Segnalazioni

Il taglio degli alberi di Lungadige San Giorgio


Lungadige San Giorgio: sostituzione di 21 alberi di ‘Quercus Ilex’

E’ in fase di esecuzione l’intervento di sostituzione di 21 alberi di ‘Quercus Ilex’ (lecci)presenti su lungadige San Giorgio.

Le dimensioni raggiunte negli anni dagli alberi e le condizioni critiche dei fusti, mettono gli stessi a rischio di rottura elevato con danni certi, vista l’altissima fruibilità del luogo, a cose o persone.
Non essendo possibile nessun tipo di intervento che possa migliorare le condizioni delle piante e, quindi, la loro conservazione, è stato necessario procedere ad un intervento di abbattimento urgente, per tutelare la pubblica incolumità.

L’area sarà riqualificata con la piantumazione di nuove piante che sostituiranno quelle eliminate.

Successivamente alla prima fase di taglio, infatti, Amia Verona Spa procederà alla piantumazione di tutti gli alberi eliminati utilizzando la medesima specie arborea.

 

Vedi  http://portale.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=54904#sthash.UQX2obUX.dpuf

Quercus ilex

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Leccio

Quercus ilex Madonie.JPG
Quercus ilex
Parco delle Madonie
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Basso rischio (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fagales
Famiglia Fagaceae
Genere Quercus
Specie Q. ilex
Nomenclatura binomiale
Quercus ilex
L., 1753
Areale
Quercus ilex range.svg

Il leccio (Quercus ilex L., 1753) detto anche elce, è una pianta appartenente alla famiglia delle Fagaceae, diffusa nei paesi del bacino del Mediterraneo.

Morfologia

Fusto

Il leccio è generalmente un albero sempreverde con fusto raramente dritto, singolo o diviso alla base, di altezza fino a 20-25 metri. Può assumere aspetto cespuglioso qualora cresca in ambienti rupestri.

La corteccia è liscia e grigia da giovane, col tempo diventa dura e scura quasi nerastra, finemente screpolata in piccole placche persistenti di forma quasi quadrata.

I giovani rami dell’anno sono pubescenti e grigi, ma dopo poco tempo diventano glabri e grigio- verdastri.

Le gemme sono piccole, tomentose, arrotondate con poche perule.

Foglie

Foglie

Le foglie sono semplici, a lamina coriacea a margine intero o dentato, molto variabile nella forma che va da lanceolata ad ellittica (rotondegiante nella sottospecie rotundifolia), la base è cuneata o arrotondata. La pagina superiore è verde scuro e lucida, la inferiore grigiastra e marcatamente tomentosa. Sono lunghe 3–8 cm, e larghe 1-3,5 cm. La nervatura centrale è dritta e sono presenti 7- 11 paia di nervature laterali.

La pubescenza sulla pagina inferiore è simile a quella della Quercus suber con tricomi che nascondono gli stomi. Questi ultimi sono rotondeggianti. Le foglie restano sulla pianta 2-3 anni.

Il picciolo è breve, peloso, provvisto di stipole marroncine, lineari e presto caduche.

Sono presenti due tipi di foglie (eterofillia): quelle apicali e quelle degli esemplari giovani sono ovaleggianti, con denti mucronati o spinescenti, con pubescenza della pagina inferiore ridotta, e qualche tricoma anche sulla pagina superiore.

Le foglie delle plantule sono pelosissime, quasi bianche alla germogliazione, poi diventano glabrescenti, ma il giovane fusticino continua ad essere fittamente pubescente.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza maschile

I fiori sono unisessuali, la pianta è monoica.

I fiori maschili sono riuniti in amenti penduli, cilindrici e pubescenti, hanno perianzio con 6 lobi e 6-8 stami.

I fiori femminili sono in spighe peduncolate composte da 6-7 fiori, ogni fiore ha perianzio esalobato e 3-4 stigmi.

Gli amenti maschili sono lunghi 5–7 cm e sono portati alla base dei rami dell’anno. La fioritura avviene nella tarda primavera, da aprile a giugno.

Frutti

Ghiande

I frutti sono delle ghiande, portate singole o in gruppi di 2-5, su un peduncolo lungo circa 10–15 mm (eccezionalmente anche 40 mm). Le dimensioni variano da 1,5 a 3 cm di lunghezza, per 1-1,5 cm di diametro. Sono di colore castano scuro a maturazione, con striature più evidenti.

All’apice di ogni ghianda è presente un robusto mucrone. Le ghiande sono coperte per un terzo o metà della loro lunghezza da una cupola provvista di squame ben distinte, con punte libere ma non divergenti. Maturano nello stesso anno della fioritura, in autunno.

Radici

L’apparato radicale è robusto, fittonante, si sviluppa già dai primi anni di vita e può penetrare per diversi metri nel terreno. Questo comporta una notevole resistenza alla siccità (la pianta va a trovare l’acqua in profondità), ma anche problemi di trapianto, che questa specie sopporta male.

Le radici laterali possono essere anch’esse molto robuste e spesso emettono polloni.

Legno

Il legno è a porosità diffusa, il durame è di colore rossiccio e l’alburno è di colore chiaro. Si tratta di un legno duro, compatto e pesante, soggetto ad imbarcarsi, difficile da lavorare e da stagionare. È utilizzato soprattutto come combustibile e per la produzione di carbone vegetale. Il legno del leccio è tra i più tannici che si conosca. I tannini sono sostanze chimiche amare disinfettanti, di colore scuro. Quando nel legno fresco appena tagliato di leccio vi si conficca un chiodo in ferro, dopo qualche ora è possibile notare una piccola chiazza blu che circonda il chiodo. Questo anello è un viraggio del legno dovuto alla reazione dei tannini con il ferro ed è un fenomeno tipico di questa ed altre piante tanniche.

Sottospecie

Esistono due sottospecie:

  • Quercus ilex subsp. ilex. Nativa nell’area che va dal nord della penisola iberica all’Est della Francia fino alla Grecia. Foglie assai vicine; ghiande lunghe 2 cm, dal sapore amaro.
  • Quercus ilex subsp. rotundifolia (syn. Q. rotundifolia, Q. ballota). Nativa nell’area che va dal sud della penisola iberica al nordest dell’Africa. Foglie rade; ghiande lunghe 2.5 cm, dal sapore dolce.

Distribuzione e habitat

Il leccio cresce lungo tutto il bacino del Mediterraneo, mancando solo in Egitto (in Libia è stato probabilmente introdotto dall’uomo).

La specie è comunque maggiormente diffusa nel settore occidentale, soprattutto in Algeria e Marocco, in tutta la penisola Iberica (dove costituisce uno dei componenti principali della dehesa), nella Francia mediterranea e in Italia, dove forma boschi puri anche di notevoli dimensioni.

Nel settore orientale, a partire dai Balcani, invece, si trova in boschi misti ad altre essenze forestali, spesso ben distanti tra loro, e solo in stazioni con un’adeguata umidità.

Si trova, sempre consociato, anche lungo le coste turche del Mar Nero.

In Italia è diffuso soprattutto nelle isole e lungo le coste liguri, tirreniche e ioniche. Sul versante adriatico le popolazioni sono più sporadiche e disgiunte (tranne che in Puglia, Abruzzo e Marche). Piccole popolazioni sono presenti anche sulle Prealpi lungo le coste dei laghi, sui Colli Euganei, in Friuli Venezia Giulia, in Romagna fino al Bolognese-Imolese e nel Bosco della Mesola nel ferrarese.

Il leccio è uno dei rappresentanti più tipici e importanti dei querceti sempreverdi mediterranei, ed è il rappresentante caratteristico del Quercetum ilicis, la vegetazione cioè della fascia mediterranea temperata.

Per quanto riguarda il terreno questa specie non ha particolari esigenze. Preferisce però terreni non troppo umidi, con un buon drenaggio. Ha una crescita maggiore in terreni vulcanici e nelle zone costiere, mentre in terreni rocciosi calcarei ha una crescita minore. In zone più umide dell’entroterra ha una crescita stentata ed è sopraffatto spesso da specie più adatte.

Selvicoltura

L’impiego quasi esclusivo dei boschi di leccio è il governo a ceduo per legna da ardere. Non presenta problemi di rinnovazione per seme, anche vista la tolleranza all’ombra del novellame.

Il miele ottenuto dai fiori presenta proprietà astringenti ed è ricco di ferro.

Alberi monumentali d’Italia

Fra gli alberi monumentali di Italia si annoverano anche molti lecci, tutti fra i 15 e i 20 metri di altezza con tronchi di circonferenza fra i 4 e i 5 metri[2]. Tra i maggiori e più antichi si annovera il cosiddetto Ilici di Carrinu (leccio di Carlino) nel territorio di Milo alto 25 metri, con una fronda che raggiunge i 30 metri di diametro, la cui età è stimata intorno ai 700 anni[3]

Influenza nella toponomastica

La città di Lecce, secondo un’etimologia popolare prenderebbe il suo nome proprio dal leccio: nel suo stemma compare un albero assieme ad una lupa (che ricorda il nome latino della città: Lupiae). In realtà Lecce è l’esito locale di Lupiae, attraverso passaggi fonetici quali Luppia (nella Tavola Peutingeriana), Lypiae, Lyciae, Liccia, Liccem (in latino medievale), *Licce.[4]

Al contrario, è proprio l’elce che dà il nome ai paesi di Elcito[5] ed Elice in Abruzzo.

Il paese di Leccio frazione di Reggello in provincia di Firenze prende il nome dal cospicuo bosco di Quercus ilex che vi si trova.

Curiosità

  • Sulla sommità della Torre Guinigi a Lucca sono presenti sette piante di leccio. Sebbene non si sappia con precisione quando siano stati piantati questi alberi, esistono testimonianze molto antiche che descrivono questo giardino pensile.
  • Il Bosco di Lecci, foresta fittizia presente in Pokémon Oro e Argento e negli omonimi remake, prende il nome dal suddetto albero. Nelle versioni inglesi, questo riferimento viene reso più evidente (Ilex Forest).

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