IGOR MITORAJ Sculture Dal 13 luglio 2013 all’8 settembre 2013 a Castelvecchio L’esposizione di sculture, tra le numerose iniziative in programma per le celebrazioni in onore del Centenario del Festival operistico, sarà allestita preso il cortile di Castelvecchio, splendida costruzione scaligera a pochi passi dall’Arena di Verona. L’artista polacco realizzerà la scenografia per la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, evento unico in scena il 13 luglio 2013. L’opera sarà diretta da Myung-Whun Chun, e suonata da orchestra e coro della Fondazione Arena di Verona assieme all’orchestra e coro del Teatro La Fenice di Venezia. L’esposizione nasce nell’ambito delle celebrazioni del Centenario del Festival lirico dell’Arena, è curata dalla Direzione Musei d’Arte e Monumenti del Comune di Verona di concerto con la Sovrintendenza della Fondazione Arena di Verona, che l’ha proposta, e con l’artista stesso. Igor Mitoraj per la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, che va in scena il 13 luglio diretta dal Maestro Myung-Whun Chung con Orchestra e Coro dell’Arena di Verona e del Teatro La Fenice di Venezia, ha realizzato la scenografia costituita da un torso trapassato da una Croce e due teste gigantesche. Queste ultime due, dopo la rappresentazione, saranno trasportate tra le mura del castello medievale. Sempre più frequentemente i musei d’arte antica invitano gli artisti contemporanei a esporre nei propri spazi, offrendo così l’emozione di inedite reinterpretazioni di loro stessi e delle loro collezioni, attraverso l’energia e la peculiarità dello sguardo di chi opera nel presente. Al Museo di Castelvecchio l’architetto Carlo Scarpa ha trasformato in uno straordinario percorso architettonico la corte d’armi del trecentesco castello scaligero e quindi sarà suggestivo il confronto con i giganti di sottesa classicità del maestro polacco, disposti per colloquiare tra loro, da ammirare e godere da infiniti punti di vista. Ma ancora più forte è l’accostamento della sublime perfezione delle opere esposte nella Galleria del piano terra con la forza espressiva dei santi di pietra, scolpiti dal più grande scultore veronese del XIV secolo il Maestro di Sant’Anastasia: sguardi che si incrociano e attraversano i secoli. Scultura e installazioni

Le sculture di Igor Mitoraj per Il Requiem e mostra a Castelvecchio


 IGOR MITORAJ Sculture

Dal 13 luglio 2013 all’8 settembre 2013 a Castelvecchio

L’esposizione di sculture, tra le numerose iniziative in programma per le celebrazioni in onore del Centenario del Festival operisticosarà allestita presso il cortile di Castelvecchio, splendida costruzione scaligera a pochi passi dall’Arena di Verona. La mostra all’esterno è gratuita e accessibile alle carrozzine (attenzione però alla presenza di ghiaino), le sculture all’interno sono visitabili con il biglietto del Museo, e per disabili + 1 accompagnatore è gratuita.

L’artista polacco realizzerà la scenografia per la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, evento unico in scena il 13 luglio 2013. L’opera sarà diretta da Myung-Whun Chun, e suonata da orchestra e coro della Fondazione Arena di Verona assieme all’orchestra e coro del Teatro La Fenice di Venezia.

L’esposizione nasce nell’ambito delle celebrazioni del Centenario del Festival lirico dell’Arena, è curata dalla Direzione Musei d’Arte e Monumenti del Comune di Verona di concerto con la Sovrintendenza della Fondazione Arena di Verona, che l’ha proposta, e con l’artista stesso.

Igor Mitoraj per la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, che va in scena il 13 luglio diretta dal Maestro Myung-Whun Chung con Orchestra e Coro dell’Arena di Verona e del Teatro La Fenice di Venezia, ha realizzato la scenografia costituita da un torso trapassato da una Croce e due teste gigantesche. Queste ultime due, dopo la rappresentazione, saranno trasportate tra le mura del castello medievale.
Sempre più frequentemente i musei d’arte antica invitano gli artisti contemporanei a esporre nei propri spazi, offrendo così l’emozione di inedite reinterpretazioni di loro stessi e delle loro collezioni, attraverso l’energia e la peculiarità dello sguardo di chi opera nel presente.

Al Museo di Castelvecchio l’architetto Carlo Scarpa ha trasformato in uno straordinario percorso architettonico la corte d’armi del trecentesco castello scaligero e quindi sarà suggestivo il confronto con i giganti di sottesa classicità del maestro polacco, disposti per colloquiare tra loro, da ammirare e godere da infiniti punti di vista. Ma ancora più forte è l’accostamento della sublime perfezione delle opere esposte nella Galleria del piano terra con la forza espressiva dei santi di pietra, scolpiti dal più grande scultore veronese del XIV secolo il Maestro di Sant’Anastasia: sguardi che si incrociano e attraversano i secoli.

L’artista

Igor Mitoraj, classe 1944, compie i primi studi a Cracovia presso l’Accademia di belle Arti e nel 1968 giunge a Parigi dove prosegue la sua formazione all’Ecole Nazionale Superieure des Beaux-Arts. Un lungo viaggio in Messico durante il quale approfondisce la conoscenza delle sculture sudamericane e azteche, avvicina Mitoraj alla scultura, che prediligerà come forma artistica.

Durante un viaggio a Pietrasanta, dopo aver già sperimentato terracotta e bronzo, scopre il marmo, materiale ideale per la sua scultura e nel 1983 si trasferisce definitivamente nella città toscana. In seguito alla sua partecipazione alla XLII Biennale d’Arte di Venezia le sue opere vengono esposte in molti paesi ed importanti musei come British Musem di Londra, gli Uffizi e Giardino di Boboli a Firenze, per citarne alcuni.

La scultura di Mitoraj si ispira alla tradizione classica creando personaggi mitologici come Eros, Venere, Icaro che l’artista propone come reperti frammentati, mutilate, priva di alcune parti che l’osservatore è stimolato a completare con l’immaginazione.

Aggiungere monumento a monumento. All’Arena di Verona, anche il Requiem di Verdi (“prima” il 13 luglio), solitamente eseguito in forma di concerto, avrà una sua veste scenica. Igor Mitoraj ha realizzato due teste gigantesche e un torso trapassato da una Croce. «Sono un melomane non professionale », dice l’artista, che però si dichiara verdiano convinto e non wagneriano. «Verdi, con Otello, Don Carlos e Traviata compone una musica straordinariamente bella e popolare», dice l’artista alla sua quarta esperienza lirica (la prima fu con Aida a Boboli). Cimentarsi con gli spazi aperti lo stimola. «I teatri hanno troppo oro, decorazioni, velluti». L’artista, con passaporto francese, vive da 25 anni a Pietrasanta. «Sono orgoglioso di sentirmi italiano. Lavoro in due studi, quello piccolo ce l’ho da sempre, ma ora ne ho fatto uno più grande, più professionale, con muletti, gru, sollevatore, attrezzi per la saldatura. Qui lavoro in pace, con due assistenti, al contrario della fonderia che pullula di persone. Quella è un’attività molto dura, di tipo metallurgico». Il 13 luglio vanno all’asta quattro suoi dipinti a beneficio delle opere umanitarie svolte dalla Fondazione Bocelli. Nel 2014 si profila una mostra a New York e un’altra al Museo delle sinopie di Pisa, oltre a un’installazione vicina al Duomo. (fonte)

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ARTE. Sabato doppio debutto del grande scultore polacco: le sue opere come scenografia in Arena per la Messa da Requiem di Verdi mentre si apre la mostra al museo Stupefacente Mitoraj: Castelvecchio è invaso di bellezza

Paola Altichieri Donella

I colossi anatomici dello scultore al giardino e nelle sale del muse

In Arena con le scenografie per la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi e al Museo di Castelvecchio con la mostra delle sue sculture: doppio debutto veronese, sabato, per l´artista polacco Igor Mitoraj. Non è la prima volta che Castelvecchio, museo d´arte antica, accoglie un maestro contemporaneo per offrire l´emozione di un confronto diretto tra l´antico e il contemporaneo. L´artista polacco riporta la figura umana a Castelvecchio (fino all´8 settembre), nel giardino e nella sala delle sculture, dove si era soliti accogliere, nelle precedenti esposizioni, creazioni contemporanee astratte.

Nato nella Germania nazista nel 1944, da madre polacca e da padre francese, sopravvissuto con la madre al bombardamento di Dresda del febbraio 1945, Mitoraj trascorre infanzia e giovinezza in Polonia, sua patria, vicino a Cracovia, l´antica capitale. Inizia lo studio della pittura a 19 anni, influenzato da Tadeusz Kantor, noto pittore, scenografo e regista teatrale d´avanguardia. Nel 1968, Mitoraj, desideroso di libertà e di nuove esperienze e incoraggiato da Kantor, lascia Cracovia per Parigi. Si iscrive all´ Ecole Superieure des Beaux Arts. Affascinato dalle culture sudamericane viaggia a lungo in Messico e al ritorno tralascia la pittura riconoscendo come più congeniale la scultura. Dalla mostra alla Hune di Parigi nel 1976 è tutto un susseguirsi di esposizioni e viaggi. A New York rimane un anno. Ma sentendosi soprattutto europeo, visita la Grecia per studiare il «sublime mondo classico». Nel 1979 Igor Mitoray si reca per la prima volta in Toscana, a Pietrasanta, dove nelle famose cave di marmo di Carrara scopre la «santa pietra» in cui Michelangelo scolpiva. Dopo la terracotta e il bronzo, Mitoraj così userà anche il marmo. Nel 1983 si stabilisce definitivamente a Pietrasanta, pur mantenendo aperto l´atelier parigino. Nel 1989 presenta per la prima volta le sue opere alla New York Academy of Art. Negli anni successivi riceve prestigiosi incarichi per realizzare sculture monumentali nelle principali metropoli mondiali, anche in Italia. Nel 2002 e 2006 si dedica alla progettazione di scene e costumi per Manon Lescaut e Tosca di Giacomo Puccini al festival di Torre del Lago.
Ora è a Verona, onusto di gloria e di elegante lassitude, chiamato dal soprintendente Girondini, geniale idea, a un´interessantissima operazione per il festival del centenario areniano: formare con sue opere la scenografia che farà da sfondo, ma anche da protagonista, alla Messa da Requiem di Verdi che verrà eseguita, come già detto, sabato alle 22 da orchestra e coro dell´Arena di Verona e del Gran Teatro La Fenice di Venezia, sotto la direzione di Myung –Whun Chung e di Armando Tasso per il coro. Le due sculture in scena per il Requiem sono un torso trapassato da una croce e due teste gigantesche. Queste ultime torneranno in mostra a Castelvecchio.
L´impatto con le monumentali opere di Mitoraj — collocate, sotto la direzione del maestro stesso, nel giardino e nella sala delle sculture al museo — è stupefacente, prodigioso. Le sculture — corpi di eroi, angeli acefali, torsi, volti, teste e testine raggruppate in dialoghi segreti (ah! Le tanagrine!) — sono belle di una fulgida bellezza antica. Poi sono grandi di una grandezza gigantesca, non angosciosa ma pacificante, come la Nike di Samotracia. O come le divine fisionomie delle principesse egizie (vedi Luna Dormiente, la bellissima addormentata in una nicchia a finestra della sala).
Poi sono misteriose, nei loro squarci, screpolature, disintegrazioni, che alludono all´usura del tempo, e bendaggi e velature che accennano, forse, ma non solo, a The Lovers di Magritte (1928). I loro corpi feriti si scompaginano appena per ricevere dentro sé, con pacata inquietudine, altre cose, piccole erme e cassetti (ricordano la Venere di Milo a cassetti di Salvador Dalì, 1936). Le sculture sono di ferro, ghisa, piombo, invecchiati artificialmente e quindi di colori strepitosi, dal ruggine al turchino. Forme di una sensualità sublimata e nobile, classica.
«Per l´allestimento a Castelvecchio, dopo molte visite», spiega Mitoraj, «ho scelto alcune mie opere che interloquissero con le potenti sculture gotiche del museo: le sante e i santi, questi forti personaggi. Un linguaggio di sguardi e di contrapposizione o di similitudine che non sfuggirà a coloro che osserveranno. Le fusioni in ghisa si spostano raramente: il luogo si prestava bene e quindi l´abbiamo fatto questa volta. Il risultato mi piace anche per le cromie delle pietre e dei mattoni del Castello che si accompagnano al ruggine delle statue. Per l´Arena», continua il maestro, «che mi appare come un grande bastimento di pietra che naviga nel tempo fra l´ antico e il contemporaneo, ho scelto un simbolo in sintonia con la drammaticità della musica: una croce incisa in un torso gigantesco, con due teste cadute ai suoi piedi. Il tutto in mezzo ad ulivi e cipressi a rievocare il Golgota, sul palco con il coro di oltre 180 persone e tutta l´orchestra insieme…».

«Le mie sculture drammatiche come la musica»

IGOR MITORAJ

Lo scultore polacco Igor Mitoraj espone a Castelvecchio

Le sue sculture hanno ormai fatto il giro del mondo, attraverso esposizioni personali a Londra, Atlanta, New York, Tokio, Parigi, Losanna, Milano, Roma e nei più grandi musei. Uno fra tutti, il British Museum, ha istallato davanti al suo ingresso principale, la famosa Thsuki-No-Hikan in bronzo, con altre numerose opere a Canary Wharf. E la Defense a Parigi vi ha aggiunto i monumentali Tindaro, Ikaro e Ikara, di ben dodici metri d’altezza. Igor Mitoraj in questi giorni espone le sue sculture anche al Museo di Castelvecchio (la mostra è aperta da oggi fino all’8 settembre) e soprattutto in Arena, dove alcune faranno bella mostra in palcoscenico durante l’esecuzione del Requiem di Verdi, in programma stasera. «Si tratta», come ci spiega il celebre scultore polacco, che vive tra Parigi e la Toscana, «di Memoriae, di Eros bendato e di un torso maschile trafitto da una croce, lungo otto metri. Quest’ultimo lavoro è fatto in bronzo con materiale scenografico e di travertino, la pietra con cui è stata eretta l’Arena. Mi è parsa la migliore scelta per adattarlo allo stesso luogo che ricorda il mondo antico romano».

Le altre due sue opere?
La prima, Eros, è una testa caduta da una grande statua che giace sul fianco, bendata e tutta crepata dall’usura del tempo. La seconda è un frammento di viso per Memoriae, che è anche il titolo di una mia mostra della primavera 2012 in occasione del Ravello Festival sulla costiera amalfitana. Queste due statue, dopo la recita del Requiem, torneranno tra le mura di Castelvecchio.

Ispirato dal «Requiem» verdiano?
Direi che il Requiem è una occasione per esporre tre dei miei lavori più significativi, specie il torso trafitto dalla croce. Se vogliamo, un gruppo scultoreo per accompagnare questo capolavoro di musica, che è anche una produzione non già mistica, ma umana e drammatica, che va diritta al cuore.

Cosa d’altro vediamo in scena? 
Attorno mi premeva creare una specie di monte sacro: un giardino con olivi e cipressi a significare il Golgota.

Da cosa trae riferimento il suo stile?
Non è un segreto quanto le immagini del Rinascimento mi abbiano sempre suscitato un grande interesse. E quanto il mondo classico non abbia mai lasciato in definitiva il mio immaginario. Quando ho abbandonato la pittura per dedicarmi alla scultura ho capito quanto quest’arte abbia più potere e facoltà per esprimere in libertà la mia energia.

Lei risiede in Toscana, a Pietrasanta, un luogo speciale per uno scultore… 
Questa piccola cittadina (dove sono cittadino onorario) non è lontana dalle celebri cave di marmo delle Apuane ed ha fornito buona parte del materiale impiegato da Michelangelo per le sue opere. Vi ho scoperto il marmo come mezzo ideale di espressione, imparando dagli artigiani del luogo una tecnica millenaria. Ho finito per aprirvi, trent’anni fa, anche un grande atelier, senza abbandonare quello storico di Parigi.

Si è mai dedicato a lavori per il teatro? 
Nel 2002 ho cominciato ad appassionarmi alla scenografia teatrale ed ai costumi di scena per l’opera lirica. Ho concepito Manon Lescaut e Tosca per i teatri della Fondazione Puccini e Aida nel 2009 per il Giardino di Boboli a Firenze. (fonte)

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