VeronaNicoletta Ferrari


Nicoletta Ferrari (1965-2018) – In memoriam


Giovedì 27 settembre 2018 si è spenta a Verona, vicina all’affetto dei suoi cari, Nicoletta Ferrari, l’infaticabile anima del progetto DisMappa. È difficile, sembrerebbe di potersi dire quasi impossibile, riassumere in qualche riga (fosse anche qualche pagina) l’enorme lascito – artistico, culturale, d’impegno civico – che Nicoletta consegna in legato alla sua amata città di Verona, nonché ai tantissimi amici che ha sempre accompagnato con un vivace e tenero affetto. Non da ultimo per questo significativo debito, il progetto DisMappa prosegue nella sua interezza, sia attraverso il portale Internet, sia per mezzo dell’omonima associazione di promozione sociale senza scopo di lucro fondata nel 2013, una cui importante diramazione è dal 2016 Casa DisMappa. Per cominciare, desideriamo ricordare l’amata Nicoletta riproducendo i testi che sono stati letti da parenti e amici durante le esequie, martedì 2 ottobre 2018, presso la chiesa di San Nicolò all’Arena. La terra ti sia lieve, carissima Nicoletta: riposa in pace.

Omelia di don Marco Campedelli

Ricordo di Eleonora Ferrari

Ricordo di Mila e Anne Marie

Ricordo di Isabella Caserta

Ricordo di Giorgia Ferrari

Ricordo di Daniela Brunelli


Nicoletta è la Bellezza civile


 

Daniela Brunelli

 

Nicoletta è la Bellezza civile. Lo è con l’appassionata potenza che mette in gioco in tutte le sue imprese. Lo è con i molteplici progetti inclusivi che ha ideato a favore dei colleghi di lavoro o della comunità delle cittadine e dei cittadini.

Riguardo a questo vorrei condividere con voi il mio ricordo.

La sua attività all’interno dell’Università di Verona è iniziata dapprima come collaboratrice, poi come dipendente, dalla metà degli anni novanta.

Alla sua capacità visionaria e alla sua tenace caparbietà si deve l’adozione del telelavoro nel nostro ateneo: una modalità alternativa al lavoro in presenza, che in questi decenni è stata utilizzata da moltissime persone che – come lei – hanno avuto la necessità di trovare una via di conciliazione fra vita professionale e vita familiare, a partire da una condizione di svantaggio.

Risale al 1997, infatti, la discussione della tesi di laurea “Telelavoro politiche europee e applicazioni italiane”, argomento che all’epoca nella pubblica amministrazione era a dir poco avveniristico. Nico seppe convincere dapprima la docente, poi offrì il suo sapiente contributo intellettuale e d’esperienza allo studente e, infine, spostando un po’ di macigni nella burocrazia, convinse l’amministrazione a favorire il telelavoro come azione positiva per quei dipendenti che liberamente ne facessero richiesta. L’ateneo di Verona fu – grazie a lei – il primo in Italia a promuovere il Telelavoro come modalità che lasciava integro lo stipendio, salva la progressione di carriera, valorizzate le competenze professionali, tanto che l’attenzione mediatica nazionale rifletté immediatamente la portata innovativa dell’intuizione di Nico.

Sono molti i pensieri che i colleghi hanno desiderato lasciare in suo ricordo nel nostro portale, desidero restituire qui alcune significative parole di gratitudine corale, che rispecchiano la preziosa eredità della quale faremo tesoro nella nostra professione:

Ha saputo intuire dove l’amministrazione pubblica potesse servire realmente ed efficacemente. (Tiziana)

Nicoletta è la dimostrazione di quanto troppo spesso sia superficiale il nostro pensiero sulla disabilità e quanto debba prevalere sempre la persona, le sue competenze, i suoi sogni, le sue passioni. (Donata)

Le situazioni più avverse ti hanno resa forte, libera, capace di qualsiasi cosa (Sara)

Rendere “accessibile” è una forma di libertà e di rispetto. (Daniela C.)

Ci hai insegnato molto e molto ancora abbiamo da imparare da te. (Silvano)

Determinazione, intelligenza e una risata che sapeva scuotere le montagne. (Alessia)

Ci lascia la sua attività creatrice oltre ogni livello ordinario. Ci lascia la sua accoglienza, a tutti e tutto. Ci lascia la sua schiettezza. (Michele)
Ricordo il tuo sorriso davanti al computer, con una tazza di caffè in mano e le carezze dei tuoi gatti, ad aiutarci a mettere a punto idee e progetti. (Sara)

Ma non è tutto, Nicoletta ha donato la sua Bellezza a tutta la comunità cittadina. L’impegno di questi anni per celebrare la Verona che tanto amava, sottolineando i valori dell’inclusione è testimoniato dall’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro DisMappa che ha fondato nel 2013 e che rimane l’unico esempio in Italia nel suo genere.

Anche in questo caso ho avuto l’immenso privilegio di esserle accanto, insieme ad altre amiche e amici – ma noi, sempre molti neuroni indietro, ovviamente!

Fra i tanti talenti di Nicoletta vi è anche quello artistico, una speciale sensibilità che l’ha portata a usare la macchina fotografica, quale strumento per celebrare la bellezza della città, ma anche per testimoniare che la categoria estetica – per quanto suggestiva – se non è accompagnata dalla categoria etica, non produce bellezza, perché la vera Bellezza è inclusiva e accessibile.

Così, sguardi, marciapiedi, ingressi, servizi igienici, palazzi, teatri, esercizi commerciali, ogni cosa – sotto lo scatto di Nico – è diventata valore e ci ha insegnato il “cambio di prospettiva”, come ha intitolato la sua prima mostra fotografica realizzata nel 2014 al Palazzo della Gran Guardia: tre indimenticabili ore di proiezione a ritmo serrato di centinaia di fotografie scattate a Verona, ciascuna visibile solo per pochi secondi, dalla prospettiva di chi la vive quotidianamente in sedia a ruote. Ricorderete che noi visitatori fummo invitatati a utilizzare le carrozzine disponibili fuori dalla Buvette, così da osservare gli scatti dalla stessa prospettiva della fotografa e partecipare a questo piccolo – civilissimo – divertimento di sensibilizzazione.

Il progetto Dismappa per Verona accessibile, in pochi anni è cresciuto e si è moltiplicato: un sito, che conta oggi oltre 16 milioni di visitatori, e che costituisce da un lato il portale della mappatura dei luoghi accessibili (oltre 800 censiti fra negozi, ai monumenti, teatri e molto altro, nessuno escluso, con la promozione dell’“accessibile è meglio”, uno slogan contagioso che hanno pronunciato migliaia di persone), dall’altro il portale degli eventi culturali accessibili che si svolgono in città (oltre 6000 articoli pubblicati e il Manifesto per i teatri accessibili che ha portato nuove e reciproche opportunità ai gestori dei teatri e alle persone con disabilità) e, infine, Casa DisMappa, dal 2016 offre ospitalità gratuita alle persone con disabilità che visitano la nostra città.

Gratuità, libertà e autonomia sono i tre valori che Nico ha pervicacemente testimoniato e che ci lascia, quale eredità intellettuale e spirituale.

Di questa straordinaria esperienza non disperderemo i preziosi semi, ma cercheremo di portarla avanti. DisMappa continuerà finché sapremo chiedere aiuto a chi avrà la passione e la sensibilità per far germogliare quei semi tanto vitali e potenti. Questo è oggi il desiderio della sua famiglia e del gruppo delle amiche e degli amici.

Con la nostra Nicoletta il mondo si è arricchito di una persona speciale e generosa, una donna coraggiosa, una creatura intelligente, ironica, gioiosa, una magnifica sirena e una preziosa ed esemplare sentinella.


Ricordo della nipote Giorgia Ferrari


 

Ciao la Nico.

Eccoci qua, tutti accorsi da ogni parte del mondo per salutarti, ma questo tu lo sapevi già, perché hai voluto preparare una tua foto per ringraziare tutti.

Ogni volta che mi presentavi a qualche tua amica, raccontavi sempre l’aneddoto di trenta anni fa, quando a casa dei nonni mi hai fatto fare la capriola e le tue mani hanno lasciato le mie facendomi sbattere la testa per terra.

Ovviamente sei stata perdonata subito, ma sicuramente quella botta ha contribuito a farmi diventare quella che sono oggi!

Ogni volta che devo presentare a qualcuno una persona forte, lavoratrice, che ha voluto costruire qualcosa di bello e diverso per sé e per gli altri, parlo di te.

Un vero esempio per tutti noi; tanti dei presenti non sapevano neppure che tu stessi male, hai sempre voluto mantenere la tua dignità e dimostrare a tutti che sei la donna forte che hanno sempre incontrato.

Quando hai scoperto di dover affrontare l’ennesima battaglia ci hai detto che una delle cose che più ti dispiaceva era che non avresti visto crescere le mie bimbe e non più tardi di dieci giorni fa, ci hai chiesto di raccontare di te anche in futuro.

Credo che ad aiutarmi a farlo saranno tantissime persone, perché in tanti abbiamo avuto la fortuna e l’onore di conoscere una persona come te.

Mi piace pensare che oggi tu sia finalmente libera da tutte le barriere che hai lasciato in questa vita terrena.

Oggi è la festa degli angeli custodi e tu per me sei sicuramente uno di loro.

Ciao zia! Ti voglio bene!

Giorgia


Ritratti al bacio


 

Isabella Caserta

Nelle due ultime edizioni del nostro Festival Non c’è differenza, dedicato all’altro da sé per una cultura del rispetto, per l’abbattimento delle barriere fisiche e mentali, Nicoletta ha collaborato con noi. Sua è anche la grafica dei depliant.

Tra le varie cose fatte insieme vorrei citarne due, che secondo me rappresentano il suo modo di essere.
La prima è la mostra Dismappa click (con cui abbiamo inaugurato l’anno scorso al Palazzo della Gran Guardia il Festival) per la quale Nicoletta ha realizzato 5.000 scatti per cinque anni di Dismappa e un’installazione di carrozzine illuminate che invitavano tutti i visitatori a entrare non dall’ingresso principale, ma dalla rampa laterale solitamente utilizzata dalle persone con disabilità.

La seconda (idea che appena mi è stata proposta da Nicoletta ho voluto con entusiasmo inserire) Ritratti al bacio. Abbiamo creato un set fotografico: chi voleva poteva inserire il suo nome su di un bigliettino e metterlo in una scatola, poi venivano estratti due nomi. Le coppie estratte andavano sul set a farsi dei “ritratti al bacio”. Mentre Nicoletta li fotografava, tutti si sono baciati e abbracciati con tutti e così con un misto di serietà e leggerezza è avvenuta quell’inclusione di cui tanto si parla.


Ricordo di Mila e Anne Marie


 

Ho conosciuto Nico nel 1993, l’ho incontrata alle 6 del mattino nell’aeroporto di Colombo nello Sri Lanka e da allora non ci siamo mai lasciate.

Quel viaggio, insieme alla nostra amica francese Anne Marie, qualche anno dopo il suo incidente, quando ancora non avevamo 30 anni, quando la voglia di conoscere il mondo le facevano superare con una risata le difficoltà di viaggiare con le stampelle, rimane indelebile nella nostra mente e nei nostri cuori.

Nico era una viaggiatrice, una visionaria, forza pura, generosità infinita.

Nico era dolce e complessa, ironica e travolgente, testarda e piana di passioni a volte a me totalmente incomprensibili come quella degli orecchini di pane.

Nico era una combattente, che ha sempre superato le sue difficoltà con la sua risata potente e la sua voglia di vita. Una vita piena di amore.


Ricordo della nipote Eleonora Ferrari


 

Cara la mia zietta, fin da piccola passavo giornate intere a casa tua a giocare e per anni abbiamo pranzato insieme tutti i giorni con il nostro imperdibile beautiful e le ore passate a insegnarmi che cosa fossero i siti web come crearli e come usare photoshop tra qualche mia ruota e spaccata… tra i duemila set fotografici improvvisati in giardino e le creazioni di orecchini con le perline che tanto ti piacevano a quel tempo… eravamo legate come non mai… poi sono cresciuta e tu sei andata a vivere in centro e ci siamo allontanate ma ho sempre avuto un posticino speciale per te… come anche tu per me.. quando mi hanno dato la notizia che tu stavi male il mondo mi è crollato addosso e ho lasciato tutto per correre da te perché sapevo che avevi bisogno di me… i mesi a seguire sono stati impegnativi… i medici non ci avevano dato grandi prospettive… ma noi ce li siamo vissuti al massimo delle nostre possibilità… mangiando ogni giorno in un ristorante diverso e svaligiando i negozi con il nostro shopping compulsivo… ma tra tutti il momento che preferivo era la sera… quando a casa c’eravamo solo io e te ed è stato in quei momenti che ci siamo messe a nudo l’una davanti all’altra… quanto abbiamo riso… fino a notte fonda a chiacchierare e guardare film mangiando popcorn sul divano.. ma ci sono state anche sere in cui abbiamo pianto… pianto tanto… perché la vita fin da Giovane è stata ingiusta dura e crudele con te… ma tutti gli ostacoli che hai incontrato lungo il tuo cammino lì hai sempre superati con un gran sorriso tanta positività e grande forza… purtroppo alcuni ostacoli non si possono superare… si possono combattere con tutte le forze e sfidarli con quel sorriso che tu sbattevi in faccia alla vita ogni giorno… ma non sempre è abbastanza… abbiamo lottato tutti insieme fino alla fine. Ti ho sempre vista come una grande donna… con una grande cultura e intelligenza ma soprattutto un grande cuore sempre pronta ad aiutare gli altri… ma prima di tutto tu hai sempre creduto in me e in tutte le persone a cui volevi bene… questa primavera ci siamo prese un anello uguale con una stella… il simbolo del nostro “terzo dito” verso questa vita che ti ha sempre ostacolata… ed è per questo che ogni tanto semplicemente con uno sguardo complice partiva in coro un “stellina” che solo noi capivamo.. sono onorata che tu abbia chiesto a me di continuare il tuo prezioso progetto DisMappa… nulla sarà più come prima senza di te ma meriti che questa iniziativa continui perchè è stata una grande battaglia che hai combattuto e ora noi dobbiamo continuare a combattere perchè come dicevi tu “accessibile è meglio”.

Brilla anche lassù come facevi qui con noi.

Mi mancherai tanto.

Ti voglio bene la tua amata nipotina.


Per Nicoletta Ferrari – Dismappa


 

Don Marco Campedelli

Sorella Cristina, fratello Giorgio con Luisa,

nipoti Eleonora e Giorgia con Francesco e le piccole Anna e Maria

 

Una idea divina

La profezia di chi vede lontano

Scegliere di non escludere

Le barriere mentali

Le barriere culturali

Gesù e la sirofenicia

Solo una donna così appassionata e coraggiosa

può far cambiare idea a Dio…

 

La Bibbia è un libro sacro per chi crede, ma anche un libro di sapienza, di cultura, di poesia anche per chi sacro non lo considera. Prendiamo spunto dai testi che abbiamo letto.

Isaia è un profeta, un visionario che vede lontano immagina, sogna e un sogna un mondo diverso. È la forza del desiderio.

E Isaia non desidera soltanto ma dà voce al desiderio stesso di Dio.

Questa immagine può essere una metafora del sogno di Nicoletta.

Nicoletta ha sognato un mondo così. Una città dove ogni valle sia colmata e ogni monte e colle siano abbassati, ha desiderato e sognato una città dove il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso si trasformi in pianura.

Una città accessibile che non escluda.

Via le barriere che ci impediscono la bellezza, i panorami. Via le barriere che ci impediscono il gusto del caffè con un amico. Che tolgono agli occhi la forza struggente del teatro. Perfino le chiese sono spesso inaccessibili, quasi tenessero prigioniero Colui che voleva essere invece accessibile a tutti.

Nicoletta sapeva a modo suo che Dio ha fatto la creazione incompiuta, perché una parte la dobbiamo fare noi: mettere alberi, piantarli, costruire spazi ospitali, abbattere muri con pazienza e tenacia.

La sua laicità è stata uno spazio di ospitalità: chi credeva e non credeva in Dio trovava un posto nello sguardo di Nicoletta. La sua non è stata una vita religiosa ma ha vissuto quella che potremmo chiamare la religiosità della vita: lo spazio della domanda appesa al cielo, la strada della ricerca, l’attesa sempre commovente della luce, il paese dell’amicizia, il senso profondo di giustizia.

In un momento difficile come questo dove si alzano i muri e si mettono barriere, la questione diventa decisiva e le barriere più urgenti da abbattere sono quelle mentali. Le barriere fatte con il filo spinato dei pregiudizi, della prepotenza, dell’arroganza.

Era una donna di parte, la Nicoletta. Aveva scelto, come filosofia della vita, inclusione e non l’esclusione.

Abbiamo scelto anche una pagina di Vangelo.

Il più antico dei vangeli quello di Marco che racconta in modo essenziale, non retorico, non ideologico.

È una pagina che racconta quanto tutti abbiano delle barriere mentali, ma che l’incontro con l’altro con il diverso, soprattutto, può farci superare questi confini.

Sembra scandaloso che sia proprio Gesù ad avere queste barriere. Anche lui dentro una cultura e un tempo. Crede di essere venuto solo per i suoi, per il popolo a cui appartiene e davanti a una donna straniera che gli chiede di guarire sua figlia Gesù si rifiuta. Dice che il pane destinato ai figli non si dà ai cani (così si chiamavano con disprezzo gli stranieri).

Ma proprio questa donna coraggiosa, con il suo corpo, si mette di traverso. Questa donna apre un varco nella mente di Gesù, uno spazio nuovo, sorprendente. Si, dice, ma anche i cani prendono le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.

Cosi Gesù “scivola” sotto la tavola. Questa donna gli offre una prospettiva diversa dalla quale guardare il mondo.

Se la tua cultura, se la tua religione divide i figli dai cani, io mi sono fatta cane perché tu potessi farti pane …

È credibile che Gesù come tutti gli umani abbia maturato le idee nel confronto, nel dialogo, nel l’incontro. Ma la metafora qui ha un valore simbolico: questa donna con il suo coraggio e la una passione ha fatto cambiare idea a Dio.  Gli ha premesso di diventare umano, di sentire finalmente tutto il dramma e la bellezza del mondo.

Nicoletta ha fatto cambiare idea a molti, perché ha spostato il punto di osservazione. Ci ha fatto vedere la vita da una prospettiva diversa dove ci siamo accorti di quanto spesso siamo poco aderenti alla realtà, distratti, disattenti.

Nicoletta era una di quelle donne che sanno far cambiare idea a Dio. No, Nicoletta non si accontentava delle briciole sotto la tavola, ma voleva che tutti, con le nostre differenze, fossimo seduti con la stessa dignità alla tavola della festa.

La sua rivoluzione è partita dallo sguardo. Il patrimonio di fotografie che ci ha lasciato è l’invito a non chiudere gli occhi.

Perché se guardi il mondo, la città, da quella parte, prima o poi riesci a cambiarla.

Questa è la pedagogia dello sguardo.

Così Nicoletta ha fatto del suo progetto creativo di Dismappa un grande percorso educativo.

Formare lo sguardo, il pensiero, le idee. Offrirlo come un modo nuovo e responsabile per vivere la cittadinanza.  Mai pensieri e idee senza corpo.  Anzi dare spazio al corpo, ai propri pensieri, alle proprie idee, ai propri sogni.

Non è riuscita a cambiare la testa a tutti, forse è più facile far cambiare idea a Dio, che a certi uomini… soprattutto se sono uomini di potere.

Nicoletta aveva il senso dell’umorismo. Ha fatto dell’umorismo la sua piccola trascendenza, smontando con il suo sorriso intelligente e libero tante nostre congestioni mentali, ideologiche e bacchettone. Tante paure.

Ci ha insegnato che ci si può tenere per mano anche in carrozzina e correre su un ponte a due ruote, che c’è una bellezza gettata sulla terra come una manciata di grazia, come una sorpresa, che puoi raccogliere e restituire, moltiplicare a dismisura.

Ci ha dato lezione di coraggio. Senza retorica.  Ci ha insegnato che si può trasformate il limite in un orizzonte, un deserto in una terra promessa. È stata piena di coraggio e di dignità anche davanti alla morte, pensando anche a noi, a come oggi l’avremmo salutata.

Un regista che nasce fotografo come Wim Wenders mostra nella città di Berlino angeli che vivono la città e ascoltano le storie delle loro vite, soffiano nei loro orecchi il respiro del sogno. Anche tu Nicoletta mostravi la bellezza della città ma anche gli spazi dove gli angeli si fermano e stanno in silenzio, dove anche gli angeli esitano.

Sui marciapiedi ingombri che impediscono il passaggio e trattengono il volo.
La tua fotografia sviluppava una storia, un racconto delle differenze raccontava dentro il visibile l’invisibile.

Nella crosta terreste, l’inciso celeste.

Avevi l’ironia della Szymborska: sottile, asciutta, scherzosa, arguta. La tua risata era contagiosa, rivoluzionaria da vera “passionaria” della vita. Avevi l’amore per la poesia e per la sigaretta di Alda Merini… Che qui insieme abbiamo incontrato e tante volte poi insieme abbiamo ricordato.

Nicoletta che tu credessi o meno eri una donna pensante. Ε sei stata con il tuo sogno di valli colmate, di monti abbassati, di strade accidentate che diventano piane, la miglior alleata di Dio.

E immagino queste parole della Merini sulla tua bocca.

Pronunciate davanti a quel Dio che si chiama amore:

“Vorrei ballare tutta la notte sola e nuda contro il vento che mi colora e vorrei che tu vedessi quanto sono felice”.