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Ariston Proballet: Quattro stagioni e Bolero


Teatro Camploy di Verona
Martedì 28 luglio 2015, ore 21.15

Ariston Proballet
QUATTRO STAGIONI

coreografia Marcello Algeri
musica Antonio Vivaldi, Max Richter, Maurice Ravel e Johannes Brahms
direzione Sabrina Rinaldi
costumi Atelier Proballet
danzatori Sabrina Rinaldi, Bianca Bonaldi, Valentina Quaroni, Elena Crespi, Marcello Algeri, Matteo Donetti, Gianni Camperchioli, Roberto Lazzari

Dalle Quattro stagioni
Il nuovo lavoro del coreografo Marcello Algeri è un “gioco ironico” che racconta una storia di sentimenti, motore di tutto il balletto, con scene piene di gioia, di tenerezza e soprattutto di ironia. Sette specchi dove nascondersi, riflettere la propria immagine e le proprie emozioni creandone di nuove e diverse per poi trovarsi tutti assieme e riscoprirsi più forti.

Bolero
Sulla musica di Ravel, assolutamente la più conosciuta e suonata musica al mondo, si crea una danza sensuale in cui il corpo la fa da padrone e si mostra con tutta la sua forza e bellezza esprimendo sentimenti attraverso il suo linguaggio universale.
La coreografia, in stile moderno di ispirazione Laban, crea un costante alternarsi di luci e di ombre, di diagonali e sfaccettature che vengono esaltate e concretizzate dal crescendo della musica di Ravel che porta, quasi senza respiro, all’apoteosi finale.

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Gli spettacoli di danza prevedono ingresso gratuito per spettatori con disabilità e accompagnatori, visto il numero limitato dei posti si consiglia di prenotare con boxoffice

Proballet, «due» stagioni dinamiche e ironiche

di Simone Azzoni
L’Arena,
 giovedì 30 luglio 2015 SPETTACOLI, pagina 51

La Compagnia Ariston Proballet ha presentato al Camploy, nel cartellone della danza, un’anteprima del lavoro in fieri sulle Quattro Stagioni. Solo due, preannuncia la voce al microfono. Il pubblico veronese, ridotto anche per la sovrapposizione al Romano con i Momix, può assistere alla primavera e all’estate. Nella seconda parte invece la compagnia di Marcello Algeri attinge al repertorio e in scena c’è Bolero.Due proposte molto diverse ma accomunate da una danza che «pensa diversamente». Pensa diversamente il classico remixato nel moderno, tradizione e innovazione. Questo genera uno scompenso, una stranezza, uno stupore che vira, soprattutto la prima parte verso il descrittivo. Tant’è vero che durante la composizione, la stessa voce al microfono racconta la storia di Invidia e di Amore, scaramucce e duelli tra sentimenti che giustificherrano il proverbio finale sulla cecità del cupido alato. Chiaro scuri, espressività dei ballerini uomini e fragilità, tenerezza (a rischio di essere coperti) per le ballerine donne. Un modo di cambiare il classico e indirizzarlo verso un giovanile mezzo di dire la forza universale del canone. Lo spiazzamento arriva dal rapporto tra le tematiche (mitologiche) e la contaminazione che i ballerini innescano innestando sulle figure varianti, anche ironiche. Addirittura Vivaldi diventa l’atmosfera di una Macarena re-interpretata. Formula leggera, snella, vivace che ci distoglie dagli accademismi di maniera. Passionale, di forza, di impatto la seconda parte. Bolero, su musica di Maurice Ravel, viene rivisto da Proballet in uno stile che fa dello spazio «terreno» una occupazione dinamica, vivacissima. Luci e ombre (alla maniera di Laban) scandiscono una danza che è corrente, flusso. Lo spazio è attraversato da diagonali, cambi di direzione. Danza anche Marcello Algeri assieme ai suoi ballerini (Sabrina Rinaldi, Bianca Bonaldi, Valentina Quaroni, Elena Crespi, Matteo Donetti, Gianni Camperchioli e Roberto Lazzeri) e il crescendo di Ravel acquista peso, tempo, scorrevolezza in salire, in montare di energia. Anche qui, come nella parte precedente, il corpo la fa da padrone, si esibisce in bellezza senza timore, senza piegarla alla misura e alla perfezione.


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