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La guerra di Libia attraverso le copertine della Domenica del Corriere


Mostra “Cronaca di un’ambizione: gli anni della guerra in Libia sulle copertine delle riviste dell’epoca”

Biblioteca Arturo Frinzi, Università di Verona
La mostra, al primo piano della Biblioteca, è accessibile e si può raggiungere con l’ascensore, entrando dall’ingresso della biblioteca nel Chiostro.
fino al 31 gennaio 2013

Un pezzo di storia illustrata

Si chiude il ciclo di incontri “Io scrivo, tu mi leggi”, iniziativa cresciuta con successo negli anni che è riuscita a creare un vero e proprio spazio d’incontro e confronto tra studenti universitari, docenti, autori e curatori di opere letterarie e rassegne fotografiche. A terminare il programma la mostra “Cronaca di un’ambizione: gli anni della guerra in Libia sulle copertine delle riviste dell’epoca”, curata da Giuseppe Battaglia, studioso e collezionista. L’evento, allestito alla biblioteca Frinzi e aperto dal 12 dicembre al 31 gennaio, rievocherà, attraverso le copertine della Domenica del Corriere, una delle maggiori riviste illustrate del tempo, il tragico anno di guerra in Libia dal 1911 al 1912. L’iniziativa è promossa in occasione dei cento anni dalla conclusione della campagna in Libia, in collaborazione con l’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona e l’associazione filatelico-numismatica di Montagnana.

La mostra. Le ambizioni coloniali italiane raccontate attraverso le illustrazioni e le fotografie dell’epoca. Questo il filo conduttore della mostra che, avvalendosi della forza evocativa delle immagini pubblicate sulle copertine del settimanale della Domenica del Corriere, spiega una pagina poco edificante della storia italiana del primo Novecento. Le illustrazioni, le vere e proprie protagoniste della rassegna fotografica,sonodi Achille Beltrame, storico autore delle copertine del settimanale per quasi mezzo secolo. Le immagini spaziano dai momenti di gloria dei capi dell’esercito italiano a scene crude di massacro e carneficina. “L’Italia, credendosi la paladina della giustizia e della civiltà- ha spiegato Battaglia -ha firmato una pagina triste della sua storia coloniale mostrando una facciata brutale in nome della falsa ambizione di portare la civiltà ad un altro popolo”. Un pezzo di storia troppo spesso dimenticata che merita un ricordo speciale senza l’ausilio di testi o scritti. Perché un’immagine può raccontare più di qualunque parola.

Achille Beltrame

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Achille Beltrame

Achille Beltrame (Arzignano, 18 marzo 1871Milano, 19 febbraio 1945) è stato un illustratore e pittore italiano. Fu l’autore delle celebri copertine del settimanale La Domenica del Corriere per quasi mezzo secolo.

Beltrame studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. Fu allievo di Francesco Hayez e di Giuseppe Bertini.Biografia

Lavorò come cartellonista per le Officine Grafiche Ricordi per le quali realizzò manifesti pubblicitari poi divenuti storici [1].

A 28 anni, fu chiamato dal coetaneo Luigi Albertini a contribuire alla realizzazione de La Domenica del Corriere, il cui primo numero fu in edicola l’8 gennaio del 1899 [2]. Nell’arco di 40 anni le tavole di Beltrame pubblicate, in prima e ultima pagina, furono 4.662. Al settimanale milanese Beltrame lavorò assiduamente, pare senza mai fare vacanza, fino ai primi giorni di febbraio del 1945.

«Attraverso le immagini da lui create – scrive Dino Buzzati – i grandi e più singolari avvenimenti del mondo sono arrivati pur nelle sperdute case di campagna, in cima alle solitarie valli, nelle case umili, procurando una valanga di notizie e conoscenze a intere generazioni di italiani che altrimenti è probabile non ne avrebbero saputo nulla o quasi. Un maestro dell’arte grafica, quindi, ma anche un formidabile maestro di giornalismo…» [1] [3].

Le tavole a colori di Beltrame divennero il marchio distintivo della rivista. Nelle sue copertine è riassunta in pratica tutta la storia del costume e della società italiana della prima metà del XX secolo. Fatti di cronaca, sportivi, di costume venivano riassunti con maestria dall’illustratore arzignanese, che riusciva a renderli vivi e attuali agli occhi di una popolazione non ancora del tutto uscita dall’analfabetismo. Non si mosse mai da Milano dove disegnò tutte le sue tavole. Ciò nonostante riuscì a rappresentare luoghi, fatti, persone e cose che non aveva mai visto di persona, grazie alla sua innata immaginazione e curiosità unite ad un rigoroso senso di realismo. Celebri, in particolare, furono le sue illustrazioni degli avvenimenti bellici della Grande guerra e delle vicende degli Alpini.

Anche gli altri sette fratelli di Achille Beltrame si distinsero nelle arti e nelle lettere [3].

Morì a Milano il 19 febbraio 1945, nella casa del nipote in via Fiamma 27.

Il suo discepolo, Walter Molino, che l’aveva affiancato già dal 1940, rimase a illustrare le copertine del settimanale dopo la sua morte.

Come pittore, Beltrame realizzò centinaia di quadri a olio, acquarello, tempera e matita.

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