Biblioteca Civica di Verona, Protomoteca 21 luglio - 10 settembre 2016 Ingresso libero Umberto Boccioni Mostra di materiali della Biblioteca Civica dedicati a Umberto Boccioni (1882-1916) in occasione del centenario della scomparsa, a cura di Agostino Contò. Dopo la chiusura della mostra Boccioni 100. Genio e Memoria tenutasi a Milano, Palazzo Reale, nei mesi scorsi, la Biblioteca Civica ricorda Umberto Boccioni nel centenario della morte esponendo in Protomoteca una serie di altri materiali documentari (articoli di giornali, riviste, alcuni libri) che furono raccolti, all’indomani della scomparsa dell’artista, dalla sorella Amelia e dal cognato, Guido Valeriano Callegari. Incontri e conferenze

Boccioni atto primo al GAM


Galleria d’Arte Moderna Achille Forti a Palazzo della Ragione
Giovedì 4 maggio 2017 alle ore 17
Ingresso libero

Presentazione del volume

Boccioni atto primo
Pene dell’anima e la vocazione giovanile per la scrittura

a cura di Virgina Baradel con scrittti di Antonia Arslan e Franca Munari, pubblicato dalla casa editrice Il Poligrafo.

Interverranno, insieme alla curatrice: Patrizia Nuzzo, responsabile della Direzione Artistica della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti e Agostino Contò, responsabile della Biblioteca Civica di Verona.

Il volume, appena uscito in libreria, presenta Pene dell’anima, racconto giovanile di Umberto Boccioni.
Lo scritto, che si distingue tra i vari componimenti poetici e narrativi dell’artista, tratta della consunzione e del suicidio d’amore di una giovane donna.
Una visione fosca e crepuscolare si accompagna a una scrittura che rivela il linguaggio di un giovane curioso spinto da un incessante lavorio mentale ad inoltrarsi nella complessità che caratterizza i temi della bellezza, dell’amore e della morte.

Indiscusso protagonista e fervido tribuno dell’arte futurista, Umberto Boccioni manifesta già negli anni dell’adolescenza, trascorsi tra Padova e Catania, quel suo destino di eccezionalità, coltivando propositi letterari.
Una vocazione che si traduce in scritti pervasi dalle percezioni che agitavano il suo animo.

In una scrittura perfettamente inserita nel clima di un patetismo di maniera è possibile intravedere alcune anticipazioni che riaffioreranno nei primi anni milanesi quando, in quella tumultuosa temperie artistica, Boccioni si confronterà con simbolismo ed espressionismo, facendo emergere, come scrive Maurizio Calvesi, quell’”… oscuro sentimento della morte che ne insidiava la stessa vitalità generosa”.

Tra le opere eseguite nei primi anni del soggiorno nel capoluogo lombardo, 1908-1910, che rivelano echi presenti nel prologo-racconto Pene dell’anima, si distinguono: il disegno simbolista Beata solitudo, sola beatitudo, debitore alla devozione per Albrecht Dürer, il grande bozzetto Paolo e Francesca (Il sogno) e il dipinto Il lutto, che mostra l’influenza di Gaetano Previati e la scoperta dell’espressionismo di Edvard Munch.

Un filo diretto collega alcuni elementi del racconto con i tormenti espressi in forma intimistica nei tre Diari scritti tra il 1907 e il 1908, che sono stati recentemente presentati nella grande esposizione milanese (poi al MART di Rovereto) che ha avuto luogo nel centenario della morte dell’artista.
La stessa preziosa raccolta di ritagli di immagini artistiche di epoche e stili diversi, che ha dato origine alla mostra “Boccioni. Genio e memoria”, conservata alla Biblioteca Civica di Verona, contiene alcuni riferimenti iconografici collegabili alle tematiche presenti in Pene dell’anima.