Romeo e Giulietta un amore mai così colossale Concerti

I baci di Romeo


Romeo e Giulietta un amore mai così colossale

Romeo e Giulietta un amore mai così colossale

[learn_more caption=”Romeo e Giulietta all’Arena di Verona”] Romeo e Giulietta un amore mai così colossale ARENA. Il debutto dell’opera musicale «Ama e cambia il mondo». Merito delle apparizioni televisive dei due giovani protagonisti. I maxischermi laterali fanno da contorno. C’è una grande voglia di stupire Una scena dello spettacolo di David Zard che è andato in scena in Arena. Questa sera lo si potrà ammirare anche su RaiDue Una scena dello spettacolo di David Zard che è andato in scena in Arena. Questa sera lo si potrà ammirare anche su RaiDue Dopo cinque minuti il vicentino Davide Merlini fa il suo primo assolo nella parte di un Romeo uscito da un quadro di Hayez e l’Arena gremita già lo applaude. Merito come al solito delle apparizioni televisive, ma questa volta anche di una operazione che avvicina il capolavoro shakespeariano al grande pubblico, se ce ne fosse ancora bisogno. «Romeo e Giulietta ama e cambia il mondo», prodotto da David Zard, porta in scena giovani di belle speranze e accontenta quelli, numerosi, nell’anfiteatro. Perché il cast, mosso nelle coreografie di Veronica Peparini, è assolutamente a proprio agio su un palco che sembra odiare staticità e fissità. Salgono le pedane come i piedistalli che Scarpa ha pensato per Castelvecchio, avanzano e retrocedono pannelli con proiezioni che alludono e rimandano ad un universo di frammenti tratti dalla storia dell’arte. Pareti mobili e separatori spezzano una scena già ridotta rispetto alla vastità del palco arenaiano. Operazione che teatralizza e rende le coreografie inquadrabili dall’occhio televisivo (Rai 2). Le scene di Barbara Mapelli han la leggerezza che obbedisce alla regia rigorosissima di Giuliano Peparini. E la voglia di inventar qualcosa (vedi le gambe che sbucano dalla reggia di Tebaldo) nonostante molto già si sia fatto sulla tragedia. Un flusso continuo di scene al ritmo di un Circle du Soleil. Invenzioni cromatiche accelerate dai costumi molto belli di Frederic Olivier che rallentano solo per crogiolarsi su scene d’impatto come la festa a casa di Giulietta. Gran movimento da balletti da varietà del sabato sera, perfetti nell’unisono. Divagazioni “spettacolari” che tolgono cupezze al dramma e profondità al verbo shakespearinao opportunamente adattato da Vincenzo Incenzo. I versi che Lhurmn fece recitare in un contesto postmoderno qui sono solo l’eco lontana di una stratificazione di rimandi altri. La citazione è la cifra del nostro tempo. Il semplice è un must ormai, la complessità va fuggita (soprattutto dai giovani) ma almeno qui il facile non si declina nel surrogato. La versione illuminata dai giochi di Xavier Lauwers gioca con le possibilità di stupire sempre, strappando applausi all’anfiteatro quando i due amanti, più delle volte che il copione chiederebbe, si baciano in una scena che cita la metafisica di De Chirico. Ma intento e desiderio è dire la potenza dell’amore, quello di due ragazzi come tanti, normali in una città come tante, ieri come oggi. Loro son l’anima che pompa energia da West side Story. Così anche la Giulietta di Giulia Luzzi e il bravo Mercuzio interpretato da Luca Giacomelli Ferrarini scivolano agilmente sulle musiche accattivanti e orecchiabili. Rimandi a certi pezzi da Garinei ma qui imbrigliate per gli assoli di un cast dalle notevoli estensioni vocali. Ama e cambia il mondo, cantato davanti all’altare del frate ha l’autonomia di un pezzo a se stante, pizzico di zucchero, tempi e ritmo da comunicazione via IPhone, veloce, pur su una musicalità un po’ demodé. I maxischermo laterali fan da contorno: non serve la mimica tramandata dalla lirica. Lo schermo avvicina i volti, zooma su emozioni, intenzioni ed espressioni. La legge dell’ultra piatto. Simone Azzoni [/learn_more]

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