20140602  Tarek Drago Sara Draghetta IncontrArti Verona 887 Piazza Erbe

Tarek Drago e Sara Draghetta @IncontrArti (La Grande sfida 19)


Fachiri, mangiafuoco e ballerini, Tarek e Sara si sono esibiti in Piazza delle Erbe e Piazza Brà per la giornata IncontrArti, che ha concluso La Grande Sfida 19 riempendo il centro di Verona con le gioiose esibizioni dei tanti artisti di strada disabili

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PAPÀ EGIZIANO, MAMMA DI CAPRIOLO, HA TRENT’ANNI E PER UN TRAUMA ALLA NASCITA NON HA MAI POTUTO CAMMINARE

Tarek, il clown fachiro bloccato in carrozzina mangiafuoco globetrotter

Tarek è stato anche nella nazionale di basket, campione di handbike e fra un po’ vorrebbe insegnare fachirismo

«La cosa più bella del mio mestiere? Faccio divertire la gente. All’inizio vedono solo la carrozzina, poi se ne dimenticano. Guardano me e basta. E questa è la mia soddisfazione più grande».
Tarek Ibrahim, papà egiziano e mamma di Capriolo, ha 30 anni. Vive a Gussago, ma a casa ci sta poco. Tra una serata e l’altra, in Italia o in Europa, specie d’estate, ha sempre la valigia pronta, pronto per cambiare piazza, città, luogo di esibizione.

È un clown-fachiro: «Sì, dai, chiamatemi pure così». Alterna travestimenti buffi per i bambini, da intrattenere durante le feste, numeri da giocoliere soprattutto con il fuoco. Lo mangia, lo sputa, lo fa scorrere lungo il corpo.
Per questo, e per i tatuaggi di cui è ricoperto, si fa chiamare Drago. Oppure clown a rotelle. Tarek non ha mai camminato, è disabile dalla nascita.

A mamma Mariangela diagnosticarono la toxoplasmosi al settimo mese di gravidanza, sembrava non dovesse procurare problemi al piccolo che aveva in grembo. Invece il parto fu «asciutto», avvenne due giorni dopo la rottura delle acque. e per Tarek ci furono conseguenze non indolore. A nove mesi, gli fu riscontrata la diplegia spastica neonatale: «I tendini dei muscoli delle gambe non si allungano con la crescita. Ho fatto 15 interventi, oltre 20 anni di riabilitazione, una prassi comune per chi ha il mio stesso problema». Lui, però, è speciale. Per il mestiere che ha deciso di fare, per lo spirito con cui ha affrontato la malattia.

Ha girato il mondo, dopo aver imparato ad addomesticare il fuoco in Brasile: «Otto mesi nelle favelas, tra i più intensi della mia vita. Da allora, il mio show ha fatto un salto di qualità – spiega – ho lavorato nelle più grandi città d’Europa, da Monaco a Praga a Barcellona (per risparmiare, chiede a volte ospitalità ai centri accoglienza). Il trucco? «Dipende tutto dalla concentrazione. Certo, i pericoli esistono. Mettersi in bocca petrolio o cherosene non è salutare, quattro anni fa mi è venuta un’ infezione a bronchi e polmoni. Però, vi assicuro, scottature lungo il corpo non ne ho».
Fisico tonico, Tarek. È’unico clown mangia e sputafuoco in Italia, ci tiene a ricordarlo, così come esibisce con orgoglio il suo passato da atleta. Nazionale di basket in carrozzina, poi campione di handbike: «Ho corso con Alex Zanardi. Lui ha deciso di vincere le Olimpiadi, io avevo problemi alle spalle e invece di operarmi ho scelto un altro mestiere. E non lo cambierei». Artista di strada, per quanti anni ancora non sa: «Credo due al massimo, poi mi piacerebbe insegnare fachirismo e lasciare il testimone a qualcun altro». Sara, sua fidanzata e assistente durante le serate (prima girava da solo con il cane Olga), lo sostiene e sussurra un: «Dici sempre così…». Non sarà facile fermarsi: «Perché il fuoco segue la mia anima, è un connubio unico. In molti mi danno del pazzo, mia madre ancora si nasconde durante i miei spettacoli. Non possono capire cosa si prova». A Villongo, dove ha vissuto otto anni e ha iniziato a fare il clown, quasi per gioco, è stato a lungo impiegato in un’azienda. Ha rinunciato a un contratto a tempo indeterminato. Con serenità disarmante, spiega le sue motivazioni: «Ora sono felice e appagato, prima ero felice solo quando praticavo il mio hobby. Per questo, l’ho fatto diventare il mio lavoro. Sono più povero, ma importa davvero qualcosa?». Si è esibito anche a Capriolo, casa sua: «Ma in ogni piazza del mondo mi sento a mio agio, è questa la vera libertà». (fonte)