la resistibile ascesa di arturo ui al teatro nuovo di verona Teatro Nuovo

La resistibile ascesa di Arturo Ui


La resistibile ascesa di Arturo Ui

5-6-7-8-9 marzo 2013 ore 20.45
10 marzo 2013 ore 16.00

regia di Claudio Longhi

di Bertolt Brecht

con Umberto Orsini

Giovedì 7 marzo 2013 – Foyer del Teatro Nuovo
(Piccolo Teatro di Giulietta – ingresso da via Cappello 23)

• Invito alla visione – ore 16.45
a cura di Simone Azzoni

Incontro con gli attori – ore 17
gli interpreti dello spettacolo incontrano il pubblico
  Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti


Autore, opera e regia

Impiegò soltanto tre settimane Bertolt Brecht (1898-1956) a scrivere La resistibile ascesa di Arturo Ui datata 1941. Il drammaturgo, poeta e regista di Augusta era in esilio in Finlandia, a Helsinki, mentre attendeva il visto per gli Stati Uniti dove sarebbe vissuto per cinque anni.

L’opera, messa in scena per la prima volta nel 1958, è una dichiarata allegoria satirica di Adolf Hitler nella Germania nazista e nel contempo una parabola sulla corruzione come personificazione stessa del potere. Se l’Arturo Ui del titolo, un gangster che tesse le sue losche trame nell’America degli anni Trenta, adombra il Führer, gli altri personaggi del dramma, con i nomi storpiati, richiamano i reali protagonisti del nazismo. Così Ernesto Roma evoca la figura di Ernst Röhm, militare tedesco e amico intimo di Hitler mentre Dogsborough si rifà al generale Paul von Hindenburg. Allo stesso modo Giuseppe Givola allude a Joseph Goebbels ed Emanuele Giri altri non è che Hermann Goring.

Dal punto di vista drammaturgico, Arturo Ui rispetta in pieno le teorie brechtiane del teatro “epico” che mette in scena miti e conflitti dell’epoca e sollecita lo spettatore al dibattito e al giudizio. Sono presenti riferimenti shakespeariani, a Riccardo III, Macbeth e a Giulio Cesare e, in particolare, a quell’orazione funebre di Marco Antonio, vista come esempio massimo d’abilità retorica, dote ritenuta indispensabile dal gangster per far presa sulla gente.

Per questo, egli prende lezioni da un attore. «Arturo Ui, impressionante parabola (o forse meglio “rivista”) della salita al potere di Hitler − osserva il regista Claudio Longhi − allegoricamente trasposta nella parallela escalation al comando dell’arieggiante gangster Al Capone nella Chicago a cavallo degli anni Venti-Trenta del secolo scorso in mano ai grandi trusters, mi si è presentata come una lucida parabola di irresistibile (quanto agghiacciante) comicità, delle violente (s-)ragioni della borghesia capitalistica».

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Trama

Mordace e “buffa” satira sulla corruzione come elemento connotativo e simbolo del potere, La resistibile ascesa di Arturo Ui si rifà alla cronaca nera della Berlino anni ’30 invasa dalle squadre naziste. Brecht trasferisce però l’azione nella Chicago di quegli anni nella quale l’industria del commercio dei cavolfiori fiorisce all’ombra sinistra del gangster Arturo Ui, storico alias di Hitler.

Ui non è solo un volgare delinquente ma soprattutto l’incarnazione di un tiranno e di una violenza che hanno insanguinato l’Europa. Come sottolinea il critico Cesare Cases,«L’Ui è la trasposizione della storia dell’avvento del nazismo nel mondo dei gangster onde mettere in guardia i Paesi capitalistici contro il gangsterismo politico fascista, il cui trionfo, come ammonisce il titolo, è del tutto “resistibile”».

Durata: 2 ore e 50 minuti compresi due intervalli

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