscito il personaggio di Scatorchio, la sua lingua, il suo mondo-dice Tiziano Scarpa- Io credevo di essere una persona mite, decentemente gentile. Scatorchio è una specie di parente scuro, mi scorre nel sangue come un’eredità intima ed estranea. Lo amo profondamente, anche perché mi mette a disagio. Per questo sono stato conquistato dallo Scatorchio dei Carichi Sospesi. Anche a guardare loro, hai di fronte due persone miti e gentilissime. Non sai proprio da dove riesca a tirarlo fuori in maniera così possente e persuasiva, il mite Silvio Barbiero, un personaggio talmente ruvido, cialtrone, impresentabile, poetico. Non sai come abbia fatto, il gentile Marco Caldiron, a domarlo e a scatenarlo, a mettergli le briglie in certi punti e a lasciarsi trascinare selvaggiamente in altri. Comincio a sospettare che ci sia un po’ di Scatorchio in ogni maschio, ma solo alcuni sappiano come dargli voce”.
Sabato 9 novembre ore 21.00 a Verona, Teatro Laboratorio all'Arsenale, è di scena “Groppi d'amore nella scuraglia” di Tiziano Scarpa, scrittore/poeta/drammaturgo veneziano, premio Strega 2009 con “Stabat Mater”. Il testo di Tiziano Scarpa è un racconto in versi che, attraverso una lingua inventata che richiama i dialetti del centro-sud, descrive un percorso di rinascita e, in qualche modo, di redenzione. Il linguaggio poetico di Scarpa deforma il nostro immaginario e i corpi dei protagonisti divengono archetipi grotteschi di un mondo in sfacelo; immagini che richiamano l'immaginario di Bosch raccontando la storia di Scatorchio e del suo amore per Sirocchia in un paese sommerso dai rifiuti. “Non so proprio da dove mi sia uscito il personaggio di Scatorchio, la sua lingua, il suo mondo-dice Tiziano Scarpa- Io credevo di essere una persona mite, decentemente gentile. Scatorchio è una specie di parente scuro, mi scorre nel sangue come un’eredità intima ed estranea. Lo amo profondamente, anche perché mi mette a disagio. Per questo sono stato conquistato dallo Scatorchio dei Carichi Sospesi. Anche a guardare loro, hai di fronte due persone miti e gentilissime. Non sai proprio da dove riesca a tirarlo fuori in maniera così possente e persuasiva, il mite Silvio Barbiero, un personaggio talmente ruvido, cialtrone, impresentabile, poetico. Non sai come abbia fatto, il gentile Marco Caldiron, a domarlo e a scatenarlo, a mettergli le briglie in certi punti e a lasciarsi trascinare selvaggiamente in altri. Comincio a sospettare che ci sia un po’ di Scatorchio in ogni maschio, ma solo alcuni sappiano come dargli voce”.
Sabato 9 novembre ore 21.00 a Verona, Teatro Laboratorio all'Arsenale, è di scena “Groppi d'amore nella scuraglia” di Tiziano Scarpa, scrittore/poeta/drammaturgo veneziano, premio Strega 2009 con “Stabat Mater”. Il testo di Tiziano Scarpa è un racconto in versi che, attraverso una lingua inventata che richiama i dialetti del centro-sud, descrive un percorso di rinascita e, in qualche modo, di redenzione. Il linguaggio poetico di Scarpa deforma il nostro immaginario e i corpi dei protagonisti divengono archetipi grotteschi di un mondo in sfacelo; immagini che richiamano l'immaginario di Bosch raccontando la storia di Scatorchio e del suo amore per Sirocchia in un paese sommerso dai rifiuti. “Non so proprio da dove mi sia uscito il personaggio di Scatorchio, la sua lingua, il suo mondo-dice Tiziano Scarpa- Io credevo di essere una persona mite, decentemente gentile. Scatorchio è una specie di parente scuro, mi scorre nel sangue come un’eredità intima ed estranea. Lo amo profondamente, anche perché mi mette a disagio. Per questo sono stato conquistato dallo Scatorchio dei Carichi Sospesi. Anche a guardare loro, hai di fronte due persone miti e gentilissime. Non sai proprio da dove riesca a tirarlo fuori in maniera così possente e persuasiva, il mite Silvio Barbiero, un personaggio talmente ruvido, cialtrone, impresentabile, poetico. Non sai come abbia fatto, il gentile Marco Caldiron, a domarlo e a scatenarlo, a mettergli le briglie in certi punti e a lasciarsi trascinare selvaggiamente in altri. Comincio a sospettare che ci sia un po’ di Scatorchio in ogni maschio, ma solo alcuni sappiano come dargli voce”.
Sabato 9 novembre ore 21.00 a Verona, Teatro Laboratorio all'Arsenale, è di scena “Groppi d'amore nella scuraglia” di Tiziano Scarpa, scrittore/poeta/drammaturgo veneziano, premio Strega 2009 con “Stabat Mater”. Il testo di Tiziano Scarpa è un racconto in versi che, attraverso una lingua inventata che richiama i dialetti del centro-sud, descrive un percorso di rinascita e, in qualche modo, di redenzione. Il linguaggio poetico di Scarpa deforma il nostro immaginario e i corpi dei protagonisti divengono archetipi grotteschi di un mondo in sfacelo; immagini che richiamano l'immaginario di Bosch raccontando la storia di Scatorchio e del suo amore per Sirocchia in un paese sommerso dai rifiuti. “Non so proprio da dove mi sia uscito il personaggio di Scatorchio, la sua lingua, il suo mondo-dice Tiziano Scarpa- Io credevo di essere una persona mite, decentemente gentile. Scatorchio è una specie di parente scuro, mi scorre nel sangue come un’eredità intima ed estranea. Lo amo profondamente, anche perché mi mette a disagio. Per questo sono stato conquistato dallo Scatorchio dei Carichi Sospesi. Anche a guardare loro, hai di fronte due persone miti e gentilissime. Non sai proprio da dove riesca a tirarlo fuori in maniera così possente e persuasiva, il mite Silvio Barbiero, un personaggio talmente ruvido, cialtrone, impresentabile, poetico. Non sai come abbia fatto, il gentile Marco Caldiron, a domarlo e a scatenarlo, a mettergli le briglie in certi punti e a lasciarsi trascinare selvaggiamente in altri. Comincio a sospettare che ci sia un po’ di Scatorchio in ogni maschio, ma solo alcuni sappiano come dargli voce”.
Sabato 9 novembre ore 21.00 a Verona, Teatro Laboratorio all'Arsenale, è di scena “Groppi d'amore nella scuraglia” di Tiziano Scarpa, scrittore/poeta/drammaturgo veneziano, premio Strega 2009 con “Stabat Mater”. Il testo di Tiziano Scarpa è un racconto in versi che, attraverso una lingua inventata che richiama i dialetti del centro-sud, descrive un percorso di rinascita e, in qualche modo, di redenzione. Il linguaggio poetico di Scarpa deforma il nostro immaginario e i corpi dei protagonisti divengono archetipi grotteschi di un mondo in sfacelo; immagini che richiamano l'immaginario di Bosch raccontando la storia di Scatorchio e del suo amore per Sirocchia in un paese sommerso dai rifiuti. “Non so proprio da dove mi sia uscito il personaggio di Scatorchio, la sua lingua, il suo mondo-dice Tiziano Scarpa- Io credevo di essere una persona mite, decentemente gentile. Scatorchio è una specie di parente scuro, mi scorre nel sangue come un’eredità intima ed estranea. Lo amo profondamente, anche perché mi mette a disagio. Per questo sono stato conquistato dallo Scatorchio dei Carichi Sospesi. Anche a guardare loro, hai di fronte due persone miti e gentilissime. Non sai proprio da dove riesca a tirarlo fuori in maniera così possente e persuasiva, il mite Silvio Barbiero, un personaggio talmente ruvido, cialtrone, impresentabile, poetico. Non sai come abbia fatto, il gentile Marco Caldiron, a domarlo e a scatenarlo, a mettergli le briglie in certi punti e a lasciarsi trascinare selvaggiamente in altri. Comincio a sospettare che ci sia un po’ di Scatorchio in ogni maschio, ma solo alcuni sappiano come dargli voce”.
Sabato 9 novembre ore 21.00 a Verona, Teatro Laboratorio all'Arsenale, è di scena “Groppi d'amore nella scuraglia” di Tiziano Scarpa, scrittore/poeta/drammaturgo veneziano, premio Strega 2009 con “Stabat Mater”. Il testo di Tiziano Scarpa è un racconto in versi che, attraverso una lingua inventata che richiama i dialetti del centro-sud, descrive un percorso di rinascita e, in qualche modo, di redenzione. Il linguaggio poetico di Scarpa deforma il nostro immaginario e i corpi dei protagonisti divengono archetipi grotteschi di un mondo in sfacelo; immagini che richiamano l'immaginario di Bosch raccontando la storia di Scatorchio e del suo amore per Sirocchia in un paese sommerso dai rifiuti. “Non so proprio da dove mi sia uscito il personaggio di Scatorchio, la sua lingua, il suo mondo-dice Tiziano Scarpa- Io credevo di essere una persona mite, decentemente gentile. Scatorchio è una specie di parente scuro, mi scorre nel sangue come un’eredità intima ed estranea. Lo amo profondamente, anche perché mi mette a disagio. Per questo sono stato conquistato dallo Scatorchio dei Carichi Sospesi. Anche a guardare loro, hai di fronte due persone miti e gentilissime. Non sai proprio da dove riesca a tirarlo fuori in maniera così possente e persuasiva, il mite Silvio Barbiero, un personaggio talmente ruvido, cialtrone, impresentabile, poetico. Non sai come abbia fatto, il gentile Marco Caldiron, a domarlo e a scatenarlo, a mettergli le briglie in certi punti e a lasciarsi trascinare selvaggiamente in altri. Comincio a sospettare che ci sia un po’ di Scatorchio in ogni maschio, ma solo alcuni sappiano come dargli voce”.










Sabato 9 e domenica 10 novembre 2013 all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
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L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
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L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
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L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
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L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
ACA157AFA02BBE7B7B51D2C1A5379171 La firma della luce: Luzius Ziermann e gli specchi in Arena Secondo l’artista, i 2.506 specchietti – scelti e raccolti nelle autorottamazioni – sono l’ornamento di luce di un sito, un paesaggio, un panorama; ma sono, al tempo stesso, lo strumento che riflette e restituisce la molteplicità infinita di dimensioni, prospettive e punti di vista di forme e figure invece finite e tutte ricomprese nella natura. Si intende così rendere alla natura un ulteriore omaggio, oltre ai tanti propri dipinti dedicati da Luzius, e nobilitarla in quanto essa stessa opera d’arte.
L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
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L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
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L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
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L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
L’opera consta di 2.506 specchietti retrovisori esterni per auto, che formano “the sign of Luzius”, la sigla di Luzius, ovvero la firma apposta – come a un dipinto – a un paesaggio o a un sito straordinari.
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L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.
Sabato 9 e domenica 10 novembre all’Anfiteatro Arena, sarà possibile vedere la realizzazione dell’opera dell’artista tedesco Luzius Ziermann, di Francoforte sul Meno, intitolata “Firma della luce”.
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L’installazione ha firmato dal 2009 i contesti paesaggistici più disparati, per bellezza naturalistica e prestigio architettonico: dal deserto del Namib in Namibia, al Mirador del Rio a Lanzarote (Canarie), ad Ashford Castle (Irlanda), e sarà prossimamente ospitata in una grande capitale europea come Parigi, sotto la Tour Eiffel.





Gianni Berengo Gardin
Storie di un fotografo
a cura di Denis Curti
Inaugurazione:
sabato 26 ottobre 2013 ore 11.30
Il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona (parzialmente accessibile, si scende agli scavi con montascale) ospita, dal 26 ottobre 2013 al 26 gennaio 2014, la mostra dedicata ad un protagonista del fotogiornalismo italiano, Gianni Berengo Gardin.
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Giorgio Vigna. Stati Naturali
Percorsi ritrovati in forme primarie
a cura di Paola Marini
11 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014
Museo di Castelvecchio | Verona, Corso Castelvecchio, 2
Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
Presentazione mostra
giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
Percorsi ritrovati in forme primarie
a cura di Paola Marini
11 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014
Museo di Castelvecchio | Verona, Corso Castelvecchio, 2
Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
Presentazione mostra
giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
Percorsi ritrovati in forme primarie
a cura di Paola Marini
11 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014
Museo di Castelvecchio | Verona, Corso Castelvecchio, 2
Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
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giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
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giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
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giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
Percorsi ritrovati in forme primarie
a cura di Paola Marini
11 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014
Museo di Castelvecchio | Verona, Corso Castelvecchio, 2
Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
Presentazione mostra
giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
Percorsi ritrovati in forme primarie
a cura di Paola Marini
11 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014
Museo di Castelvecchio | Verona, Corso Castelvecchio, 2
Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
Presentazione mostra
giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
Percorsi ritrovati in forme primarie
a cura di Paola Marini
11 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014
Museo di Castelvecchio | Verona, Corso Castelvecchio, 2
Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
Presentazione mostra
giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
Percorsi ritrovati in forme primarie
a cura di Paola Marini
11 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014
Museo di Castelvecchio | Verona, Corso Castelvecchio, 2
Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
Presentazione mostra
giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
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Museo di Castelvecchio | Verona, Corso Castelvecchio, 2
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Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
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giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
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Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
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giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
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Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
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giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
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Museo di Castelvecchio | Verona, Corso Castelvecchio, 2
Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
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giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
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Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
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Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.
Giorgio Vigna. Stati Naturali
Percorsi ritrovati in forme primarie
a cura di Paola Marini
11 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014
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Inaugurazione, venerdì 11 ottobre ore 19.30
Stati Naturali, una personale di Giorgio Vigna al Museo di Castelvecchio a cura di Paola Marini, direttrice dell’istituzione museale; una mostra promossa dal Comune di Verona che inaugurerà in occasione di ArtVerona e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
Presentazione mostra
giorgio vigna verona 197x197 Giorgio Vigna. Stati Naturali Mostra a CastelvecchioNOTA BIOGRAFICA – Giorgio Vigna, nato a Verona nel 1955, è un artista che si esprime attraverso molteplici mezzi, dalla scultura al gioiello, dal disegno all’installazione, creando forme capaci di mettere in risonanza la sua forza immaginativa con gli elementi della natura nei suoi aspetti primari e primordiali.
Sperimentando le potenzialità della materia – vetro, rame e oro così come materiali di scarto – ne asseconda la natura e ne esplora allo stesso tempo i limiti estremi, svelandone possibilità nascoste fino al paradosso e facendone perdere le coordinate di partenza.
Acqua, terra, fuoco, vento, ombre, luce, trasparenze, sono elementi cardine della sua ricerca, in cui il naturale e l’artificiale, l’immaginifico e il sublime, s’incontrano e scontrano in opere sospese tra il possibile e l’irreale. Macro e microcosmo convivono e si arricchiscono l’un l’altro, attraverso la collisione provocata all’interno della stessa serie di lavori.