Palazzo della Gran Guardia

L’arte cura, di Piera Legnaghi


Palazzo della Gran Guardia
Giovedì 9 marzo 2017, ore
Ingresso libero

L’arte cura

Presentazione del libro di Piera Legnaghi (ed. Dell’Aurora)
Dialogano con l’autrice: Maria Teresa Ferrari, giornalista, e S. Peruzzi, psicoterapeuta

Arte dal latino Ars, termine formato dalla radice indoeuropea «ar» da cui deriva anche il greco harmos, «armonia». Cura dal latino Cura, termine che nella sua forma più antica veniva scritto Coera. Gli antichi etimologisti lo collegano a Cor, cuore. «L’arte cura» è il libro scritto da Piera Legnaghi per raccontare una vita legata all’arte, la sua. «Ho iniziato a dipingere a dieci anni – racconta – e la mia storia d’artista alla ricerca delle proprie radici umane e divine inizia in quel momento». Contemporaneamente nasce un dialogo con se stessa e il mondo esterno: «I carboncini colorati e la carta, la natura, la mia mano e lo stupore continuo davanti al vento, agli alberi, alle foglie». Piera Legnaghi racconta in questo libro autobiografico, con grande naturalezza e rara delicatezza, la sua esplorazione dello spazio-mondo-natura, il suo essere donna e madre. Una vita, scandita dalla ricerca delle forme e dei colori, la sola modalità che l’artista ha «per poter vivere le emozioni, per poterle elaborare, per poterle distillare e dar loro una verità per sé e per gli altri, poiché ricercare la verità nella molteplicità delle sue forme è l’unica strada per vivere il reale». Dai ricordi di bambina, quando giocava con materiali metallici trovati nel laboratorio paterno, cesellatore di arredi sacri autodidatta, alle prime realizzazioni delle sculture passando dalla pittura e coltivando la passione per i gioielli che spesso richiamano in piccolo le dimensioni delle sue opere. Più cresce l’artista e nascono opere che le danno notorietà a livello nazionale, più cresce il desiderio di restituire agli altri ciò che aveva ricevuto come dono e così fioriscono i laboratori dedicati a tutti, dagli adolescenti psichiatrici alle persone adulte e anziane. La scoperta della «stanza creativa» le fa capire che può dare agli altri la possibilità di usare l’arte come aiuto per la vita. Elabora un «metodo» che chiama «Arte e Creatività»: «Quando ho capito che lo spazio-tempo artistico è il ‘qui ed ora’ nel momento creativo, – spiega l’artista – le mie opere sono diventate ancor più parte di me in un armonioso vicendevole scambio della possibilità dell’incontro comunicativo». La sua storia d’artista le fa capire quanto sia importante lavorare con la sensorialità lasciando ogni tanto riposare la mente. «L’atelier necessita di un tempo speciale, quello dell’inattività, vale a dire della possibilità di prendersi del tempo per se stessi, allontanandosi dalla frenesia della vita». Nel suo atelier si alternano tanti ospiti, allievi dalle svariate età e con problemi diversi; la scultura e i colori sono diventati i mediatori ideali della sua comunicazione. Dolore, incanto, meraviglia condiscono queste pagine dove l’autrice narra le storie più strane in cui guida, come una madre, aiutando a digerire e a metabolizzare le emozioni, stimolando l’uso dei cinque sensi come porte d’accesso ad una nuova fisicità, consapevole che esistono altri sensi interiori da scoprire. «La ricettività, l’empatia, la disponibilità all’accoglienza diventano le basi creative per qualsiasi tipo d’intervento, in modo da rendere la persona protagonista della sua trasformazione». «L’arte cura» narra un percorso che porta l’autrice a stare bene, utilizzando la sua esperienza di artista e di donna, di madre, ma invita anche il lettore a scoprire e seguire il proprio istinto creativo. (articolo di Maria Teresa Ferrari)