20140601 Dario Fo Casta diva Arena di Verona Spettacoli

Dario Fo e Casta Diva all’Arena di Verona


Galleria foto e video della partecipazione di Dario Fo a Lo spettacolo sta per iniziare all’Arena di Verona, condotto da Antonella Clerici, con l’esibizione di Chiara Angella in Casta diva





Nella grande festa di musica popolare Fo difende il Papa

Applauditissimi Anastacia con Il Volo, Cocciante, Neeley, Grigolo. Il Premio Nobel elogia Francesco: «Io ateo, devo farlo: è aggredito dai poteri forti»

La grande festa della musica popolare, in diretta Rai1 in Eurovisione dall’Arena di Verona, inizia dalla Carmen, colorata e spettacolare opera di Bizet, ma anche tragedia d’amore. E a proposito d’amore, ecco subito dopo Massimo Ranieri che canta Perdere l’amore. Due facce della musica popolare, quelle che Lo spettacolo sta per iniziare unisce in un evento che più popolare non si può, capace di accontentare i gusti di tutti. Perché se è vero che deve promuovere l’imminente stagione lirica, lo fa anche attraverso star internazionali, mescolate alle più famose romanze liriche e agli allestimenti più di effetto, come Aida nella versione del Centenario firmata da La Fura dels Baus, che ha dato una ventata di modernità all’opera che inaugurò il festival nel 1913. Non servono neppure le scenografie, bastano i giochi di luci lungo i gradoni. E lo sposalizio tra lirica e pop conclude anche la serata, con il tenore Vittorio Grigolo e Massimo Ranieri in Torna a Surriento.

Per non farsi mancare niente, in tempi di talent televisivi, anche qui una gara: di tenori, visto il luogo. Al televoto la spuntano Alessandro Fantoni e Raffaele Abete che avrano un contratto in Arena. Applauditissimo un altro giovane talento, Giovanni Andrea Zanon, violinista prodigio, quindicenne, in una fantasia dalla Carmen.
Dopo il tripudio di fazzoletti bianchi per l’arrivo di Escamillo (la stessa scena dello scorso anno), il composto coro muto da Madama Butterfly e la meravigliosa Hui He in Un bel dì vedremo.
Da un mito all’altro: Jesus Christ Superstar, il musical che nel 1973 diventò un film «rivoluzionario», come dice Antonella Clerici, sempre perfetta padrona di casa. Ted Neeley è tornato a impersonare Gesù in I only want to say, la scena del Getsemani, con i suoi acuti che, confessa, mantiene con una vita «senza fumo, senza vizi». Tornerà il 12 ottobre con l’intero musical.
Neanche il tempo di riprendersi dall’emozione, ecco che tocca ad Anastacia con il giovanissimo trio Il Volo in Io che non vivo un’ora senza te e O sole mio, lei in inglese i tenorini in italiano. I tre stanno per partire in tournée negli Stati Uniti e Canada. «Sono onorata di cantare con questi talenti, e così giovani», dice Anastacia prima di proporre il suo singolo Stupid little things con l’orchestra areniana diretta da Julian Kovatchev. Una voce straordinaria. Come quella di Vittorio Grigolo, «the Italian tenor» come lo chiamano in America, in Una furtiva lagrima dall’Elisir d’amore. Anche lui sta per partire per l’estero, ma prima «canterò anche per il papa Francesco, persona straordinaria».
E a proposito di Francesco, Dario Fo, mentre pubblicizza il suo libro Lu santo jullare Franzesco, e lo spettacolo che sarà su Rai1 il 22 giugno, racconta di Francesco, ma quale? Il santo o il papa? «Non pensavo di parlare del papa, io che sono ateo, marxista, leninista e seguace di Darwin, mi trovo paradossalmente a difendere il rappresentante massimo della chiesa cattolica. Ma alcuni spietati commenti che ho sentito fare da un intellettuale moderatamente moderato, mi hanno indignato: ha detto che il papa, che veste sciattamente e rifiuta gli appartamenti papali, è un furbacchione, che la sua è una strategia pubblicitaria». Perché questo linciaggio? Perché, spiega Fo, papa Francesco ha attaccato il mondo degli affari, le banche, l’avidità dei poteri forti, i corrotti. L’Arena intera si alza in piedi. E il Premio Nobel si ferma ad ascoltare il soprano Chiara Angella in Casta Diva, «una delle romanze preferite di Franca Rame» spiega.
L’opera popolare è anche quella moderna di Riccardo Cocciante, Notre Dame de Paris, che tanto successo ha avuto proprio in Arena, qui cantato nelle diverse lingue degli interpreti, con finale dello stesso Cocciante a cappella. Che annuncia che il suo Romeo e Giulietta ripartirà da Verona il prossimo anno. Non manca intanto quello di Gounod, con Francesco Verna, Cristian Ricci, Romano Dal Zovo e Grigolo, e neppure una parentesi si danza classica, con il Lago dei cigni di Renato Zanella.

Daniela Bruna Adami

TEATRO. Il 22 giugno in prima serata su Rai1 con «Lu Santo Jullare»

Dario Fo ritorna in tv dopo 40 anni con «Francesco»

«Parlo di un pontefice del ‘200 e di uno di oggi» E a teatro porta «La figlia del papa» su Lucrezia Borgia, dal suo libro sulla famiglia di Alessandro VI

Dario Fo è alle prese con i Papi di ieri e di oggi. Con Francesco-Lu Santo Jullare torna dopo circa 40 anni in prima serata su Rai1, in un evento dove è probabile un intervento di Mika. E con lo spettacolo tratto dal suo primo romanzo La figlia del papa (Chiarelettere), in cui mostra un’inedita Lucrezia Borgia, inaugura la Stagione Borgiana a Nepi, il 21 giugno in prima nazionale. Il 19 giugno sarà invece in Piazza del Campidoglio per Letterature, dove farà un discorso inedito sul potere a partire dalla sua Lucrezia Borgia.
«Se nel Lu Santo Jullare parlo di un papa del ‘200 e uno dei giorni nostri, in La figlia del papa presento la figura di un papa del ‘500, Alessandro VI, Rodrigo Borgia. Questo papa ha avuto una straordinaria intelligenza e creatività ma anche grande spregiudicatezza. È un uomo che vive la vita, e quando gli ammazzano il figlio e glielo fanno trovare che galleggia sul Tevere, va in crisi e decide di buttare all’aria tutto l’impianto della Chiesa per tornare agli inizi» dice il Premio Nobel. «In quella fase arriva a sfruttare le parole» continua Fo, «di un uomo che è stato bruciato vivo a Firenze, il Savonarola. Adopera addirittura le sue parole per cercare di riformare la Chiesa. Ma Savonarola di lì a poco viene immolato e lui si ritrova solo a perseguire questa idea, deve cedere, e di lì a poco muore. Però la figlia continua con una forza incredibile a realizzare il suo pensiero e la sua idea».
In corso di traduzione in diverse lingue, arrivato a 20 mila copie e alla quinta ristampa dall’uscita il 10 aprile 2014, La figlia del papa è accompagnato da illustrazioni di Fo, anche quella di copertina.
La passione del Premio Nobel per la pittura, dagli esordi nel 1964 fino a oggi, sarà ripercorsa con 20 tele, tra cui un autoritratto, in mostra dal 27 giugno a Palazzo Leti-Sansi, per la rassegna Spoleto Arte, ideata e curata da Vittorio Sgarbi. Nella «personale» di Fo anche immagini, disegni e video su aspetti noti e meno conosciuti del suo lavoro teatrale, foto di scena e scenografie.
Nella trasposizione teatrale de La figlia del papa sei attori interpretano i nove personaggi della storia. Dario Fo è insieme il Narratore, Alessandro VI ed Ercole d’Este. Lucrezia è interpretata da Sara Bellodi, giovane attrice al suo debutto con la compagnia Fo-Rame. Sul palcoscenico il premio Nobel racconta la vita di Lucrezia Borgia facendone emergere, grazie a una meticolosa ricerca storica, i tratti autentici: una donna libera, indipendente, intelligente, vittima delle macchinazioni del padre-pontefice e del fratello Cesare, cui Machiavelli dedicherà Il principe.
Fo nel suo adattamento rende giustizia in ogni scena alla giovane Borgia, costretta fin dall’infanzia a sottostare ai giochi di potere, a sposarsi per tre volte e ad essere strumento per patti e alleanze, con un apice nell’ultima parte dello spettacolo, quando Lucrezia – divenuta duchessa di Ferrara – dà dimostrazione di possedere carisma e capacità di governare.
«È bellissimo poter rappresentare la prima di questo spettacolo in questo luogo storico che era un dono fatto dal padre a Lucrezia, insieme al titolo di Duchessa di Nepi. È qui che lei comincia ad affrontare la sua esperienza di donna forte e capace di governare con grande intelligenza e umanità», spiega il Premio Nobel. In via straordinaria, in occasione della prima nazionale de La figlia del papa, saranno aperte le taverne delle Contrade di Nepi, con cibi tipici della Tuscia.
Fino alle 18 sono in programma anche visite guidate del Museo archeologico comunale e della città. In scena anche Jacopo Zerbo nel ruolo del Valentino, Graziano Sirressi (il secondo marito di Lucrezia, Alfonso d’Aragona) e Maria Chiara di Marco, da anni collaboratrice della compagnia Fo-Rame, nel ruolo di Isabella D’Este, cognata-amica di Lucrezia negli anni ferraresi.

Dario Fo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
« Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi. »
(Motivazione del Premio Nobel per la letteratura 1997)

Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1997

Dario Fo (Sangiano24 marzo 1926) è un drammaturgoattore,registascrittoreparoliere e scenografo italiano. Vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1997 (già candidato nel 1975). I suoi lavori teatrali fanno uso degli stilemi comici propri della Commedia dell’arte italiana e sono rappresentati con successo in tutto il mondo. In quanto attoreregistascrittorescenografocostumista eimpresario della sua stessa compagnia, Fo è uomo di teatro a tutto tondo.

È famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale e per l’impegno politico di sinistra. Fu tra gli esponenti, con la moglieFranca Rame, del Soccorso Rosso Militante.

Biografia

Origini familiari

Figlio di Felice Fo (capostazione e anche attore in una compagnia amatoriale) e di Pina Rota (originaria diSartirana Lomellina), è cresciuto in una famiglia intellettualmente vivace, dove ha potuto ascoltare fin dalla prima infanzia le favole, frammiste a cronaca locale, raccontate dal nonno materno e le storie riportate da viaggiatori e artigiani[1]. Proprio gli affabulatori di paese (ripetutamente citati e ricordati da Fo), grazie alla loro capacità di raccontare gli avvenimenti, avrebbero poi ispirato l’artista nel corso degli anni.

La seconda guerra mondiale

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, a seguito della chiamata alle armi della neonata Repubblica Sociale Italiana si arruola giovanissimo volontario[2] nelle file dell’esercito fascista, prima nel ruolo di addetto allacontraerea a Varese e successivamente come paracadutista nelle file del “Battaglione Azzurro” di Tradate. La scoperta di questa militanza, emersa per la prima volta negli anni settanta, scatenò polemiche, querele e processi da parte di Dario Fo – all’epoca attivo rappresentante in campo artistico della cultura della sinistra italiana – che si trascineranno per alcuni decenni.

Inizi della vita artistica

Compiuti gli studi all’Accademia di belle arti di Brera di Milano, dal 1950 Fo cominciò a lavorare per la RAIcome attore e autore di testi satirici. È del 1952 la serie di suoi monologhi radiofonici intitolata Poer nano. Il 24 giugno 1954 sposò l’attrice e collega Franca Rame a Milano, nella basilica di Sant’Ambrogio. Poco dopo la coppia si trasferì a Roma. Qui il 31 marzo 1955 nacque il loro figlio Jacopo. Sempre a Roma Fo, dal 1955al 1958, lavorò come soggettista per il cinema. Nel 1956 Fo scrisse e interpretò, insieme a Franco Parenti, un varietà per la radio intitolato Non si vive di solo pane, che lo stesso Fo ricorderà in seguito come un programma di grande successo[3].

Nel 1962 Fo e la moglie, che nel frattempo avevano fondato la Compagnia Dario Fo-Franca Rame, prepararono una serie di brevi pezzi per il varietà televisivo Canzonissima. La censura intervenne così spesso che abbandonarono la televisione in favore del teatro. Le commedie prodotte tra il 1959 e il 1961avevano la struttura della farsa, dilatata e arricchita da elementi di satira di costume. Con atteggiamento critico verso quello che lui denominava “teatro borghese”, Fo recitava in luoghi alternativi quali piazze, case del popolo, fabbriche: luoghi dove egli poteva trovare un pubblico diverso da quello tipico dei teatri, un pubblico che era composto soprattutto dalle classi subalterne e che normalmente aveva meno opportunità di accesso agli spettacoli teatrali[4].

Mistero buffo, il grammelot e il “teatro di narrazione”

Nel 1968 venne fondato il gruppo teatrale Nuova Scena, con l’obiettivo di ritornare alle origini popolari del teatro ed alla sua valenza sociale. Anche in questo caso, le rappresentazioni avvenivano in luoghi alternativi ai teatri ed a prezzo politico. Il 1º ottobre 1969, a La Spezia, Fo portò per la prima volta in scena, con grande successo, la “giullarata” Mistero buffo; egli, unico attore in scena, recitava una fantasiosa rielaborazione di testi antichi in grammelot, traendone una satira tanto divertente quanto affilata. Il grammelot, linguaggio teatrale che si rifà alle improvvisazioni giullaresche e alla Commedia dell’arte, è costituito da suoni che imitano il ritmo e l’intonazione di uno o più idiomi reali con intenti parodici.

Nel caso specifico di Mistero buffo, il linguaggio utilizzato da Fo era una mescolanza dei vari dialetti dellaPianura padana[5]Mistero buffo costituisce, per certi versi, il modello di quel quasi-genere che si è soliti definire “teatro di narrazione“. Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta, Fo si schierò con le organizzazioni extraparlamentari di estrema sinistra e fondò il collettivo La Comune, attraverso il quale tentò con grande passione di stimolare il teatro di strada.

Al 1970 risale Morte accidentale di un anarchico, opera che segna il ritorno di Fo alla farsa ed all’impegno politico; era chiaramente ispirata al caso della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli ma ufficialmente si ispirava ad un evento analogo avvenuto negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo. Nell’opera, Luigi Calabresi è il dottor Cavalcioni, che posiziona gli interrogati a cavalcioni di una finestra, accreditando l’ipotesi poi smentita dall’inchiesta della magistratura, della defenestrazione dolosa dell’anarchico.

La vicenda si svolge in una stanza della procura centrale di Milano con protagonista quel “Matto” che ricorre spesso nel teatro di Fo quando occorre rivelare verità scomode. Il Matto adotta vari travestimenti (psichiatra, giudice, capitano della scientifica e vescovo) mediante i quali la versione ufficiale dei fatti mostra tutte le sue contraddizioni e, dal tentativo di costruire una versione plausibile, emergono altre esilaranti incongruenze. Sul caso Pinelli, tra l’altro, Fo firmò una lettera aperta, pubblicata dal settimanale L’Espresso nel giugno1971.

Nel 1973 la casa editrice Bertani pubblicò ‘’Mistero Buffo’’. Nel 1974 l’Einaudi pubblicò parte delle commedie di Fo. Pochi anni dopo Fo, insieme alla moglie Franca Rame, tornò in televisione con un programma chiamato Il teatro di Dario Fo (in onda su Rete 2, a partire dal 22 aprile 1977, ore 20:30). La serie di trasmissioni avrebbe permesso al futuro premio Nobel di far apprezzare i propri lavori più recenti ad un’ancor più vasta schiera di persone – vasta come solo la platea televisiva poteva essere. Nel programma vennero proposte tutte le pièce registrate alcuni mesi prima nella Palazzina Liberty dell’antico Verziere diMilano.

I titoli delle pièce erano: Mistero Buffo, che apriva la serie; Settimo: ruba un po’ menoCi ragiono e canto;Isabella, tre caravelle e un cacciaballeLa signora è da buttareParliamo di donne, quest’ultima interpretata dalla sola Franca Rame[1]. A ribadire la fama trasgressiva o addirittura sovversiva della coppia Fo-Rame (fama che di fatto aveva costretto la coppia ad abbandonare la televisione nei primi anni sessanta), Il teatro di Dario Fo, e soprattutto Mistero Buffo, attirò l’attenzione del Vaticano che, per bocca del cardinale Ugo Poletti, reagì molto duramente ai modi e al linguaggio con cui nel programma si trattavano certi temi e personaggi religiosi o, più in particolare, ecclesiastici.

Una curiosità: anche se autore dei testi di molte canzoni (soprattutto per Enzo Jannacci), l’unica volta in tutta la sua carriera in cui Fo si è trovato nella hit parade dei 45 giri, anche se fra le posizioni più basse, è stata con la sigla del programma Il teatro di Dario Fo (sigla intitolata ironicamente “Ma che aspettate a batterci le mani?”).

Esperienze nel teatro dell’opera

Il 18 novembre 1978, al Teatro Ponchielli di Cremona, debuttò Histoire du soldat di Igor Stravinskij, con la direzione di Claudio Abbado e la regia di Dario Fo. L’allestimento, realizzato da Fo in occasione del bicentenario del Teatro alla Scala di Milano, richiese più di trenta mimi e un grande palcoscenico, con un’apertura di almeno sedici metri, sul quale fu collocata una scena mobile, che gli interpreti dovevano spostare e ricomporre di volta in volta da soli[1]. Successivamente, lo stesso spettacolo fu replicato nei teatri di altre città italiane.

Il 14 marzo 1987, al Muziektheater di Amsterdam, si tenne la prima del Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini con regia, scenografia e costumi di Dario Fo[1]. L’allestimento di Amsterdam fu poi ripreso da svariati teatri italiani ed europei, non ultima l’Opéra Garnier di Parigi nell’estate 1992[6]. Fo inoltre si dedicò alla regia di altre opere di Rossini, come L’Italiana in Algeri (al Rossini Opera Festival di Pesaro nel 1994[6]) e Il viaggio a Reims.

Gli anni ottanta e novanta[modifica | modifica sorgente]

Dario Fo alla Libera Università di Alcatraz, presso Gubbio, nel 1988

Il teatro di Fo permette di cogliere l’attualità anche in argomenti che a prima vista ne sono lontani; altra caratteristica è l’anticlericalismo. Entrambi gli elementi si ritrovano nella commedia Il papa e la strega. Fo la scrisse durante l’estate 1989, quando (fuori e dentro le aule del Parlamento italiano) ferveva il dibattito sulla lotta alladroga e sulla necessità o meno di una riforma della legge n. 685 del 22 dicembre 1975 in senso maggiormente repressivo[7].

La riforma, sponsorizzata dal governo Andreotti, suscitava posizioni ambivalenti nelPartito Socialista Italiano (malgrado proprio quest’ultimo fosse il partito di Giorgio Casoli, relatore della riforma stessa, e avesse svariati ministri nell’esecutivo), ma soprattutto era avversata dagli antiproibizionisti (che la giudicavano controproducente)[8]. Nella commedia di Fo, il cui impianto è, come al solito, farsesco, viene fatta oggetto di satira la miopia mostrata dal governo nello sponsorizzare la riforma con l’appoggio della Chiesa.

Sempre nel 1989, la sua satira del servilismo ha un tassello in più nella curiosa partecipazione allo sceneggiato TV I promessi sposi di Salvatore Nocita, dove Fo interpreta a suo modo il dottor Azzecca-garbugli. Particolare: in questa trasposizione filmica del romanzo di Alessandro Manzoni gli attori, fra molte polemiche, recitano tutti in inglese (compreso Alberto Sordi, nella parte di don Abbondio): l’unico a rifiutarsi è lo stesso Fo, che per questo conserverà il ruolo nell’edizione italiana, mentre verrà sostituito da John Karlsen in quella internazionale. Il 1992 fu l’anno della celebrazione dei cinque secoli dalla scoperta dell’America.

Fo raccontò l’evento alla sua maniera in Johan Padan a la descoverta de le Americhe, dove un povero dellaprovincia bergamasca, cercando di sfuggire all’Inquisizione, scappa da Venezia per approdare in Spagna e giungere infine, con una serie di vicende, nel nuovo mondo. Qui Fo, per proporre una rilettura della storia alternativa a quella ufficiale, utilizza lo stratagemma dell’eroe per caso che ha il suo piccolo ruolo in una vicenda più grande di lui. Sono molti i punti in comune con Mistero buffo: anche qui si utilizza un divertentegrammelot padano-veneto, in un testo dove il messaggio stesso è divertente, in una favola dove il comico fornisce il suo dissacrante punto di vista del mondo. Anch

e in questo caso Fo è solo in scena interpretando tutti i personaggi (sul Johan Padan si veda il contributo diChristopher Cairns nel volume Coppia d’arte – Dario Fo e Franca Rame, riportato nella bibliografia conclusiva).

Il Premio Nobel[modifica | modifica sorgente]

Il 9 ottobre 1997 Fo ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, con la seguente motivazione: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi[9]“. Il commento di Fo è stato:

« Con me hanno voluto premiare la Gente di Teatro »

Il fatto ha provocato un certo scalpore, in Italia come all’estero. La scelta di Fo da parte dell’Accademia Svedese, fra gli altri, prese in contropiede i molti rappresentanti della cultura italiana che, da anni, patrocinavano la candidatura di Mario Luzi[10].

Dopo il premio Nobel[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi tempi, la produzione di Fo ha continuato a seguire le due strade parallele della commedia farsesca (Il diavolo con le zinne1997) e del monologo costruito sul modello archetipico di Mistero buffo (daLu santo jullare Francesco del 1999 allo spettacolo-lezione Il tempio degli uomini liberi del 2004). Il 18 marzo1998[11] alle 22:45[12] Raidue trasmette la registrazione dello spettacolo Marino libero! Marino Innocente! (il cui testo verrà poi edito in volume dalla Einaudi), dedicato alle vicende processuali scaturite dall’Omicidio Calabresi.

Il recital si concentra soprattutto sulle presunte incongruenze all’interno della testimonianza del pentitoLeonardo Marino a carico degli accusati SofriBompressi e Pietrostefani. La data di messa in onda coincide con quella di recusione[13], stabilita dalla Corte d’appello di Milano, della richiesta di revisione del processo presentata dal legale dei condannati Alessandro Gamberini[12], ma l’orario di programmazione viene fissato dai dirigenti della rete ad alcune ore dopo la sentenza, per non influenzare la decisione dei magistrati incaricati (Giorgio RiccardiNiccolò Frangosi e Giovanni Budano[12]).

Nel 1999 Dario Fo è stato insignito della laurea honoris causa dall’Università di Wolverhampton (Inghilterracentrale), insieme a Franca Rame. L’avvento del secondo governo Berlusconi lo ha nuovamente sospinto verso una produzione d’impegno civile e politico, che si è infine concretata nell’allestimento di opere satiriche proprio su Silvio Berlusconi, da Ubu rois, Ubu bas a L’Anomalo Bicefalo (scritta insieme alla moglie): in quest’ultima commedia, incentrata sulle vicende giudiziarie, politiche, economiche di Berlusconi, Fo impersona il premier che, persa la memoria in seguito ad un incidente, riesce a riacquistarla confessando la verità sulle proprie vicende.

Della commedia è stata temporaneamente impedita la diffusione televisiva, a causa della querela presentata da Marcello Dell’Utri, il quale contestava la citazione di alcune sue vicende giudiziarie all’interno della sceneggiatura (su L’Anomalo Bicefalo si veda l’articolo di Scuderi nella bibliografia finale). Contemporaneamente Fo ha portato in scena, insieme a Giorgio Albertazzi, una serie di spettacoli-lezioni sulla storia del teatro in Italia, spettacoli trasmessi anche in televisione, su Rai 2. Nel 2005 Fo è stato insignito della laurea honoris causa alla Sorbona di Parigi, mentre l’anno successivo la stessa onorificenza gli è stata assegnata dalla Sapienza di Roma.

Prima di lui, solo altri due autori di teatro avevano ricevuto una laurea honoris causa dalla Sapienza: Luigi Pirandello e Eduardo de Filippo. Il 29 gennaio 2006 Fo ha partecipato alle elezioni primarie dell’Unione per designare il candidato a sindaco di Milano, ottenendo il 23,1% dei voti e piazzandosi perciò secondo, dopo il vincitore Bruno Ferrante: la campagna del premio Nobel per le primarie è raccontata dal documentario Io non sono un moderato di Andrea Nobile. Alle consultazioni comunali del capoluogo lombardo, quello stesso anno, Fo ha poi lanciato una propria lista civica, che

ha ottenuto appena il 2,12% dei consensi, sufficienti comunque a farlo eleggere consigliere comunale.

Per sostenere la sua candidatura a sindaco, il 26 aprile 2006 è stato organizzato all’Area 51 di Milano uno show, intitolato Rock ‘n’ Fo, che ha visto protagonisti diversi giovani artisti, tra cui il cantautore Gabriele Savasta e la rock bandSnatchers. Il 17 febbraio 2007 è stato a Vicenza, alla manifestazione contro la costruzione dell’aeroporto militare americano presso il Dal Molin. Peraltro Dario Fo non ha mai svolto l’attività di consigliere comunale alla quale era stato eletto, si è anzi dimesso prima dell’insediamento del Consiglio, affermando di non avere tempo sufficiente da dedicare alla carica pubblica per cui si era candidato.[14]
Il 16 novembre 2007 Fo presenta a Milano il film cospirazionista di Giulietto Chiesa Zero – Inchiesta sull’11 settembre, su presunti retroscena degli attentati dell’11 settembre 2001, film nel quale egli partecipa come personaggio e voce narrante.

Nel 2008 ha collaborato con il cantautore pavese Silvio Negroni, scrivendo il brano La verzine e o Piccirillo, che Negroni ha eseguito nell’album del suo gruppo, I fio dla nebia. Nel 2010 recita in una canzone del cantautore Luca Bussoletti. Si tratta di A solo un metro, un brano sulle mine antiuomo il cui ricavato è devoluto ad Amnesty International sezione italiana. Il videoclip della canzone è girato in Afghanistan ed è mandato in esclusiva dal sito della rivistaRolling Stone.

In occasione della IV giornata nazionale dell’afasia[15], per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione delle persone afasiche, ha recitato un brano di grammelot nello spot televisivo promosso dalla fondazione Pubblicità Progresso[16]. Tra dicembre2011 e marzo 2012 con la moglie ha riportato in scena Mistero buffoin una serie di spettacoli nel nord Italia[17]. Il 24 marzo 2012, giorno del suo ottantaseiesimo compleanno, ha inaugurato la mostra “Lazzi Sberleffi Dipinti” presso Palazzo Reale di Milano, esponendo più di 400 opere che percorrevano tutto l’arco della vita sua e di Franca Rame.

Per le elezioni politiche italiane del 2013 ha manifestato il proprio appoggio alla lista Rivoluzione civile diAntonio Ingroia e al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, insieme al quale ha scritto anche il libro “Il Grillo canta sempre al tramonto – Dialogo sull’Italia e il Movimento 5 Stelle” in uscita l’11 febbraio perChiarelettere.[18] Il 19 febbraio per il comizio di Grillo è salito sul palco a Piazza Duomo a Milano dove, davanti a migliaia di persone, paragonando il percorso politico dei 5 Stelle alla guerra di liberazione, ha incoraggiato: “L’ultima guerra mondiale: ci fu una festa come questa e c’era tanta gente come siete voi, felici, pieni di gioia. Si sarebbe rovesciato tutto, e non ci siamo riusciti. Fatelo voi per favore, fatelo voi. Ribaltate tutto per favore. Non mollate per favore. Non mollate. Si ricomincia da capo![19]

Il 26 febbraio Grillo, in seguito al successo alle elezioni politiche, ha proposto il premio Nobel come possibile successore di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica.[20]. Dario Fo ha immediatamente risposto alla chiamata dell’amico dichiarando che “Fare questo lavoro è duro e sarebbe disastroso per i miei interessi fondamentali cui tengo molto: tenere lezioni ai ragazzi, incontrarmi coi giovani, avere rapporti creativi, scrivere, tenere conferenze”[21].

Il 17 gennaio 2014 partecipa a Le invasioni barbariche su La 7, insieme a Mika, esibendosi tra l’altro in unduetto sulle note della celeberrima Ho visto un re, da lui scritta, e condotta al successo da Enzo Jannacci.

Sempre nel 2014 pubblica il suo primo romanzo, La figlia del Papa, ispirato alla figura di Lucrezia Borgia. Nella donna, Fo ravvisa molti punti di contatto con Franca Rame[22].

Caratteristiche e stile[modifica | modifica sorgente]

Fra le caratteristiche più note dell’opera di Fo ci sono l’anticonformismo, l’anticlericalismo e, più in generale, l’esercizio di una forte critica rivolta, attraverso lo strumento della satira, alle istituzioni (politichesociali,ecclesiastiche) e alla morale comune. La sua costante opposizione a ogni forma di potere costituito rende Fo non soltanto un artista “scomodo”, ma l’antitesi degli intellettuali organici, tutti presi dal compito di conservare l’egemonia culturale già esistente o di crearne una alternativa. Dario Fo è ateo – cfr. sua dichiarazione in Wikiquote aggiornata al 03 maggio 2013 (da Dario Fo: “Il paese dei mezaràt”, Feltrinelli, Milano, 2004).

Piastrella autografata da Dario Fo sul muretto di Alassio

All’interno della sua vastissima produzione (circa settanta lavori), i personaggi dell’attualità, della storia o del mito sono presentati sempre in un’ottica rovesciata, opposta a quella comune (il giganteGolia è buono e pacifico, mentre Davide è un litigioso rompiscatole,Napoleone e Nelson si comportano come bambini che si fanno reciproci dispetti, ecc.). Già nei primi spettacoli compare, sia pure in embrione, quella satira fatta di smitizzanti ribaltamenti tanto frequente nei successivi lavori di Fo.

Tanto importante quanto la componente critica della satira di Fo è la capacità di costruire e mettere in scena delle perfette macchine per far ridere, sul modello delle farse e dei vaudeville (commediebrillanti) e con rimandi sia al filone popolare dei lazzi della Commedia dell’arte, sia alle gag del circo e del cinema muto. Questo è il tipo di produzione alla quale Fo si è dedicato dal 1957 al 1961. Si tratta di testi che, anche a distanza di anni, mantengono una straordinaria vis comica e che, inoltre, risultano godibilissimi alla lettura.

Fo torna sempre ad usare i meccanismi della farsa, fondendoli con una satira di rara efficacia. Rispetto alle prime commedie, però, col tempo si fanno più accentuati gli intenti satirici nei confronti del potere costituito. Lo spettacolo spesso si articola, secondo lo schema del “teatro nel teatro“, in una struttura a cornice, con una storia esterna che ne contiene un’altra. La commedia si inserisce in un filone demistificatorio, ossia nel tentativo di raccontare fatti e personaggi della storia e dell’attualità secondo un’ottica alternativa (magari totalmente immaginaria), priva di quella retorica e di quegli stereotipi a cui la cultura ufficiale fa ricorso tanto di frequente. Questo è un nodo centrale nella poetica di Dario Fo, come egli stesso dichiara:

« La risata, il divertimento liberatorio sta proprio nello scoprire che il contrario sta in piedi meglio del luogo comune… anzi, è più vero… o almeno, più credibile. »
(da Dario Fo parla di Dario Fo, Lerici, 1977)

Un personaggio frequente nel teatro di Fo è quello del Matto a cui è permesso dire le verità scomode (vedi ad esempio Morte accidentale di un anarchico). Spesso il mondo delle commedie di Fo è popolato da personaggi “da sottobosco”, visti però in chiave positiva: ubriachi, prostitute, truffatori carichi di inventiva, matti che ragionano meglio dei sani e simili. Di certo non è estranea alla scelta di questo tipo di personaggi l’influenza degli anni vissuti a Sangiano, il paese natale, che Fo descrive così:

« Paese di contrabbandieri e di pescatori, più o meno di frodo. Due mestieri per i quali, oltre a una buona dose di coraggio, occorre molta, moltissima fantasia. È risaputo che chi usa la fantasia per trasgredire la legge ne preserva sempre una certa quantità per il piacere proprio e degli amici più intimi. »

[senza fonte]

Forse proprio qui Fo deve avere intuito che, a volte, il vero delinquente non è chi trasgredisce le legge, bensì chi la legge l’ha fatta.

Anche la burocrazia è presa di mira: in Gli arcangeli non giocano a flipper, un personaggio scopre di essere iscritto all’anagrafe come cane bracco. Pur avendo scoperto che l’errore è frutto della vendetta di un impiegato impazzito per una mancata promozione, il protagonista è costretto dalle ferree leggi della burocrazia a comportarsi da vero cane bracco e solo dopo che, come cane randagio, sarà stato ufficialmente soppresso potrà tornare uomo e riscuotere i soldi che gli spettano. Qui la burocrazia ha una sua logica chapliniana, per cui non ciò che esiste viene annotato sulle carte, ma ciò che le carte certificano deve esistere.

Questa surreale situazione può essere vista come variazione in chiave vaudeville, de Il fu Mattia Pascal diLuigi Pirandello. Non è chiaro se la parodia sia voluta o meno, ma certo è che, dopo le accuse di eccessivo cerebralismo che Fo ha sempre mosso a Pirandello, non è da escludere una deliberata volontà parodistica. Il rapporto tra Fo autore e Fo attore può essere riassunto da ciò che egli stesso scrive in un articolo nel1962: “Gli autori negano che io sia un autore. Gli attori negano che io sia un attore. Gli autori dicono: tu sei un attore che fa l’autore. Gli attori dicono: tu sei un autore che fa l’attore. Nessuno mi vuole nella sua categoria. Mi tollerano solo gli scenografi[23].

Se c’è un testo che però non può prescindere dalla presenza scenica di Fo, questo è “Mistero buffo” (1969), lungo monologo in grammelot che imita il dialetto padano, che offre una versione smitizzata di episodi storici e religiosi, coerente con l’idea che “il comico al dogma fa pernacchi, anzi ci gioca, con la stessa incoscienza con cui il clown gioca con la bomba innescata”. Una delle idee guida dello spettacolo è che la cultura alta abbia sempre rubato a mani basse elementi della cultura popolare, rielaborandoli e spacciandoli per propri (sul rapporto tra Fo e la cultura popolare, si veda Antonio Scuderi, Dario Fo and Popular Performance, Legas 1998 e, dello stesso autore, Le cuit et le cru: il simbolismo zoomorfico nelle giullarate di Dario Fo, nel volume Coppia d’arte citato nella bibliografia conclusiva).

Figura centrale di tutto lo spettacolo è quella del giullare, in cui Fo si identifica, rifacendosi alle origini dì questa figura come quella di colui che incarnava e ritrasmetteva in chiave grottesca le rabbie del popolo. Negli anni sessanta e settanta nella società italiana personaggi come Dario Fo e Leonardo Sciasciaesplicavano, tramite l’analisi dialettica della situazione politica e socio-culturale e, soprattutto, del linguaggioeufemistico e accomodante di cui si avvale tuttora la classe politica, per mostrare il marciume, le fallacie logiche, le segrete connivenze fra le classi dominanti e i favoreggiamenti che si celano sotto il perbenismopolitico.

Commedie come Morte accidentale di un anarchico (questa pièce sul decesso dell’anarchico Pinelli durante un interrogatorio in seguito alla strage di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969) è, insieme con la giullarata Mistero buffo, il capolavoro di Fo) non sono altro che il coerente accorpamento di tutti i dati e di tutte le comunicazioni ufficiali, sempre contrastanti e sconcertanti, se raccolti sistematicamente, e segno dell’arroganza del potere. Gli interventi di Fo sull’argomento sono tipici della Commedia dell’arte e della tradizione comica italiana così come della più feroce satira politica tedesca: la forma rende il testo umoristicoe nel contempo mette a nudo i soprusi del potere e la crudeltà inarrestabile della burocrazia, la fabula vera e propria invece è desunta dalla realtà.

Il procedimento usato in questi casi è quello, già visto anche in altri autori, di portare alle estreme conseguenze l’affermazione dell’avversario fino a farla cadere. Qui tale tecnica è arricchita dal fatto che colui che la usa finge di stare dalla stessa parte di chi vuol sbugiardare. Gli elementi farseschi dovuti alla girandola di situazioni create dai continui cambi di identità del protagonista, servono a mantenere lospettacolo, pur di argomento così drammatico, su quel registro comico, essenziale per Fo, al fine di evitare il rischio della catarsi e dell’indignazione (come in Pirandello).

Fo attualizza la tecnica e la figura del giullare come reincarnazione delle voci eretiche del passato, con una funzione fortemente polemica nel presente; sincronizza passato e presente realizzando un effetto straniante, usando il grottesco e la logica e, senza confondere i piani temporali, insinua nel presente un frammento di passato che ha una valenza negli avvenimenti politici contemporanei.

In un altro contesto l’opera di Fo può essere ricondotta a Pirandello, infatti i suoi personaggi si confrontano con una società snaturante e con una crisi esistenziale che li spinge a lottare per affermare le proprie ragioni e per smascherare le false verità imposte dall’alto. Nel novembre 2009, dopo la sentenza di Strasburgo che stabilì la rimozione dei crocefissi dalle aule scolastiche, Dario Fo si schierò a favore della Corte Europeaparagonando il Cristo in croce alla svastica e alla falce e martello, ovvero a simboli ideologici da rimuovere dalla società.

Cultura di massa

Dario Fo è comparso brevemente in un episodio (Accordi di bifolchi) della serie animata I Simpson, come personaggio di un cartellone teatrale.[32]

Opere

Dario Fo a Venezia nel 1985

Sono molte le farse con cui Fo si prende gioco del mondo ecclesiastico (dal quale gli sono giunte spesso critiche) e della morale borghese, ma che sono comunque intrise di valori sociali e politici. Molte sono state ideate ed interpretate assieme a Franca Rame.

Contiene: La marcolfaGli imbianchini non hanno ricordiI tre braviNon tutti i ladri vengono per nuocere(1958), Un morto da vendereI cadaveri si spediscono e le donne si spoglianoL’uomo nudo e l’uomo in frakCanzoni e ballate.
  • Le commedie di Dario Fo, Torino, Einaudi, 1966.
Contiene: Gli arcangeli non giocano a flipper (1959); Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri(1960); Chi ruba un piede è fortunato in amore (1961); Isabella, tre caravelle e un cacciaballe (1963);Settimo: ruba un po’ meno (1964); La colpa è sempre del diavolo (1965).
Di Fo contiene: Mistero buffo; Legami pure che tanto io spacco tutto lo stesso; L’operaio conosce 300 parole il padrone 1000, per questo lui e il padrone.
Di Fo contiene: Tutti uniti! Tutti insieme! Ma scusa quello non è il padrone?Morte accidentale di un anarchicoVorrei morire anche stasera se dovessi pensare che non è servito a nienteFedayn.
  • Guerra di popolo in Cile, Milano, Mazzotta, 1973.
  • Ballate e canzoni, Verona, Bertani, 1974.
  • Non si paga, non si paga!, Milano, Collettivo teatrale La comune, 1974.
  • Intervista con Dario FoIl Fanfani rapito (1973), in Lanfranco BinniAttento te…! Il teatro politico di Dario Fo, Verona, Bertani, 1975.
  • Le commedie di Dario Fo, III, Torino, Einaudi, 1975.
Contiene: Grande pantomima con bandiere e pupazzi piccoli e medi (1968); L’operaio conosce 300 parole il padrone 1000, per questo lui è il padroneLegami pure che tanto io spacco tutto lo stesso.
Contiene: Vorrei morire anche stasera se dovessi pensare che non è servito a nienteTutti uniti! tutti insieme!Ma scusa quello non è il padrone?Fedayn.
  • Le commedie di Dario Fo, V, Torino, Einaudi, 1977.
Contiene: Mistero buffoCi ragiono e canto.
  • Dario Fo parla di Dario Fo, intervista e saggio introduttivo di Erminia Artese, Cosenza, Lerici, 1977.
  • Tutta casa, letto e chiesa, con Franca Rame, Verona, Bertani, 1978.
  • La storia di un soldato, Milano, Electa, 1979.
  • Storia della tigre ed altre storie, Milano, La Comune, 1980.
  • Clacson, trombette e pernacchi, Milano, La Comune, 1981.
  • Storia vera di Piero d’Angera che alla crociata non c’era, Milano, La Comune, 1981.
  • Fabulazzo osceno, Milano, La Comune, 1982.
  • Le commedie di Dario Fo, VI, Torino, Einaudi, 1984.
Contiene: La MarcolfaGli imbianchini non hanno ricordiI tre braviNon tutti i ladri vengono per nuocereUn morto da vendereI cadaveri si spediscono e le donne si spoglianoL’uomo nudo e l’uomo in frakCanzoni e ballate.
  • Il ratto della Francesca. Commedia in due tempi, Milano, La Comune, 1986.
  • Parti femminili. Una giornata qualunque, Una coppia aperta, con Franca Rame, Milano, La Comune, 1987.
  • Manuale minimo dell’attore, Torino, Einaudi, 1987. ISBN 88-06-59810-4; 1997. ISBN 88-06-14775-7.
  • Le commedie di Dario Fo, VII, Torino, Einaudi, 1988.
Contiene: Morte accidentale di un anarchicoLa signora è da buttareISBN 88-06-59947-X.
  • Le commedie di Dario Fo, VIII, con Franca Rame, Torino, Einaudi, 1989. ISBN 88-06-11458-1.
Contiene: Venticinque monologhi per una donna.
  • Diario di Eva, Milano, Librolibero, 1989.
  • Dialogo provocatorio sul comico, il tragico, la follia e la ragione, con Luigi Allegri, Roma-Bari, Laterza, 1990. ISBN 88-420-3526-2.
  • La fine del mondo, Valverde, Il girasole, 1990.
  • Le commedie di Dario Fo, IX, Torino, Einaudi, 1991. ISBN 88-06-12271-1.
Contiene: Coppia aperta, quasi spalancata (1983).
Contiene: Fanfani rapitoClaxon trombette e pernacchiIl ratto della FrancescaIl papa e la strega(1989).
  • Sesso? Grazie, tanto per gradire, con Jacopo Fo e Franca Rame, in “Sipario”, n. 552, dicembre 1994.
  • Le commedie di Dario Fo, XI, Torino, Einaudi, 1994. ISBN 88-06-13722-0.
Contiene: Storia vera di Piero d’Angera, che alla crociata non c’eraL’opera dello sghignazzoQuasi per caso una donna: Elisabetta.
Contiene: Non si paga! non si paga!La marijuana della mamma è la più bellaDio li fa e poi li accoppa….
  • Le commedie di Dario Fo, XIII, con Franca Rame, Torino, Einaudi, 1994. ISBN 88-06-15145-2.
Contiene: L’eroinaGrasso è bello!Sesso? Grazie, tanto per gradireAppunti e altre storie.

Programmi radiofonici RAI

Varietà televisivi RAI

Prosa televisiva RAI

Filmografia

Discografia parziale

33 giri

EP

45 giri

CD[modifica | modifica sorgente]

Opere tradotte

Fo, Dario: “Francis, the Holy Jester” Beautiful Books, 2009. ISBN 978-1-905636-71-6. trad. Mario Pirovano

Riconoscimenti

Onorificenze

Onorificenze italiane

Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte
— Roma, 13 gennaio 1997[35]

Onorificenze straniere

Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1997

Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito Educativo e Culturale Gabriela Mistral (Cile) - nastrino per uniforme ordinaria Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito Educativo e Culturale Gabriela Mistral (Cile)
«Per la sua indiscussa carriera artistica e per il contributo dato allo sviluppo della cultura nazionale e in altri paesi.»
— 2002

Bibliografia

Libri e monografie

  • Erminia Artese. Dario Fo parla di Dario Fo. Cosenza, Lerici 1977
  • Anna Barsotti. Eduardo, Fo e l’attore-autore del Novecento. Roma, Bulzoni, 2007
  • Anna Barsotti, Eva Marinai (a cura di). Dario Fo e Franca Rame, una vita per l’arte, Corazzano (PI), Titivillus, 2011
  • Lanfranco Binni. Dario Fo. Firenze, La Nuova Italia 1977
  • Andrea Bisicchia. Invito alla lettura di Dario Fo. Milano, Mursia 2003
  • Concetta D’Angeli – Simone Soriani (a cura di). Coppia d’arte – Dario Fo e Franca Rame. Pisa, Plus, 2006
  • Giuseppina Manin (a cura di). Dario Fo – Il mondo secondo Fo. Conversazione con Giuseppina Manin. Parma, Ugo Guanda Editore, 2007
  • Claudio Meldolesi. Su un comico in rivolta. Roma, Bulzoni 1978
  • Marisa Pizza. Il gesto, la parola, l’azione. Roma, Bulzoni 1996
  • Paolo Puppa. Il teatro di Dario Fo. Venezia, Marsilio 1978
  • Antonio Scuderi. Dario Fo and Popular Performance. Legas 1998
  • Simone Soriani. Dario Fo. Dalla commedia al monologo (1959-1969). Corazzano (PI), Titivillus, 2007
  • Chiara Valentini. La storia di Dario Fo. Milano, Feltrinelli 1997

Articoli e saggi

  • Ascanio CelestiniA colloquio con Dario Fo, in “Atti & Sipari”, 6, 2009.
  • Pietro Trifone, Gli incunaboli del grammelot. Appunti sulla lingua del primo Fo, in Id., L’italiano a teatro. Dalla commedia rinascimentale a Dario Fo, Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali 2000
  • Beatrice Alfonzetti, Gli anni di piombo e la scena. Satira e tragedia in Dario Fo, in “L’illuminista”, numeri 2-3, 2000
  • Anna Barsotti, Grandi giuocolieri e giullari contro la macchina che pialla i teatranti: Eduardo e Fo, in “Ariel”, n. 3, settembre-dicembre 2001; ID., Dario Fo giullarista e istriomane, in AA. VV., Comicità negli anni settanta. Percorsi eccentrici di una metamorfosi tra teatro e media, ETS 2005; Fo acrobata delle arti, in AA.VV., Dario Fo e Franca Rame, una vita per l’arte, a cura di A. Barsotti ed E. Marinai, Corazzano (PI), Titivillus, 2011
  • Luciana d’Arcangeli, Dario Fo Franca Rame and the Censors, in Guido Bonsaver e Robert Gordon (a cura di), Culture, Censorship and the State in Twentieth-Century Italy, Legenda, Oxford, 2004; ID.,Madness in the Theatre of Dario Fo and Franca Rame, in «Forum Italicum», volume 39, issue 1, Spring 2005
  • Paolo PuppaComicità e solitudine: il tempo della battuta, in AA. VV., Comicità negli anni settanta. Percorsi eccentrici di una metamorfosi tra teatro e media’, ETS 2005
  • Antonio Scuderi, The Cooked and the Raw: Zoomorphic Symbolism in Dario Fo’s Giullarate, in “The Modern Language review”, n. 1, vol. 99, gennaio 2004; ID., Metatheatre ad Character Dynamics in “The Two-Heaed Anomaly” by Dario Fo, in “New Theatre Quarterly”, n. 81, febbraio 2005
  • Simone Soriani, Testo e immagine nel “Johan Padan” di Dario Fo, in “Letteratura e arte”, n. 2, 2005; ID,Dario Fo e la “quarta parete”, in “Ariel”, n. 58, 2005; ID, Dario Fo, il teatro di narrazione, la nuova performance epica, in «Forum Italicum», vol. 39, n. 2, Fall 2005
  • Anna Zennaro, Dario Fo, Pittore, Trieste Artecultura, giugno 2012