Schede accessibilità

Accessibilità Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella


Splendida spezieria ed erboristeria, fondata  nel 1612 a Firenze. Il punto vendita di Verona è accessibile alle sedie a rotelle, con piccolo scalino in entrata e porta larga a battente; i prodotti ben visibili. Vi si possono trovare profumi, essenze, tisane, erbe, prodotti di bellezza e per il corpo, candele.

Officina Profumo – Farmaceutica di Santa Maria Novella

Corso Porta Borsari 9
tel. +39.045590028
Orario di apertura
lunedì 10.30-13 15-19.30 martedì 10-13 15-19.30 da mercoledì a sabato 10-19.30 domenica 11-19
STORIA DELL’OFFICINA
Poveri e Ordini monastici mendicanti
Nel corso del Duecento, grazie a un crescente sviluppo economico, Firenze attraeva folle di diseredati in cerca di lavoro che, non trovando asilo nel centro della città, si accampavano in borghi miserabili e malsani. Al loro sostegno si dedicarono nuovi ordini mendicanti. I francescani si sistemarono a est della città, nella zona dove erano insediate le botteghe dei tintori e dei conciapelli, inquinanti le acque e l’aria, dove sorse la chiesa di Santa Croce, ultimata intorno al 1385. I domenicani si stabilirono a ridosso delle mura cittadine di nord-ovest: dapprima presso la chiesa di San Pancrazio, poi in quella di Santa Maria delle Vigne che, a metà del Trecento, fu ricostruita e prese il nome di Santa Maria Novella. I carmelitani si insediano a sud, in una zona in forte espansione, dove abitavano maestranze povere di cardatori e battilana: Santa Maria del Carmine venne consacrata nel 1422.
Gli stemmi del quartiere e dell’ordine domenicano di Santa Maria Novella
A partire dalla metà del Trecento, la città di Firenze viene suddivisa in quattro quartieri: Santo Spirito a sud in Oltrarno, Santa Croce a est, San Giovanni a nord, Santa Maria Novella a ovest, ciascuno dei quali trae la denominazione e lo stemma dall’edificio religioso più importante. Si tratta di tre chiese e del battistero. Lo stemma del quartiere di Santa Maria Novella riproduce parte di quello dell’Ordine domenicano della chiesa omonima. Quest’ultimo, infatti, è costituito da uno scudo bianco e nero che riproduce i colori dell’abito monastico dei domenicani: veste bianca, simbolo di purezza, con mantello e cappa neri, simbolo di penitenza. Sulla parte cappata nera dello stemma è posta una stella a ricordare la nascita di San Domenico, fondatore dell’Ordine, mentre sulla parte bianca i frati del convento di Santa Maria Novella avevano aggiunto il sole raggiante del volto del Cristo.
Il complesso conventuale di Santa Maria Novella alla fine del XVI secolo
Sul finire del Cinquecento Stefano Bonsignori, cosmografo del granduca Francesco I de’Medici, realizza la prima pianta assonometrica di Firenze. In questo particolare è raffigurata la chiesa di Santa Maria Novella con la grande piazza antistante e il complesso conventuale di notevoli dimensioni che si sviluppa, sulla parte occidentale della basilica, intorno al chiostro grande. Il convento era separato dalla chiesa da un chiostro più piccolo, il cosiddetto Chiostro Verde, sul quale si affacciava la grande sala del Capitolo dove si riuniva la comunità monastica, più volte al giorno. Questo, dalla metà del Cinquecento, verrà denominato Cappellone degli Spagnoli. Erano parte delle proprietà conventuali i terreni coltivati che si vedono alle spalle dei chiostri. Nella zona meridionale del Chiostro grande, dal 1284, era stata allestita un’infermeria per la cura dei frati.
1385-1612: dall’Infermeria per i frati, all’Officina farmaceutica per tutti
Nel 1385, completata la nuova chiesa, i domenicani di Santa Maria Novella promulgano le Costitutiones (norme) ordinis fratrum Praedicatorum. Da questo documento si ricavano precisi riferimenti all’infermeria del convento per la quale si stabilisce che “due soli locali siano predisposti per gracili e malati: uno delle carni, il secondo d’altri cibi”, ma non si trae alcuna informazione sulla presenza di una spezieria. Solo nel 1542, nel primo libro di Entrate e Uscite, risulta che “vi tenevano i padri uno speziale secolare”, per le sole necessità del convento. Infatti, nell’ordinaria legislazione e pratica dell’ordine domenicano di Santa Maria Novella non era prevista la figura di aromatario e farmacista. E tuttavia, nel 1609, si registra la presenza di un frate aromatario per le necessità del convento, mentre nel 1612 l’Officina farmaceutica apriva i propri servizi anche al pubblico.
XVI e XVII secolo: l’Officina Farmaceutica di Santa Maria Novella e i Medici
Per comprendere la nascita nel 1612 e l’importante sviluppo dell’ Officina farmaceutica in Santa Maria Novella, aperta al servizio extra-conventuale, è opportuno fare riferimento anche al contesto politico fiorentino, fra Cinquecento e Seicento. E’, infatti, plausibile che le scelte dei domenicani siano state influenzate e orientate dall’azione di Cosimo I de’ Medici e dei suoi successori tutti caratterizzati, fino a Ferdinando II, da profondi interessi scientifici applicati. Basti pensare, nel 1543 e nel 1545, alle fondazioni dei Giardini dei semplici (piante medicinali) di Pisa e Firenze, alla pubblicazione degli aggiornamenti del Ricettario fiorentino, il testo fondamentale della farmacopea toscana e alla fondazione, nel 1657, dell’Accademia del Cimento, la prima società scientifica europea. Infine, è opportuno ricordare che il forte legame politico fra i Medici e l’ordine domenicano fiorentino, stabilitosi nel Quattrocento, non venne mai meno anche nei secoli successivi.
1612-1659: dall’Officina farmaceutica alla Fonderia di Sua Altezza Reale
Nel 1612 come soprintendente alle attività dell’Officina fu chiamato un noto speziale fiorentino, affiancato dal 1613 dal domenicano Angiolo Marchissi. Questi, che ricoprì le funzioni di speziale del convento dal 1618 al 1659, fu studioso e sperimentatore di valore soprattutto negli studi alchemici, attivo durante la grave epidemia di peste del 1630-31 e in ottimi rapporti con Ferdinando II de’Medici, dal quale ottenne l’onore di poter fregiare la spezieria del titolo di Fonderia di Sua Altezza Reale e l’arme medicea che incornicia il ritratto di San Pietro martire. Lo scudo di questo stemma – sormontato dalla corona granducale con il giglio di Firenze – è costituito, con felice invenzione, dai sei bisanti (palle) medicei, cinque dei quali sono tenuti in mano da putti dorati avvolti nelle spire di un grande serpente che stringe fra le fauci la sesta palla. Il serpente, animale sacro al dio guaritore greco-romano Asclepio-Esculapio, è il simbolo della farmacopea e della medicina.
Dalla farmacia conventuale all’oggi
La fama della farmacia di Santa Maria Novella si diffuse rapidamente oltre i confini del Granducato tanto che nel 1667, nella guida alle Bellezze della città di Firenze, si ricordava come i prodotti dell’Officina fossero richiesti da “molte Città d’Italia, e fuor d’Italia ancora”, mentre nel Settecento, fra’ Cosimo Bucelli realizzava i Segreti della Fonderia di Sua Altezza Reale, importante raccolta delle preparazioni dell’Officina. Salvaguardata dalle soppressioni napoleoniche, ma non da quelle del 1866, la Farmacia fu presa in affidamento provvisorio da fra’ Damiano Beni e nel 1871, Cesare Augusto Stefani, suo nipote, diveniva affittuario del Comune di Firenze, il nuovo proprietario degli immobili. Si chiudeva così la secolare attività aromataria dei frati di Santa Maria Novella, la cui sapienza, tuttavia, continua a esprimersi nell’attuale gestione privata il cui obiettivo prioritario è quello di coniugare la lezione del passato con le esigenze del presente.
Il negozio di Verona dell’Officina Santa Maria Novella si trova a 60 metri da Casa disMappa.

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